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TAV: Intervista a Pietro Fargnoli

Il ruolo svolto dall’associazione dei pendolari “Roma-Cassino Express”

romacassionoexpressdi Ivano Alteri - La Tav è appena arrivata a Frosinone, ma nella carrozza dei vincitori c’è già assembramento. Si dovrebbe onestamente dire che il risultato ottenuto con le fermate Tav sia derivato, oltre che da alcune circostanze concomitanti, dall’impegno convergente di più soggetti territoriali (e non solo): associazioni di cittadini, sindaci, politici, partiti, sindacati, istituzioni locali; ma sembra che nessuno voglia segnalare e riconoscere questa coralità, come se ciò significasse annullare la propria specifica individualità. Forse manca l’umiltà necessaria a far parte di un “coro”, senza smettere di far sentire la propria voce.

Nel mentre, infatti, è stato completamente misconosciuto, dalle autorità e dalla politica, il ruolo svolto dall’associazione dei pendolari “Roma-Cassino Express”, che è stata la promotrice delle fermate Tav in Provincia di Frosinone; forse per ribadire che la partecipazione popolare non deve contare. Noi vorremmo invece ribadire che è fondamentale. Abbiamo perciò intervistato Pietro Fargnoli, il Presidente dell’associazione.

Fargnoli, come nasce l’associazione?

In treno c’è da passare un bel po’ di tempo ogni giorno e si parla, ci si confronta, nascono idee. L’associazione nasce così: dalle idee scambiate in treno e dalla volontà di non lasciarle morire su quelle carrozze, ma cercare di valorizzarle portandole all’attenzione di chi gestisce il servizio. È stato così che un gruppetto di volenterosi ha messo su una regolare associazione ed un gruppo facebook che poi si sono evoluti nel corso degli anni.

Chi l’ha fatta vivere?

Un piccolo gruppo di 17 associati ha costituito l’associazione e nominato un direttivo in cui comparivano, oltre me, Gerardo Arduini, Emanuela Belfiore, Ilenia Leoni, Armando Mirabella e Giovanni Pietroluongo (uno dei fondatori della storica associazione Aproca che prima della nostra aveva fatto sentire la propria voce e fatto passi importanti sul problema).

Quali sono le tappe fondamentali della sua attività?

All’inizio è stato più che altro un passaparola, poi siamo arrivati sui social, Facebook in particolare, ed il giro dei curiosi ha iniziato ad allargarsi. All’inizio riuscivamo a fare anche frequenti riunioni di persona poi, come spesso capita, l’attività è stata polarizzata dai canali social e le idee hanno iniziato a circolare più che altro su Facebook.

Che, quindi, ha svolto un ruolo rilevante…

Sì. Per questo dobbiamo dire un enorme grazie a Gianfranco Picozzi (poi entrato nel direttivo) che ha preso la pagina Facebook con poche centinaia di utenti e l’ha portata agli oltre 10.000 di oggi.

Ma in pratica?

Fin da subito ci siamo messi in contatto con la Regione ed abbiamo avuto degli incontri con loro per capire i problemi della linea ed a darne conto tramite Facebook o tramite il nostro blog

Poi?

Ad un certo punto abbiamo anche sviluppato una app (fatta da un pendolare) che tracciava mensilmente i ritardi sulla nostra linea, così eravamo in grado di controbattere puntualmente a Trenitalia quando nelle riunioni in regione ci davano dati che non ci parevano chiari.

Interessante…

Ma la ciliegina sulla torta della nostra attività associativa è stata lo studio del progetto AV, per il quale un grazie particolare va all’ing. Daniele Bravi (uno specialista di trasporto su ferro che ha messo a disposizione il suo sapere e ci ha dato una grande mano per la gestione degli aspetti più tecnici).

L’organizzazione innanzitutto… Ma quali sono stati gli elementi che, secondo voi, hanno poi determinato la scelta di Ferrovie?

