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Bruno Vespa e l’insostenibile leggerezza del revisionismo storico

Cronache & Commenti

Un meritata e seria replica a Bruno Vespa, il riscrittore di storia (non unico)

di Valentino Bettinelli
bruno vespa 370 minSi avvicinano le festività natalizie e, puntuale come l’avvento di panettoni e pandori sugli scaffali dei supermercati, in libreria arriva il classico saggio di Bruno Vespa, conduttore di Porta a Porta e già direttore del Tg1.

Proprio in questi giorni le trasmissioni delle reti Rai stanno dando spazio alla presentazione dell’ultimo lavoro letterario del giornalista abruzzese. Una “fatica”, per chi legge ovviamente, destinata ad alimentare le teorie del “Mussolini ha fatto anche cose buone”. In una delle sue interviste Vespa, in diretta sulla prima rete nazionale del servizio pubblico, ha sciorinato una serie di inesattezze storiche riguardo le fantomatiche azioni positive del regime fascista; atti che, a suo modo di vedere, avrebbero reso Benito Mussolini un uomo politico amato dagli italiani. Tra le invenzioni più fantasiose, colpevolmente diffuse, la creazione dell’Inps, l’istituzione della settimana da 40 ore lavorative e la nascita dei contratti nazionali.

Il tema centrale di questa analisi non è tanto la pubblicazione stessa del libro, assolutamente non condivisibile ma soggetta al diritto di espressione riconosciuto ad ogni cittadino e ad ogni professionista, ma la critica è rivolta a chi ha permesso che tutto ciò accadesse, senza un contraddittorio e senza che nessuno potesse replicare con la realtà storica dei fatti. Per correttezza di informazione, infatti, bisogna precisare che l’attuale Inps nacque nel 1898 come Cassa Nazionale di previdenza. È necessario ricordare che con le “leggi fascistissime” del ‘25-‘26, il regime bandì tutte le organizzazioni sindacali. Infine, la legge sulla settimana lavorativa di 40 ore è frutto delle lotte operaie e sindacali degli anni ‘60, quando ormai da una ventina d’anni l’Italia era stata liberata da Mussolini e dal suo regime totalitario.

Tutto questo non è stato fatto, mettendo a nudo una clamorosa attività di vero e proprio disservizio pubblico delle reti Rai. Un atteggiamento volto al tentativo di ribaltare la storia, per risultare accomodanti nei confronti della teoria contemporanea, sempre più dilagante, dell’uomo forte al comando e del leader più in voga al momento.

Va affrontato un ragionamento serio sul ruolo dell’informazione, che non può e non deve cadere nella narrazione dettata dalStoriacontenporanea Sabbatucci Vidotto min potente o dal capo di turno della corrente maggioritaria. La verità storica, come quella scientifica, deve essere il motore centrale del giornalismo, nazionale e locale, pubblico o privato che sia. La diffusione di teorie errate e fuorvianti rischia di diventare una colpa capitale per tutto il mondo dell’informazione. Bisogna prendere coscienza del ruolo sociologico centrale della comunicazione, e per questo è quantomai mai necessario un cambio di rotta, verso una garanzia di diffusione di contenuti e notizie reali, per quel che riguarda la cronaca, l’approfondimento storico, scientifico e la diffusione culturale.

Come citato nel titolo, la leggerezza dell’ennesimo tentativo di revisionismo storico è ormai insostenibile. Insopportabile per una società che ha bisogno di strutture informative qualificate e che non mirino solo al semplice gossip o al titolo ad effetto. L’Italia ha una Costituzione che difende sì i diritti di tutti e la libera espressione, ma allo stesso tempo fissa degli schemi di riferimento ben precisi sull’esercitazione degli stessi.

L’episodio di Bruno Vespa è solo l’ultimo di una lunga serie di trasgressioni più o meno gravi da parte del mondo della stampa mainstream e non è più possibile accettare ulteriori deviazioni dai binari dell’etica della corretta informazione.
In conclusione si potrebbe pensare di applicare il modello socratico, per cui essere coscienti del proprio “non sapere”, non sfruttandolo, però, come mezzo di distrazione di massa, ma come punto di partenza per uno studio ed un approfondimento personale e successivamente pubblico dei contenuti corretti.

 

 

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