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Vite spezzate

Pensieri e commenti dedicati

Per i colpiti a morte di questi ultimi anni a partire dal giovane ciociaro Emanuele Morganti, che è morto come Willy davanti a tanti presenti che non hanno allertato le forze dell'ordine. Il più giovane e tristemente noto caso di Ferrara con Federico AldrovandiAldo Bianzino arrestato nel 2007 in umbria per qualche piantina e tornato in una bara a casa, il figlio rimasto solo ancora cerca la verità; Giuseppe Uva fermato perché ubriaco e massacrato in caserma a Varese. E' chiaro che pestare di botte i fermati è quasi la pratica, se non si parla anche di questo non se ne esce.

Serena Galella dedica questo suo scritto a loro, di cui ricorda sempre le tristi storie.

Wiily e Sefano 350 minScrivo per necessità, spero mi aiuti a mandare giù il nodo allo stomaco che da ieri sera mi toglie il respiro.
Ho, finalmente, avuto l’occasione di vedere il film sulla tragica storia di Stefano Cucchi e della sua famiglia. Una famiglia normale della vita reale, non di quelle delle pubblicità. Mi riferisco a chi vive sopra ogni cosa e non conosce oppure ha dimenticato la realtà di noi “sudditi” perché ha perso il senso delle cose reali, avendo privilegi, alti stipendi e ogni tipo di agevolazioni.
Parlo dei nostri politici, tutti i nostri fantastici politici di ogni colore e bandiera.

In questi giorni tutti i media, la stampa ed i social sono concentrati sulla tragica fine dell'ennesimo giovane, Willy Monteiro Duarte, ucciso senza pietà. Ci si indigna per la morte di un ragazzo la cui unica responsabilità è stata quella di difendere un amico dai “bulli” che da anni imperversavano nella zona seminando terrore in quanti avevano la sventura di incontrarli. Tante denunce, nessun risultato.
Analizzando le modalità che hanno spezzato queste due giovani vite scopriamo, amaramente, che sono le stesse, solo che i bulli Stefano li ha trovati in una caserma dei carabinieri.
Questo fa ancora più paura.

Per strada possiamo cercare di evitarli, a meno che non siamo proprio noi l'oggetto delle loro attenzioni, ma in stato di fermo cautelare dentro una caserma non hai scampo, e Stefano non ne ha avuto. Non li ha neanche denunciati per paura di ritorsioni più pesanti e ha trovato la morte in una settimana. La sua agonia è stata lunghissima e dolorosissima. Ho dovuto farmi forza per continuare a vedere il film, un senso di nausea fortissimo per tutta la visione e oltre.

Penso ai genitori, quelli di Willy che non vedranno più il suo sorriso e quelli che si sono consumati in 10 anni di processi e dolore, quelli di Stefano Cucchi.
Due famiglie normali, di lavoratori, di gente che vive del proprio sudore e cerca di trasmettere questi valori ai propri figli.

Stefano era tossicodipendente e a fatica stava cercando di uscire da quel tunnel.
Willy era un lavoratore giovanissimo, studiava e lavorava, ma aveva un colore di pelle differente da quello dei suoi assassini.
Sono colpe? La detenzione di droghe è un reato nel nostro Paese, un Paese bigotto e ignorante che ancora non regola le droghe, lasciando alle mafie di corrompere i ragazzini (spesso minori utilizzati per spacciare), uccidere e muovere il business più remunerativo di tutti. Mafie e criminalità organizzata vedrebbero azzerati i loro profitti e la violenza che ne consegue se a governare la distribuzione della droga fosse lo Stato.

Ma quale Stato? Lo stesso che ha lasciato ammazzare magistrati, giudici, giornalisti e chiunque abbia tentato di combattere le mafie? Dov’è lo Stato?
Assistiamo attoniti davanti a tanta violenza, che si è insinuata ovunque tra i giovani, che si esprime a calci in faccia e pugni fino ad uccidere o con le parole. Tanta violenza gratuita anche in chi commenta e scrive sui social e non fa meno male. Anche quel tipo di violenza andrebbe regolamentata da una legge.
E invece litigano, l’unica cosa che sono capaci a fare è litigare. Mai un contenuto nei loro proclami, mai sostanza, mai una soluzione ad un problema. Da anni assistiamo impotenti a questo teatrino volgare e infinito. Il vuoto chiamato il cambiamento.

Lo stesso vuoto di queste vite spezzate, un vuoto che viene riempito dalla violenza, da falsi valori.
Ogni nuova figura politica ha detto e dice di rappresentare e volere il cambiamento. Ma quale? Nessuno. Nessuna forza politica lo vuole, perché in questo delirio restano tutti comodi nelle loro poltrone e con i loro intoccabili privilegi, non si assumono la responsabilità di cambiare nulla e lasciano che avvengono atrocità simili dentro e fuori dalle istituzioni.

Ancora due processi attendono la famiglia Cucchi, il più importante dovrà stabilire le responsabilità di chi ha coperto il pestaggio dentro la caserma romana prima, durante e dopo la morte di Stefano e per oltre 9 anni, addossando ad altri corpi dello stato (quello penitenziario), a medici e infermieri, responsabilità che non avevano pur di coprire l’accaduto. E questo la dice lunga.

Le responsabilità vengono coperte per proteggere i “bulli” che la sera dell'arresto di Stefano Cucchi non erano neanche in servizio, per non agire verso il gruppetto che spargeva terrore ad Artena, Colleferro e dintorni e mettere sullo stesso piano di responsabilità gli autori materiali dell’accaduto.

E gli autori morali? Lo sappiamo bene tutti chi sono: quelli che continuano a dire tutto e il contrario di tutto anche nell'arco di poche ore, senza serietà e onestà; quelli che usano gli uomini e le donne in fuga dalla fame, dalla guerra e dalle persecuzioni per mero tornaconto elettorale. E lo fanno quotidianamente. Quelli che non danno più valore alla politica fatta per gli altri e per il bene comune bensì per se stessi, ma anche quelli che hanno un’esagerata mania di protagonismo e pur di apparire farebbero qualsiasi cosa. E questi sono ovunque.

Se ne trovano moltissimi tra giornalisti, opinionisti e scrittori da social. Ebbene sì, abbiamo anche tanti leoni da tastiera.
Cambiare le leggi fatte dal precedente governo sulla sicurezza doveva essere il primo passo, quella sarebbe stata un’azione politica di cambiamento.
Trattare la questione immigrazione come si dovrebbe e tentare di trasformare in risorsa il problema (vedi Mimmo Lucano) è politica e non dire chiudiamo, cacciamo, rimandiamo … dove? Questo è non affrontare, è respingere un problema che tornerà all’infinito perché non si può fermare.
Fare una benedetta legge per controllare l’uso e il consumo di droga tra i giovani e meno giovani (che fanno uso di tanta cocaina, conseguenza diretta di tanta violenza) è fare politica e vero cambiamento.Ilaria e carabiniere 350 min
Dare dignità a chi è nato, ha studiato e vive da sempre in Italia è politica.
Quando avremo un politico in grado di affrontare questi temi fondamentali avremmo un paese migliore.

Oggi il bel paese è finito e anche la politica.
L'odio e la violenza sono la conseguenza di quello che ascoltiamo, vediamo e siamo costretti a subire quotidianamente e si sono insinuati nel profondo della società, anche dove non ci aspetteremmo mai.

 

 

Serena Galella scrive su CiesseMagazine e questo articolo sarà pubblicato anche su quella testata

 

 

 

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