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Da pulcinella a pulcinella

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Un’ammiratrice senza se e senza ma di Orbàn

sondaggrillini sprofondano meloni clamoroso sorpasso mindi Aldo Pirone - Non c’è niente da fare, nonostante gli aiutini riguardosi che le sono venuti pure dagli antisalviniani de “Il Fatto Quotidiano” (Padellaro e company) e anche da altri, Giorgia Meloni non riesce a superare la sua impostazione demagogica e propagandistica, impregnata di bugie e improperi, di vecchia missina neofascista.

Il suo bersaglio preferito è ovviamente Conte e il suo governo. Ogni volta che interviene in Parlamento – ieri ha dato il meglio di sé in fatto di malafede, incompetenza e insulsaggine – o in qualche altro luogo, dove siano telecamere a disposizione, si esibisce splendidamente. C’è chi pensa che il tiro al piccione a Conte, in realtà, sia una specie di gioco di sponda. La signora sente di potere sostituire Salvini nel compito di masaniello de noantri. Il “bauscia”, infatti, ormai sembra un pugile suonato dagli avvenimenti e dalle traversie, ciniche e bare, del suo amato governatore Fontana. Perciò, la Giorgia nazionalista e sovranista, “donna, madre, cristiana e italiana” come ama definirsi, attacca Conte per scalzare Salvini da leader del centrodestra. Per far ciò, però, deve sostituirsi in tutto e per tutto al “bauscia” e assumere i suoi caratteristici toni cialtroneschi e bugiardi.

A questo imperativo Giorgia non si è mai sottratta, soprattutto dall’inizio dell’emergenza sanitaria, durante il periodo del lockdown e ora. Con qualche minima furba accortezza e distinzione che Salvini, “dall’inutile fronte spaziosa” come direbbe l’inimitabile Fortebraccio, non è in grado di avere. Nella sostanza non cambia nulla. E la prima a dircelo è proprio la Meloni. Il 10 aprile tacciò Conte e il governo di “alto tradimento” sul Mes (una bugia quella dell’attivazione) che lei, invece, aveva allegramente approvato nel 2011 quando era ministro nel governo di Berlusconi. Il 2 giugno, appena finito il lockdown, era alla testa del “mucchio selvaggio” di destra, senza mascherine e senza distanziamento, insieme a Salvini e Tajani, a chiedere le dimissioni del "disastroso" Conte. Poi il 4 luglio ha dato a Conte dell’incapace; il 25 luglio (data luttuosa per Giorgia e camerati al seguito) l’ha apostrofato, in quel di Palombara, come “matto e faccia di bronzo”; ieri alla Camera l’ha chiamato “pazzo”, “irresponsabile”, autore di una “deriva liberticida” perché ha oggettivamente illustrato i motivi del prolungamento dello “stato di emergenza” fino al 15 ottobre per meglio controllare il Covid 19 ancora presente in Italia e, soprattutto, negli stati a noi vicini (Spagna, Francia, Germania).

Tralascio le comiche cose dette e proposte, i giudizi rivelatisi strampalati e sbagliati su Conte e il governo, le previsioni cassandresche durante le trattative in Europa: basta andarsele a rileggere. La leader neofascista non ha mai chiesto scusa per averle dette, ha solo sorvolato fischiettando e rosicato di fronte al risultato ottenuto (Recovery fund). Una grande prova di onestà intellettuale, non c’è che dire.

A qualcuno può sembrare secondario quest'atteggiamento della Meloni aggressivo, insulso e pericoloso al tempo stesso, solo perché toglie voti a Salvini, ma è un grave errore. L’eventuale passaggio da Salvini a Meloni, visti gli obiettivi e gli argomenti per sorreggerli della signora di FdI, sarebbe il classico transito dalla padella alla brace. Più propriamente sarebbe la sostituzione di un pulcinella con un altro pulcinella: “donna, madre, cristiana e italiana”.

La signora Meloni, mentre ieri sproloquiava contro ogni buon senso ed evidenza accusando Conte di mirare alla tirannia “liberticida”, si è inalberata perché il Presidente del Consiglio non è riuscito a trattenere il sorriso di fronte a tanta esagitata esagerazione. Per di più se a interpretarla era un’ammiratrice senza se e senza ma di Orbàn, noto democratico e liberale europeo. Giorgia ha sibilato a Conte: “Non c’è niente da ridere”.

Vero, ad ascoltarla c’era solo da piangere.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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