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Cronache & Commenti

La coerenza di vita con i “valori” professati non è, in generale, il forte della destra

di Aldo Pirone
jozsef szajer 370 minLa coerenza di vita con i “valori” professati non è, in generale, il forte della destra. L’altro ieri, in Belgio, è stato beccato in un’orgia di circa 25 omosessuali un eurodeputato, tale József Szajer, fedele di Orbàn, tutto “Dio, Patria e Famiglia”. Deve essere stato uno spettacolo esilarante vedere l’onorevole orbanista cercare di fuggire nudo sul cornicione del palazzo dove si svolgeva il congresso carnale: congresso per numero di partecipanti. E non perché fosse nudo ma perché appartenente alla schiatta eterna degli ipocriti. Intendiamoci, quello che uno fa nella propria vita privata dal punto di vista dei gusti sessuali è affar suo – a parte l’assembramento vietato per il Covid 19 che è il motivo per cui l’ineffabile József Szajer è stato pizzicato - ma non lo è se nella vita pubblica professa princìpi del tutto opposti per lo più derivanti da dogmi religiosi che, per giunta, vorrebbe imporre agli altri. Che l’ipocrisia sia di casa in un certo cattolicesimo integralista, sanfedista, anticristiano e anti conciliare è cosa risaputa. Basta risalire la storia della Chiesa per rendersene conto. Quello dell’eurodeputato ungherese non è il primo caso né sarà l’ultimo.

Ieri ricorreva il cinquantenario della Legge sul divorzio cui seguì un referendum abrogativo voluto dalle gerarchie ecclesiastiche e dalla Dc di Fanfani, in contrasto con tanti cattolici conciliari che si svolse, come tutti ricordano, nel ’74. A quel referendum dette il suo pieno appoggio il Msi neofascista di Almirante. Proprio nel corso dell’accesa battaglia si scoprì che il leader missino in doppiopetto, mentre tuonava nelle piazze contro i divorzisti, aveva avuto anche lui il suo divorzio in Brasile dalla prima moglie brasiliana e poi in Italia aveva contratto un altro matrimonio con un’altra signora vedova. La Chiesa, infatti, gli aveva concesso la “sacra unione” con rito cosiddetto di coscienza che permette al sacerdote officiante – in quel caso un monsignore amico di famiglia - di non tenere conto dei vincoli civili degli sposi. Era la stessa Chiesa, così generosa con il leader neofascista, le cui gerarchie più conservatrici tuonavano nelle messe contro una Legge civile che non voleva imporre niente a nessuno e solo dare la facoltà a chi voleva esercitarla di sanare civilmente situazioni familiari di divisione irrecuperabile e di legalizzare nuove famiglie di fatto con figli.

Per venire ai giorni nostri, di esempi d'incoerenza con i princìpi religiosi professati se ne potrebbero fare diversi. Stamane, per caso, ho risentito alla radio la voce di Paola Binetti. Ve la ricordate? Era teodem, cioè una confluita nel PD di Veltroni, che, insieme a altri, si scatenò contro ogni tipo di procreazione che non fosse quella permessa dal Vaticano. Portava il cilicio in segno di fede ed era per la famiglia indissolubile, cattolica, apostolica e romana. Oggi sta in Forza Italia al seguito di Berlusconi noto libertino, “utilizzatore finale” di escort a pagamento, organizzatore di festini chiamati “cene eleganti”, nonché protettore della nipote di Mubarak ed eterno fidanzato di qualcuna. Poi ci sarebbe anche il divorziato Salvini, che ha avuto una figlia con una seconda convivente per poi unirsi a una nota attricetta e ora alla figlia di Denis Verdini attualmente domiciliato nelle patrie galere. Il debosciato non perde occasione di esibire Vangelo e Rosario come se fossero fumetti e ciondoli di ornamento e anche di attaccare il Papa: Francesco, comprensibilmente, non gli va a genio. L’altra leader della destra, nipote politica di Almirante, ha stentoreamente urlato di essere “cristiana” e fustigato tutto ciò che mina la famiglia cattolica apostolica romana: dal divorzio breve, al matrimonio omosessuale, alle unioni civili gay. Lei, però, sebbene madre felice, è convivente e non è sposata.

Per carità, con Almirante, Binetti, Salvini e Meloni non stiamo certo ai livelli esibizionistici di József Szajer, ma il difetto di coerenza politica e morale non è dissimile.

 

 

 

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