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Il nazionalismo israeliano

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CRONACHE&COMMENTI

Un conto sono gli ebrei e altro conto è la politica di destra di Netanyahu

di Aldo Pirone
Benjamin Netanyahu InsideOver minUn conto sono gli ebrei e un conto è la politica della destra nazionalista di Israele ottimamente espressa da Netanyahu. Questa politica assomiglia come una goccia d’acqua a tutte le politiche delle destre nazionaliste di ogni altra parte del mondo. In particolare, se si tiene conto che nello stato israeliano vivono 1.800.000 arabi, è molto vicina a quella degli afrikaner sudafricani ai tempi dell’apartheid. Ho provato una pena profonda nel vedere ieri sera al presidio promosso dagli ebrei romani l’accoglienza che è stata fatta a Meloni e Salvini. E’ una prova di come il nazionalismo possa travolgere e stravolgere la storia di un popolo facendogli dimenticare ciò che ha subito di atroce, l’olocausto, e da parte di chi e come quell'atrocità possa essere utilizzata per una politica sbagliata che nega agli altri, i palestinesi, certo non esenti da colpe politiche nella conduzione di una lotta giusta, il diritto a uno stato e a una patria. La manifestazione non era in difesa di Israele come proclamato dai promotori, ma in realtà di Netanyahu e della sua politica antipalestinese. Perciò, non ho capito né apprezzato neanche la partecipazione al presidio del segretario del PD Letta. Mi è sembrato un gesto elettoralistico e, considerata la tragedia in corso in Palestina, persino ripugnante. Ho invece apprezzato l’intervento del dem Emanuele Fiano alla Camera che ha ricordato il diritto a uno stato da parte dei palestinesi, anche perché a farlo era un ebreo la cui famiglia ha subìto nella sua carne le conseguenze della politica di sterminio nazifascista.

Che a innescare l’ennesima escalation di morti e di rappresaglie asimmetriche siano stati gli israeliani non c’è dubbio. Questa volta la provocazione è stata lo sfratto di famiglie arabo-palestinesi da case che erano loro da decine di anni e dalle manifestazioni antiarabe di ebrei ortodossi. Succede ogni volta che in Israele il potere sfugge di mano alla destra, nella fattispecie di oggi a Netanyahu. Con Hamas pronta a fargli il controcanto. Le conseguenze, finora: decine di morti, in gran parte palestinesi ma anche israeliani, tra cui molte donne e bambini.

Sessant’anni fa mi capitò di vedere il film Exodus di Otto Preminger, un bel polpettone agiografico romanzato sulla fondazione di Israele superbamente interpretato da un giovane Paul Newman. Mi colpì il colloquio che Ari (Newman) ha con lo zio Akiva capo terrorista dell’Irgun. Akiva dice, a un dipresso, che si può discutere del diritto dei palestinesi alla terra contesa e che non si può negare, dall’altra parte, che gli ebrei, in una storia dell’umanità fatta d'ingiustizie, non abbiano avuto la loro parte. Perciò, conclude, che la prossima ingiustizia vada a danno di qualcun altro. Cioè dei palestinesi. Il diritto all’esistenza di uno stato ebraico si è confuso con questa filosofia nazionalista ed egoistica di destra che da molti anni ormai ha preso il sopravvento e dirige stabilmente la politica di Israele verso gli arabi palestinesi, dentro e fuori i propri confini. Per questo oggi riceve la solidarietà di Meloni e Salvini che in Italia e in Europa occhieggiano ai gruppi neofascisti antisemiti.

Io continuo a credere e sperare che all’interno di Israele, così come dentro la galassia palestinese, prevalgano forze responsabili che possano tornare a trattare una pace stabile fondata sul diritto eguale e partitario all’esistenza in sicurezza di due stati per due popoli in un destino comune di pace e collaborazione. Non credo che vedrò questo giorno.

Spero che lo possano vedere le nuove generazioni palestinesi e israeliane.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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