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Perseverare è stolto

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Cronache&Commenti

L' "invidiabile" capacità di Walter Veltroni

di Aldo Pirone
Walter Veltroni 370 minWalter Veltroni ha un’invidiabile capacità, comune a molti postcomunisti, quella di dire sempre le stesse cose senza mai assumersi la responsabilità di quel che ha fatto e di quel che è stato nel trentennio seguito allo scioglimento del partito comunista e al venir meno dei grandi partiti di massa. Anche se, per la verità, lui disse di non essere mai stato comunista, nonostante fosse assurto a deputato - una sorta di "indipendente nelle liste comuniste" a sua insaputa - membro del Comitato centrale e responsabile della comunicazione di massa del Pci.

Oggi sul “Corriere della sera” si lamenta, giustamente, della nostra “democrazia fragile, incapace di stabilire un corretto rapporto col mandato popolare, piena di trasformismi” e di partiti “fragili, scissi ogni giorno in mille molecole, attraversati da personalismi ed esposti a molti condizionamenti”. Il suo sbaglio sta nel considerare causa fondamentale di tanta decadenza sempre la solita cosa: la mancanza di una legge elettorale maggioritaria che non assicura l’alternanza fra una destra non sovranista e trumpiana ma europeista e una sinistra di bon ton, buonista, gradita a lorsignori, “non dominata dal populismo e dalla demagogia ma dal riformismo radicale”. Cioè, nel suo pensiero non espresso, ben lontana dall’esperienza di Conte e dell’alleanza fra Leu, Pd e M5s.

Veltroni continua a non rendersi conto che se oggi la destra è quella che è - dominata dalla sovranista Meloni e da Salvini diventato trasformisticamente “europeista” - lo si deve, in gran parte, proprio a quella sinistra diventata come la voleva lui, per la verità non da solo e indipendentemente dalla legge elettorale.

Il trasformismo nel nostro paese ha una storia lunga che nasce all’indomani del compimento dell’unità politica e statale. Ebbe un argine nella formazione dei grandi partiti popolari e di massa. Poi venne il fascismo. Quando la democrazia risorse, sempre per opera e merito dei grandi partiti antifascisti e popolari di massa, il trasformismo fu confinato alla marginalità della vita nazionale. Così fu nella prima repubblica, con la sua legge elettorale proporzionale. Ha ripreso quota fino a diventare endemico dopo il crollo del vecchio sistema politico e dei partiti di massa che lo sorressero e che assicuravano ognuno a modo suo una democrazia partecipata e una selezione della rappresentanza politica molto più decente e competente di quella attuale. Si è largamente ridiffuso proprio con il sistema maggioritario: più serio il “mattarellum” iniziale, anticostituzionale la “porcata” di Calderoli, turlupinatore il semi maggioritario detto “rosatellum”. Perciò una legge elettorale proporzionale dovrebbe, quanto meno, contribuire (non determinare meccanicamente) alla ricostruzione di partiti degni di questo nome, perché è qui il compito decisivo per rigenerare la nostra democrazia.

Alla demolizione sistematica dei partiti di massa Veltroni ha partecipato in vari modi e con responsabilità di direzione politica non irrilevanti per ciò che riguarda il versante di sinistra. E’ stato un tragico errore, corredato da tante altre cosucce e cosacce (subalternità al neoliberismo trionfante e allontanamento dai lavoratori e dai ceti popolari), culminate nel Pd fondato sulle basi culturali che Veltroni espose al Lingotto nel 2008 con gli esiti catastrofici, per la sinistra e per il Paese, che sono sotto gli occhi di tutti.

Oddio, come si dice, errare è umano ma continuare a perseverare è sommamente stolto.

 

 

 

 

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