Dopo un lungo periodo in cui in regione nessuno voleva darci retta (durato diversi anni!), alla fine abbiamo convinto l’Amministrazione Zingaretti della bontà del progetto e, almeno a parole, l’hanno sposato.

E cosa ne è seguito?

Ci risulta che la Regione abbia spinto su Trenitalia per ottenere il servizio AV almeno in via sperimentale, ma da parte di quest’ultima, non c’era alcuna volontà di andare avanti.

Però?

Poi Zingaretti è diventando socio di maggioranza del Governo (quindi in posizione di avere un ascendente ancora maggiore sul gruppo Ferrovie), è arrivato il Covid che (come dichiarato dall’AD Battisti nel giorno dell’inaugurazione della nuova fermata a Frosinone) ha imposto al Gruppo Ferrovie di cercare un nuovo modello di business… e si sono finalmente allineati tutti gli astri! Non deve essere stata una trattativa facile e va dato atto a Zingaretti di aver avuto un ruolo determinante.

Finalmente il Tav a Frosinone! È fondata, quindi, questa esultanza?

Certamente sì. Dalle nostre prime riunioni in Regione abbiamo capito quanto complicato fosse apportare la seppur minima miglioria all’attuale servizio, a causa della congestione del traffico sulla nostra linea. Questo servizio AV, seppur non ancora rivolto ai pendolari, rappresenta però una prima breccia verso l’utilizzo di un’altra linea, più moderna e performante, da integrare a quella storica. Adesso si aprono mille scenari interessanti, ma c’è molto da lavorare ancora.

Come giudichi l’attuale diatriba tra nord e sud della provincia sull’ubicazione della futura stazione Tav?

Inutile.

Cosa bisognerebbe fare, invece?

Come dicevo, queste prime fermate aprono scenari del tutto nuovi e c’è molto lavoro da fare, per concretizzare qualche obiettivo che possa apportare valore per l’intera provincia… e di certo ce ne sono!

Ma quelle fermate sono provvisorie…

Non è detto, dipenderà dalla risposta dell’utenza, dal mercato, insomma. Ovviamente la fermata di Supino sarà alternativa a quella di Frosinone, quando a Supino sorgerà la stazione; ma la fermata di Cassino potrebbe avere un senso proprio, sia in termini economici sia di servizio. Esse permetteranno di creare degli Hub attorno ai quali va completamente reinventato il sistema di trasporto intermodale provinciale.

Come?

Con l’integrazione dei TPL (Trasporto Pubblico Locale), il coordinamento con le corse Cotral; con nuove navette (su gomma o su ferro) che colleghino tutti i territori agli hub… solo per citare le azioni secondo me immediate, ma di cui ancora non si è sentito parlare.

Ancora? Ma se ne parlerà?

Mi chiedo se in provincia di Frosinone esista un solo Comune che si sia dotato di un Mobility Manager; questo non è il momento dei campanilismi, ma il momento di iniziare un dialogo ed una collaborazione efficace tra tutti gli attori della provincia, se non vogliamo farci scappare… anche questo treno! Ma sono certo che anche le associazioni di categoria (di cui cito in particolare Unindustria e la Camera di Commercio, per l’interesse che hanno sempre avuto nei confronti del progetto AV) daranno un significativo contributo perché l’occasione è grande anche per loro.

Nonostante i meriti tuoi e dell’associazione, però, i pendolari rischiano di restarne fuori, a causa dei prezzi proibitivi per i più. C’è il rischio che il Tav sia, e resti!, il treno dei signori?

Esiste in Italia già da molti anni un sistema per rendere accessibile ai pendolari Regionali l’offerta di treni a mercato (Intercity e Frecce): si chiama Carta Tuttotreno ed è una integrazione all’abbonamento Regionale che ne permette l’estensione a tutti i treni in transito in linea (Regionali e a mercato). Abbiamo già chiesto alla Regione di discutere dell’introduzione della carta Tuttotreno anche per la nostra linea; e dall’Assessorato si sono detti disponibili.

