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Da ex commercialista a ricco rider (?)

Cronache&Commenti

Da ex commercialista a ricco rider, la dubbia storia di Emiliano Zappalà

di Roberto De Rosa
Rider food delivery 370 minQualche giorno fa sulla Stampa, noto quotidiano italiano, la scrittrice, giornalista e conduttrice televisiva Antonella Boralevi ha pubblicato un articolo riguardante la storia di un certo Emiliano Zappalà intitolato “Da commercialista a rider felice”. L’articolo ha poi subito delle modifiche dopo la sua pubblicazione, tant’è che lo stesso titolo riporta un asterisco che a fondo pagina ci fornisce altri dati diversi da quelli che invece sono stati scritti all’interno della storia.

La storia “originale” riportata sull’articolo narra comunque che Emiliano Zappalà, 35enne, aveva aperto uno studio di commercialista, ma la situazione d’emergenza legata alle vicende del coronavirus l’ha costretto a chiudere. L’uomo però, invece di richiedere il reddito di cittadinanza e farsi aiutare dallo Stato, ha deciso di rimettersi in gioco lavorando come rider, ovvero il fattorino addetto alla consegna a domicilio di cibo. Uno dei pochi settori che non è stato affatto colpito dal difficile contesto che stiamo vivendo, ma che anzi ha registrato un esponenziale aumento del proprio business, considerando che molti di noi non potendo recarsi in pub e ristoranti poiché chiusi decidono di ordinare qualcosa da mangiare a domicilio. Secondo l’articolo, Emiliano Zappalà avrebbe rilasciato già un’intervista al Messaggero, altra testata giornalistica di fama nazionale, a cui racconta la sua esperienza come rider di Deliveroo, famosa compagnia di consegna di cibo in rete, affermando di fare ogni giorno circa 100 chilometri in bicicletta, con una borsa sulle spalle per consegnare pizze e quant’altro, ma che soprattutto guadagna dai 2000 ai 4000 euro netti al mese. Praticamente uno stipendio da manager. L’autrice cerca di trarre poi da questa storia una sorta di lezione etica e di dignità.AntonellaBoralevi 360 min

Ora, prima che prendiate in mano il telefono per cercare di fissare al più presto possibile un colloquio di lavoro con la compagnia Deliveroo, è doveroso dire che la storia è sostanzialmente falsa. E la stessa testata giornalistica ha dovuto inserire successivamente alla fine dell’articolo le vere informazioni riguardante il protagonista della storia, la sua età, il suo vero lavoro precedente, ma soprattutto il reale guadagno del suo attuale lavoro come rider. Prima di tutto Emiliano Zappalà, si chiama Emanuele, e non ha 35 anni ma 37. Inoltre questo fantomatico uomo non aveva aperto uno studio di commercialista, bensì era un semplice tirocinante e non fa davvero 100 chilometri al giorno, tra l’altro sarebbe alquanto impensabile che potesse percorrere delle distanze così lunghe. Ma principalmente non guadagna fino a 4000 mila euro netti al mese, poiché viene riportato che statisticamente sembrerebbe che un rider in media guadagnerebbe circa 839 euro al mese, ovvero circa 7,50 euro lordi l’ora.

Oltre a mettersi in guardia da articoli acchiappa click pieni di cifre stravaganti e storie incredibili, è importante riflettere anche sull’intenzione dell’autrice Antonella Boralevi, ovvero quella di elogiare in qualche modo coloro che invece di accettare il reddito di cittadinanza, si adoperano per rimettersi in careggiata autonomamente. Nulla da obiettare riguardo le sue buone intenzioni, nell’incentivare le persone alla forza di volontà, se solo non fosse per il fatto che pur di portare avanti le proprie opinioni, che possiamo comunque definire nobili, Antonella Boralevi decide di raccontare una storia praticamente falsa.

Questa notizia è l’esempio lampante non solo delle fake news a cui sembra non esserci un modo per poterle contrastare, dal momento che la Stampa, quarto quotidiano italiano per diffusione, le riporta o addirittura le produce tranquillamente, ma ci fa rendere conto di quanto siano i concetti, e i pensieri non accompagnati dai fatti reali ad abbindolare le persone. Un po’ come spesso succede in politica. Appare dunque facile inventare storie, distorcere la realtà dei fatti piuttosto che dargli il giusto peso, per poter diffondere il proprio punto di vista, privo di riscontri reali, efficacemente. Il tentativo della Stampa di romanticizzare lo sfruttamento e la precarietà di questi settori lavorativi ha alzato un grosso polverone, suscitando numerose accuse contro il giornale.

 

 

 

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