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I conti ancora da fare con il terrorismo “rosso”

CRONACHE&COMMENTI 

Quando non si è ancora capaci di fare i conti con il terrorismo rosso

di Aldo Pirone
Exterroristi inFrancia 390 minRitorno sulla questione dei terroristi arrestati in Francia perché ieri ho letto il fondo del vicedirettore Tommaso Di Francesco su “il manifesto”. Il titolo, “ ‘Ombre rosse’ la vendetta”, è già significativo della confusione politica e mentale dell’autore in materia. Il seguito dell’articolo non la smentisce. La tesi di Di Francesco non è nuova, è sempre quella di una certa sinistra minoritaria di quegli anni: essendo il terrorismo un fenomeno certo scellerato e da condannare ma politico, bisogna risolverlo politicamente, non per via giudiziaria. “La soluzione doveva e deve ancor essere politica”, scrive. Anche il nazifascismo fu un fenomeno politico delinquenziale ma a nessuno, a parte i fascisti, è mai venuto in mente che i criminali che avevano ucciso gente innocente dovessero essere trattati diversamente dalla via giudiziaria. E quella che si è esercitata nel tempo contro di loro, con molti ritardi e molte dimenticanze, fu giustizia non vendetta, nonostante la loro età, a volte molto avanzata, e le loro malattie.

Gli arrestati in Francia sono persone che hanno ucciso gente innocente che aveva mogli, figli, fratelli e sorelle, padri e madri. Cosa dovrebbe giustificare un trattamento politico con i guanti bianchi? Il fatto che non fecero stragi o che credevano di fare la rivoluzione proletaria? Suvvia, non scherziamo, perché quel che fecero era tutto il contrario di una rivoluzione; fu contro la democrazia che spararono colpendo a morte servitori dello Stato democratico non scherani di una dittatura fascista. Una democrazia che a quei tempi era ben più avanzata e segnata dalla presenza di una sinistra forte e da un altrettanto forte movimento operaio che cercava di aprirsi la strada del cambiamento e del governo. Ma, dice sempre Di Francesco, quei brigatisti assassini erano espressione di “una lacerazione nel tessuto sociale” e anche politica di cui “andavano comprese le ragioni e riannodati i fili”. Solo che il comprendere nel contesto di tutto il suo argomentare ha il sapore non della ricerca più che doverosa del perché ci fu quel fenomeno, dei suoi contorni, delle sue paranoiche motivazioni, delle complicità di cui i brigatisti godettero prima e dopo all’interno di quello “Stato borghese” che volevano distruggere, ma di una qualche giustificazione per “compagni che sbagliarono”. Nessuno vuole vedere degli anziani, alcuni gravemente malati come Pietrostefani, in prigione ma almeno dicano la verità, rivelino tutto su quel che hanno fatto, escano dall’omertà reticente, diano la possibilità agli italiani e ai congiunti di sapere. Saranno i giudici italiani a stabilire – semmai l’estradizione ci sarà, il che appare poco probabile - i modi dell’espiazione, tenendo conto di tutti i fattori personali: anzianità e malattie.

E’ la giustizia che qui si rivendica non la vendetta.
Il vicedirettore de “il manifesto” non se ne accorge, ma nel suo incedere in un discorso privo di ogni fondamento storico e politico, compreso il concetto di giustizia, alla fine fa un cattivo servizio ai “brigatisti”. Per trattare i loro misfatti in modo politicamente corretto, dice, bisognerebbe fare come il movimento di liberazione in Sudafrica, dove, com’è noto, dopo la vittoria di Mandela fu istituita la “Commissione per la verità e la riconciliazione” che dava modo anche agli aguzzini e ai torturatori guardiani dell’apartheid, i famigerati perpetrator, già condannati in sede penale, di confessare in cambio dell’amnistia.
Essere paragonati agli aguzzini e ai torturatori di Pik Botha non deve essere una bella cosa per i terroristi arrestati in Francia e ora già rilasciati.

Dispiace che “il manifesto”, giornale comunista, abbia dato all’articolo il rilievo di un “fondo” firmato dal suo vicedirettore. Evidentemente da quelle parti certi conti con il terrorismo “rosso” non solo non si seppe farli allora, al momento del suo manifestarsi, ma non si è ancora capaci di farli oggi.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

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