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Dalla fiction “Svegliati amore mio” allo sciopero ad oltranza

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 CRONACHE&COMMENTI

Cresce interesse e attenzione per una problematica reale, sebbene raccontata in una fiction.

di Ina Camilli*
Sabina Ferilli screenshot 390E’ appena terminata con successo la terza e ultima puntata di “Svegliati amore mio” che arriva e irrompe la notizia che Arcelor Mittal ha disposto il licenziamento per "giusta causa" (?) dell’operaio che aveva condiviso su FB lo screenshot con il quale invitava i suoi contatti a seguire la fiction.

Si può ritenere tale sanzione un atto temerario, intimidatorio. Oltre ad accettare di dover lavorare in condizioni critiche rispetto al diritto alla salute pubblica, i lavoratori devono tacere o ritrattare.
E’ il caso di un altro operaio che ha ritenuto di doversi scusare pubblicamente con l’azienda, preoccupato – e a ragione – delle conseguenze di una contestazione disciplinare da parte del datore di lavoro. E’ lo stato di bisogno e di ricatto occupazionale che lo spinge a prendere “le distanze” da quanto scritto nel suo post.

Nelle settimane scorse non erano mancate le polemiche e qualche silenzio di troppo da parte della politica, ed anche dello Stato (dov’è?), rispetto alla decisione di sospendere alcuni operai, ma questa notizia e il mutismo di chi li rappresenta a tutti i livelli interni ed esterni all’azienda dimostrano l’estrema gravità della situazione di facile ricatto che subiscono i dipendenti di un’azienda privata.
A turbare la politica e ad alimentare un clima reazionario sono stati anche i tempi della messa in onda delle tre puntate, troppo vicine al 12 maggio, data in cui ci sarà a Roma, davanti la sede del Consiglio di Stato, una grande mobilitazione sulla riconversione a gas degli impianti di Taranto.

Oggi intanto l’USB ha annunciato l’avvio di uno sciopero ad oltranza dinanzi al siderurgico e se è vero che la violazione dei diritti dei lavoratori tocca la dignità della persona al presidio deve seguire la proclamazione dello sciopero generale.
In altre occasione abbiamo denunciato che ciò succede – solo per fare un esempio - anche nel settore pubblico della sanità, dove la normativa impedisce ai dipendenti di muovere critiche dirette alla loro attività, servizio e azienda sanitaria, diritto detenuto dai sindacati.

In entrambi i casi l’atto dell’azienda ovviamente colpisce il lavoratore e lo mette alle corde, ma è soprattutto un monito contro tutti coloro che pensano di poter esprimere democraticamente e liberamente le proprie idee.
In un primo momento la miniserie era stata accolta come il classico prodotto di una rete commerciale, canale 5, che racconta le vicissitudini di una donna, interpretata da Sabrina Ferilli, e della sua famiglia. La storia poi evolve negativamente quando la loro unica bambina viene colpita da una grave malattia collegabile a fattori di inquinamento ambientale.
Non si dice dove sia ambientata la storia, ma tutti abbiamo pensato a Taranto e ai luoghi contaminati dall’industria pesante, dove si rinnova di volta in volta il ricatto del lavoro in cambio di salute.

Il messaggio che arriva dalle fiction di questo tipo, che richiamano il tema de lavoro e dell’inquinamento correlato all’insorgenza di malattie con la sua devastante accettazione, talvolta viene deviato dal mezzo stesso.
La storia famigliare distoglie lo spettatore dalla dura realtà da cui prende spunto – le città indifese che accettano e muoiono per l’inquinamento – e resta sullo sfondo.
La storia infatti parlerà allo spettatore della madre che combatte per salvare la figlia malata, la crisi di un rapporto di coppia, dentro un contorno di retorica e lacrime.
Dell'inquinamento non si parla più e la realtà non la si racconta fino in fondo. Lo spunto drammatico della causa della malattia non è più il tema centrale. 

Ma questa volta non è andata così. I comitati e le associazioni locali e dei territori hanno subito colto la forza di quel messaggio e hanno cominciato ad aprire un confronto serrato con le altre realtà ed anche con gli autori, attori e registi della fiction, che generosamente stanno dando un forte contributo alla causa sociale.

Ne è nata anche una diretta con @unoetre.it a cui hanno partecipato Simona Izzo, Richy Tognazzi, Massimo Castellana, e Aldo Schiedi sulla sospensione di Arcelor Mittal ai danni dei dipendenti (link www.facebook.com/watch/?v=457503725463763).
Dibattito nato dal bisogno di partecipare e condividere lo stesso dramma, di approfondire le cause di questa separatezza tra la politica e il sociale.

La risposta non è stata la stessa ovunque, per esempio non è successo a Colleferro, sebbene la Ghisal, l’acciaieria dove il protagonista e padre della bambina lavora di venti anni, altro non è che l’impianto dismesso di Lazio Ambiente spa.
Le scene all’interno della Ghisal infatti sono state girate presso gli ex inceneritori di Colleferro, città che ricade nella valle del Sacco e nel SIN, sito di interesse nazionale da bonificare.
Colleferro tace, quando anche il rifacimento di un marciapiede è una notizia per l’ufficio stampa del Comune. 

Gli ex inceneritori sono un argomento molto scomodo, di cui l’Amministrazione comunale non vuole parlare, perché non vuole ritornare sulla questione della loro “riconversione” in un compound industriale per il trattamento di rifiuti di scarto raccolti in tutte le province laziali, ben 250 mila tonnellate l’anno. Teme che si torni a richiedere a che punto sia la bonifica, la caratterizzazione del sito e la messa in sicurezza per il contenimento del cromo esavalente. Molto meglio ignorare la fiction e far finta di nulla.

La politica, anche a Colleferro, per tre settimane ha scelto il silenzio, mentre ovunque cresce l’interesse e l’attenzione verso una problematica reale, sebbene raccontata in una fiction.
Colleferro, 9.4.2021

*Redazione unoetre.it

 

 

 

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