A che punto siamo?

Siamo in attesa di un primo appuntamento in cui discuterne; il nostro obiettivo è di arrivare ad un costo per l’integrazione all’abbonamento annuale, inferiore ai 200€. Un prezzo accessibile per usufruire di un servizio di qualità nettamente superiore rispetto all’attuale.

Cos’altro si dovrebbe fare per evitare che resti il treno dei signori? Cosa dovrebbero fare gli amministratori?

Oltre alla disponibilità degli amministratori regionali per l’introduzione della carta Tuttotreno, secondo me è indispensabile pensare ad un sistema di TPL integrato per la provincia di Frosinone e, perché no, integrato anche con gli abbonamenti regionali (quelli che tutti i pendolari sottoscrivono per utilizzare treni, mezzi Cotral e Atac). Un unico abbonamento da utilizzare davvero in tutta la Regione sarebbe anche uno stimolo ai pendolari all’utilizzo del TPL in sostituzione dell’auto per raggiungere la stazione.

Cosa dovrebbero fare, invece, i politici?

Capire che l’AV è una occasione da sfruttare e mettere a sistema con altre occasioni storiche che questo periodo ci sta offrendo. Penso in particolare ai vari sistemi di incentivi che nascono dal Covid; ad esempio i bonus ristrutturazione potrebbero contribuire, assieme all’AV, a rendere estremamente appetibili gli investimenti sul mattone in provincia di Frosinone; ma anche i tanti incentivi per il sostegno a diversi tipi di servizi. Queste occasioni sono del tutto irripetibili, e rischiare di sacrificarle sull’altare del litigio partitico (non uso la parola politica perché “politica” dovrebbe essere altro) sarebbe un macigno sulle speranze di rilancio del nostro territorio.

E, tutto ciò considerato, cosa dovrebbe fare, a questo punto, il management delle Ferrovie?

Per quanto ne so, sta ripensando il proprio modello di business mettendo al centro anche territori inizialmente tagliati fuori dalla “metropolitana d’Italia”; ed è già un grosso passo avanti! Nell’attuazione di questo progetto, molto tempo si è perso proprio perché non rientrava nei piani del gruppo Ferrovie, ma finalmente l’aria è cambiata. So che stanno facendo anche un importante lavoro per l’integrazione del servizio ferroviario con quelli di TPL ed è un’altra nota positiva.

Ma c’è un ripensamento più generale, pare di capire…

Io credo che il Covid creerà un piccolo svuotamento delle metropoli; pensate alle tante persone che non dovranno più andare tutti i giorni in ufficio potendo usufruire dello Smart Working: per loro potrebbe diventare più sostenibile andarsene (o tornare) a vivere in città di provincia, piuttosto che lottare tutti i giorni con il sovraffollamento delle metropoli. Al gruppo Ferrovie spetterà raccogliere e implementare (cogliere la sfida di saper leggere con la maggior agilità possibile) le nuove richieste di un’utenza che, come in tutto il mondo, sta mutando rapidamente le proprie esigenze.

Cosa pensate di fare, invece, voi dell’associazione?

Personalmente penso di dimettermi dal ruolo di Presidente appena sia possibile (siamo alla ricerca di candidati a sostituirmi!), perché abbiamo bisogno di forze fresche. Anche l’associazione va reinventata perché abbiamo fondato buona parte del nostro operato proprio sul progetto AV e, adesso che lo abbiamo ottenuto, oltre a renderlo economicamente accessibile ai pendolari dobbiamo a mio avviso ragionare anche su altre dimensioni. Si è capito che le esigenze dei pendolari sono fortemente integrate con la crescita del territorio e dobbiamo riuscire a ramificarci per soddisfarle. Come farlo non mi è ancora chiaro, ma abbiamo iniziato a ragionarci… questa estate ci porterà consiglio!

 

 

 

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