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I ciucci di battaglia della Meloni

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La concezione politica di taluni è tutta fondata sul “cogli l’attimo” nel presente

giorgiameloni 380 mindi Aldo PironeLa neofascista Giorgia Meloni, lunedì scorso, è stata intervistata dalla “Verità” di Belpietro. Un giornale il cui nome è del tutto anacronistico rispetto a quel che dice e pubblica e che sta al vero come uno zoticone alle buone maniere. Quando i giornali di destra interpellano la Meloni, le loro non sono interviste, sono cinguettii fra consanguinei, fra parenti stretti in un medesimo clan in cui la virtù dell’obiettività non è merce rara, è proprio inesistente. Tuttavia, c’è un vantaggio in questo loro amoreggiare, ed è che l’intervistato leader di destra esce al naturale, non rendendosi conto di quel che dice. E non se ne rende conto perché, pensa, tanto nessuno ricorda quel che ho detto di opposto in precedenza o i fatti cui mi riferisco. Qualcuno sospetta che delle loro innumerevoli e quotidiane giravolte, altrimenti dette capriole in gergo popolare, non si ricordino nemmeno loro. Ma sarebbe un sospetto infondato, perché, più semplicemente, di quel che hanno detto o fatto non gliene importa un tubo. La loro concezione politica è tutta fondata sul “cogli l’attimo” nel presente. Per loro non esiste passato e il futuro è solo una scadenza elettorale. Per la verità simile pratica mediatico-politica non è appannaggio solo dei politici di destra ma anche di altre parti. Per tutti costoro - vedi Renzi, per esempio-, quello che conta oggigiorno non è la coerenza, è quello che riesci a lasciare come impronta del momento, è quel che serve a stare sui Tg della giornata, senza farsi dimenticare nemmeno per un momento. In questo campo del “virtuale”, il caso più mirabile e di scuola è senza dubbio Salvini, ma la Meloni lo sta incalzando d’appresso.

Dall’intervista al giornale belpietrista prendiamo solo alcuni cavalli, o meglio ciucci, di battaglia della Meloni, perché il resto, come direbbe Califano, “è noia”.

Giorgia, innanzitutto, attacca Conte. “Il lockdown dell’intera nazione – dice - era ingiustificato”. E aggiunge per precisione: “Fratelli d'Italia già lo scorso aprile chiedeva di circoscriverlo alle sole zone rosse e di riaprire le scuole. Non siamo stati ascoltati”. Solo che non rammenta che in quei mesi infernali (marzo e aprile) in Italia c’era una media di circa 770 morti il giorno. Aprile si era aperto con circa 760 morti e maggio con 474. E lei e i suoi volevano riaprire le scuole! La signora Meloni, come al solito, è lungi dal riconoscere l’evidenza: se oggi l’Italia sta meglio di altri paesi, essendo stata peggio perché aggredita dal virus per prima, si deve al fatto che il governo non ha seguito le giravolte sue e del “bauscia” suo sodale. “Non siamo stati ascoltati”, dice Giorgia. E meno male!

Poi, la Meloni passa al suo tema preferito e secondo somaro di battaglia nell’intervista: gli immigrati. Contro di loro invoca “il blocco navale”. L’espressione suona bene, sembra forte e maschia contro il lassismo contiano, ma non significa assolutamente nulla. Infatti, quando vi sono naufraghi in mare, perché di questo si tratta, che gli fai? “Il blocco”? Cioè, gli spari? Li fai affogare? Oppure li salvi in un porto sicuro come impongono le leggi del mare? E se quelli arrivano, non con le navi dopo essere stati salvati, ma con i barchini a Lampedusa che fai? Li ributti a mare? Oppure affondi in mare aperto i barchini pieni di donne e bambini con i cannoni delle navi da battaglia? E questo, on. Meloni, lo fai da “donna, madre e cristiana”?

Terzo asino di battaglia: il vittimismo un po’ vigliacco. La Meloni si lamenta per le critiche e gli attacchi che riceve. Alcuni insulti personali sui social sono senza dubbio riprovevoli e nauseabondi. Tuttavia, come si usa dalle sue parti maschie, dà a vedere di non farci caso. “Ci ho fatto ìl callo – dice - e non me la prendo più di tanto”. Lei è virile, ha la scorza dura, solo che mente: “Vi sfido a trovare nella mia storia politica un solo insulto personale nei confronti degli avversari”. Non c’è bisogno di risalire alla sua storia di giovane italiana on. Meloni, basta stare ai mesi ultimi, quelli più tragici, ai suoi interventi dentro e fuori Montecitorio.

Non ricorda i sobri epiteti con cui ha gratificato Conte e i suoi ministri?: traditori, servi della Merkel, pazzi, liberticidi, questuanti, aspiranti alla dittatura, speculatori, dilapidatori di denaro pubblico e via dardeggiando.

Chi l’ha ascoltata, sì.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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