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Solidarietà all'ombra del covid 19, Alatri chiama Cina

  • Scritto da  Paola Rolletta

Coronavirus: catena di solidarietà tra Alatri e la Cina, di Paola Rolletta

Rossella Sgambato con studenti cinesi 350 minUna catena di solidarietà di giovani che parte da Alatri arriva in Cina e torna ad Alatri. Un’alleanza contro il Coronavirus che si è cementata attorno alla scuola di lingua italiana “Io studio italiano” per studenti cinesi dei programmi Turandot e Marco Polo che l’Associazione Gottifredo ha istituito cinque anni fa nel centro laziale e che oggi, nell’emergenza, si sta rivelando una vera e propria “risorsa” cittadina.

La storia è semplice. Qualche giorno fa sulla pagina Facebook di un gruppo chiamato Alatri attiva è comparso l’appello, lanciato da alcuni suoi componenti, per raccogliere fondi per l’acquisto di mascherine, tute, occhiali protettivi da destinare agli operatori del locale ospedale San Benedetto, in grandissima difficoltà nel fronteggiare i casi di contagio ed esposti a essere a loro volta contagiati con le conseguenze personali ma anche collettive immaginabili. Ma dove acquistare queste attrezzature, non facilmente trovabili sul mercato italiano e spesso solo a prezzi da “speculazione”? È a questo punto che sono intervenuti gli studenti cinesi di “Io studio italiano” (di cui è socio d’onore anche l’Università di Cassino) che, tramite la coordinatrice del corso, Rossella Sgambato, 29 anni, si sono offerti di far da tramite con i loro genitori in Cina per reperire in quel paese i dispositivi necessari e farseli poi inviare in Italia.

“E’ un’iniziativa che avevamo già fatto per il Consorzio di cooperative sociali Parsifal (uno dei più grandi dell’Italia centro-meridionale, ndr), socio sostenitore della nostra Associazione e della scuola – spiega la dottoressa Sgambato – e i risultati erano stati soddisfacenti, sia per la qualità dei prodotti sia per il prezzo, perché i nostri studenti e i loro genitori l’hanno presa come un modo di dimostrare amicizia a noi e alla nostra città mettendosi a completa disposizione”.

Già dalla notizia dei primi due casi positivi a Roma, la coppia cinese ricoverata alla Spallanzani, i genitori dei 22 ragazzi cinesi, tutti provenienti da Nantong nella provincia di Jiangsu, hanno chiesto ai loro figli in Italia di usare le mascherine. “Non erano visti di buon occhio dalla popolazione locale che vedendoli con le mascherine temeva che fossero portatori del virus e responsabili di un eventuale contagio”, racconta Rossella Sgambato. Questi giovani studenti, presenti ad Alatri da novembre dello scorso anno, in modo responsabile e civile, hanno da subito preso in parola le raccomandazioni dei loro genitori in Cina, e anzi hanno fatto di più. Si sono attivati per acquistare in Italia mascherine da inviare ai loro genitori perché anche da loro c’era scarsità di protezione. “Le abbiamo acquistate da una società di Torino e le abbiamo inviate ai nostri genitori”, ci racconta Lu Jiajun, conosciuto con il nome italianizzato di Luciano, studente di 24 anni. “Ora sono i nostri amici di Alatri che hanno bisogno delle mascherine e ci siamo attivati con i nostri genitori in Cina per comprarle e farle arrivare qua. Tutti i giorni, prima della lezione on-line di italiano, con Rossella e i nostri genitori in Cina facciamo il punto della situazione sul nostro gruppo Wechat. Oggi sappiamo che i nostri genitori si stanno attivando per far arrivare altro materiale per gli ospedali di Alatri e Frosinone”.

Sull’onda di questa positiva esperienza, Anna Rita Pelorossi, una stimata fisioterapista che è tra gli organizzatori della raccolta dei fondi, ha chiesto la collaborazione di “Io studio italiano” che, ha stabilito un contatto con una azienda di Shanghai in grado di produrre e spedire da noi 6000 mascherine, 250 occhiali, 100 tute, 3 termometri a tempo di record. “Un grande aiuto – vuole sottolineare Rossella – ci è stato dato da Lu Jiajun, che è stato un intermediario efficace e del tutto disinteressato”. “Da noi – racconta il giovane, che parla già un ottimo italiano – era già successo prima e perciò eravamo più preparati, sapevamo a chi chiedere e come fare”. La fornitura è ora in viaggio, sta nelle mani di un corriere internazionale, e l’arrivo viene annunciato ormai prossimo.

Ma non sarà l’ultimo carico. Il Consorzio Parsifal, infatti, ha chiesto per gli operatori delle sue cooperative altre mascherine. Alla lista si sono subito aggiunti privati e imprenditori filantropi desiderosi di aiutare chi è in prima linea nella lotta al virus. Un’inaspettata “via della seta” si è aperta tra la Cina ed Alatri, grazie a un’intesa di giovani.

02/04/2020

 

 

 

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