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Grettezza teutonica

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Egoismi tedeschi e quantitative easing

Corte costituzionale tedesca 390 mindi Aldo Pirone - “L’ideologia tedesca” titolava ieri l’altro, spiritosamente come il solito. “il manifesto”. Commentava così la sentenza della Corte costituzionale germanica di Karlsruhe, facendo assonanza con il titolo di un famoso scritto di Marx e di Engels del 1846.

La sentenza chiede perentoriamente entro tre mesi spiegazioni sul quantitative easing, il bazooka messo in campo da Draghi dal 2015 per salvare l’euro e, a parte la Grecia, paesi come il nostro con un debito pubblico esorbitante. L’alta Corte teutonica vuol vedere se quella politica monetaria della Bce sia stata proporzionata rispetto ai paesi che ne hanno beneficiato. Cioè se la Bundesbank, per fronteggiare la crisi economica iniziata nel 2008, non abbia dato in giro per l’Europa più del dovuto costringendo i tedeschi a pagare per i debiti degli altri.

La sentenza non oppone obiezioni su quanto, proseguendo la politica di Draghi, anzi ampliandola, la Bce di Christine Lagarde sta facendo nel periodo attuale in conseguenza della pandemia da Coronavirus. Solo in apparenza, però, perché se il bazooka di Draghi risultasse squilibrato a favore di qualcuno e a sfavore dei teutonici, allora la Bundesbank, secondo i togati giudici di Karlsruhe, si dovrebbe ritirare dal quantitative easing con le conseguenze che tutti possono immaginare. La sentenza fa venire allo scoperto lo scontro fondamentale in corso in quasi tutti i paesi europei fra una concezione sovranista o cripto sovranista e confederale, tanto cara ai nostri Meloni e Salvini, dell’Unione europea e quella federalista. La Bce è l’unica istituzione che funziona in senso federalista, ovvero senza la richiesta unanimità dei componenti nelle decisioni da prendere ed è l’unica istituzione economica che con il quantitative easing ha fatto una politica monetaria di tipo keynesiano. E l’ha fatta in contraddizione con la politica di austerità tanto cara alla Merkel e imposta dai tedeschi e dai cosiddetti stati “frugali” del nord Europa in tutti gli altri campi della politica economica comune. Politica sancita dai Trattati dell’Ue: dal patto di stabilità, rafforzato dal fiscal compact, al divieto degli aiuti di stato, al pareggio di bilancio. Il tutto simboleggiato dal totem del 3% nel rapporto deficit-Pil e dalla riduzione al 60% del debito pubblico.

Tutte cose travolte dalla pandemia nello spazio di pochi giorni e abbandonate giocoforza dall’Ue nella cantina dei ferri vecchi.
In Germania, dove anche lì si confrontano tendenze federaliste e sovraniste o semi sovraniste, lo scontro è particolarmente importante per il futuro dell’Ue. Importanti forze politiche (Verdi e Spd), grandi giornali (Der Spiegel), associazioni economiche fondamentali (Bdi, la Confindustria) hanno spinto per l’adozione di strumenti di politica comune in grado di affrontare l’epidemia di Covid 19, Inoltre, all’Alta Corte di Karlsruhe hanno risposto subito e seccamente sia il vertice della Bce che la Presidente, anche lei tedesca, della Commissione governativa europea: il diritto europeo, rappresentato dalla Corte di giustizia europea che ha approvato le misure della Bce da Draghi in poi, è superiore a quello dei singoli stati.

Perciò la sentenza dei giudici tedeschi non è in linea con gli orientamenti che stanno maturando nell’Ue. Guarda al passato non al futuro. E non è in sintonia neanche con l’attuale Unione europea pur zavorrata dal piombo nelle ali dovuto allo squilibrio fra istituzioni ancora intergovernative e una piena unità federale fondata su valori democratici e politiche omogenee e inclusive, economiche e sociali, ambientaliste e del lavoro, progressiste. E’ a quella parte di tedeschi ancora attaccati a concezioni grettamente sovraniste che qualche giorno fa si è rivolta la sempre prudente Angela Merkel che ha dovuto ribaltare le sue vecchie convinzioni di politica economica improntate all’osservanza dell’austerità più o meno flessibile. Dopo aver spiegato che il benessere tedesco è legato al fatto che le merci tedesche devono poter essere comprate dai consumatori degli altri stati europei, ha sintetizzato questa verità dicendo al Bundestag: “Sul lungo periodo la Germania starà bene solo se starà bene anche l’Europa”.
Ma l’Europa starà bene solo con il vecchio Keynes.

Pubblicato in Cronache&Cronache
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