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La dentiera

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CRONACHE&COMMENTI

Il principio della solidariertà e il futuro “governo del mondo”

di Aldo Pirone
comeleformiche 390 minPer chi ha una visione marxisticamente dogmatica del capitalismo le sorprese nella sua storia non mancano. Prendiamo, per esempio, l’ultimo quarantennio. Il turbo neoliberismo sprigionato dalla rivoluzione tecnologica e che innescò una nuova e più coinvolgente globalizzazione, prese avvio nella seconda metà degli anni ’70. Solo nel 2008 subì una scossa consistente con la crisi finanziaria nata negli Stati Uniti e le conseguenti ricadute nei vari paesi dell’occidente capitalistico e in Europa.

Una scossa che, però, non portò a nessuna svolta radicale nelle politiche economiche neoliberiste. Negli Usa la politica di Obama, rimasto al governo per otto anni, assomigliò poco al vigore del new deal rooseveltiano tanto è vero che a subentrargli fu Trump. In Europa, d’altro canto, la crisi finanziaria non scalzò le arcigne politiche dell’austerità di matrice tedesca facendo crescere le forze nazionaliste in vari paesi europei. La reazione sociale dei ceti popolari colpiti dalla globalizzazione neoliberista portata avanti dalla destra moderata e mondialista fu catturata dalle destre nazionaliste e gonfiò le loro vele. Sembrò allora che la partita politica, economica e sociale che si era aperta in ambito euroatlantico, fosse fra due destre: quella nazionalista contro quella degli establishment neoliberisti. A star fuori dai giochi era la sinistra d’ispirazione socialista in Europa o solo democratica negli Stati Uniti. La sua subalternità alla fase neoliberista durata quasi quarant’anni, riassumibile con la “terza via” blairiana e, in America, nella politica clintoniana – basti pensare al famoso Ulivo mondiale vagheggiato da certa sinistra nostrana - , l’avevano talmente devitalizzata e tramortita – con la scomposizione del suo blocco sociale fordista ad opera della rivoluzione tecnologica – da non essere in grado di rialzare la testa, come era successo, bene o male, in altre fasi di crisi politiche e sociali o dovute a sconvolgimenti bellici.

Le contraddizioni immanenti al neoliberismo capitalistico - soprattutto quelle finanziarie che erano aumentate di peso divenendo dominanti rispetto alla produzione di merci - anche se sfociavano in qualche crisi sembravano non metterne più di tanto in discussione le magnifiche sorti e progressive. Perciò, come sopra accennato, dopo il 2008 non cambiò nulla o quasi; anzi, sul piano politico cambiò in peggio perché sia in America che in Europa riemerse con una certa virulenza una destra nazionalista parafascista e illiberale sull’onda, purtroppo, di un preoccupante favore popolare che non trovava più le sue alternative nella sinistra déraciné, spaesata.

A guastare la festa al capitalismo neoliberista e, disgraziatamente, la vita dell’umanità in tutto il globo terracqueo è stato un elemento esogeno: il virus Covid 19. La pandemia da lui innescata ha costretto tutti, a parte la destra più becera e incallita, a ribaltare le precedenti visioni spingendo, in generale, a riscoprire, innanzitutto sul piano sanitario ed economico, valori e soggetti messi da parte dal turbo neoliberismo capitalismo: la solidarietà sociale, l’intervento dello Stato e, sul piano mondiale, la collaborazione fra gli Stati. Con tutte le remore, le contraddizioni sociali e fra gli Stati, i ritardi e quant’altro contrasta questa ripresa di idee e valori che sono propri del socialismo. Compresa quella non indifferente di un certo bradipismo che affligge una sinistra che in alcuni paesi, vedi l’Italia, tarda a uscire da una letargia durata qualche decennio.

In questi giorni la cartina al tornasole di un simile risveglio è la questione dei vaccini. E’ indubbio che l’interesse di tutti, popolazioni e Stati, è che i vaccini siano accessibili a tutti, anche ai più poveri del mondo. Se non altro per ragioni, per così dire, egoistiche, perché se non si rendono immuni i poveri, anche tutti gli altri non saranno al sicuro. Si può discutere sulle modalità per arrivare celermente a questa accessibilità ma non sul principio. Con la consapevolezza che l’umanità e i singoli Stati non sono di fronte a qualcosa che poi passerà consentendo a tutti di tornare a “come eravamo”. Se vi è un nesso, da una parte, fra l’esplosione di virus pandemici con il degrado ambientale della Terra e, dall’altra, con i livelli odierni di globalizzazione nel movimento di uomini e cose, allora è l’insieme della società umana che dovrà armarsi di possenti sistemi sanitari pubblici per fronteggiare nuove possibili pandemie. Così come, sia detto per inciso, di uno sviluppo economico sostenibile indirizzato dalla mano pubblica e volto all’interesse generale e collettivo.

Perciò, il principio della solidarietà umana e sociale e dell’internazionalismo proprio del socialismo e, come dice Papa Francesco (lui ha fatto riferimento addirittura al comunismo), del cristianesimo – ma anche di altre confessioni religiose non integraliste - , è questione che riguarda non solo l’attuale e tribolato periodo ma il futuro “governo del mondo”, come ebbe a chiamarlo Enrico Berlinguer, ponendolo come esigenza allora già attuale in un mondo diviso in blocchi politico-ideologici e militari contrapposti, nel lontano 1975 del secolo e millennio scorsi.

Certo che di carne al fuoco per tornare a morderla ce ne sarebbe parecchia per la sinistra mondiale, basta avere i denti.
E se quelli vecchi sono caduti, che almeno ci si fornisca di una solida dentiera. Soprattutto in Europa.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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