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Il processo a Mimmo Lucano

IL FUORILEGGE

7 anni e 11 mesi: questo è la condanna chiesta dal PM di Locri

di Rossana Germani
MimmoLucano 350 min7 anni e 11 mesi: questo è quanto ha chiesto la pubblica accusa di Locri come condanna per Mimmo Lucano, imputandogli una serie infinita di reati molti dei quali Mimmo dice che sono stati pensati in un secondo momento, dopo che la difesa aveva smontato i primi.

È un elenco impressionante: associazione a delinquere, peculato, concussione, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, truffa, falsità ideologica e, naturalmente, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Tutte accuse, queste, dalle quali Mimmo sta cercando, con i suoi legali Giuliano Pisapia e Andrea Daqua di uscirne fuori innocente.
Al termine della requisitoria del processo “Xenia” ecco le dichiarazioni dei suoi legali che non condividono le argomentazioni del pm: […] «riteniamo che il dato emerso dall'istruttoria dibattimentale recepito dalla pubblica accusa diverga, e di molto, da quello che abbiamo recepito noi. Gli esempi sarebbero numerosi ma, in questa sede, basti considerare la testimonianza del Ruga ritenuta, ancora, attendibile dall'ufficio di procura nonostante quanto emerso in udienza nel corso della deposizione del teste. Non condividiamo, dunque, le argomentazioni e conclusioni della pubblica accusa che contesteremo sulla base di quanto emerso, anche documentalmente, nel corso del dibattimento».

Una vicenda che è iniziata cinque anni fa, anni durante i quali si sono susseguiti pronunciamenti contrastanti, da parte di diversiMimmoLucano copertina 350 min giudici del Riesame e della Cassazione.
«Tra le contestazioni che mi sono state mosse dalla Procura di Locri – afferma Mimmo riguardo la raccolta differenziata che ha pensato di far fare con gli asini visto i vicoli stretti e ripidi di Riace - c'era l’affidamento diretto alle due cooperative, che non erano registrate nell'albo regionale». Queste cooperative erano costituite dalle persone più povere del paese. Dunque, come già fatto sul fronte dell'accoglienza e dell'artigianato, anche dai rifiuti Mimmo fece nascere lavoro.
«Il sistema è stato smantellato e le persone coinvolte hanno perso il lavoro. Nell'aprile del 2019 la Cassazione ha smontato l'impianto accusatorio, annullando con rinvio l'ordinanza che mi aveva esiliato. Per la Suprema corte le irregolarità nell'assegnazione degli appalti non sussistevano, perché secondo la legge è previsto l’affidamento diretto a favore di cooperative sociali finalizzate all'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, a condizione che gli importi del servizio siano inferiori alla soglia comunitaria. Inoltre la Cassazione aveva individuato che “il riferimento alla presenza di interferenze o opacità” era “generico” e che le argomentazioni a sostegno della presunta irregolarità dell'appalto erano “contraddittorie” e “illogicamente formulate”. La stessa Suprema corte non ha individuato indizi di comportamenti fraudolenti nell'assegnazione del servizio alle due cooperative sociali…»
Anche l'accusa di aver sottratto con frode, per fini privati, fondi per milioni di euro, senza alcuna dimostrazione, pare sia stata abbandonata.

È stato accusato di aver aiutato i bisognosi violando la legge non per necessità impellenti ma per fini elettorali. Cosa anche questa smentita dai fatti. Mimmo, infatti, solo adesso è in corsa in una lista regionale guidata da De Magistris, e il pubblico ministero ha però portato la notizia alla Corte per cercare di dimostrare la sua accusa ma è chiaro che Lucano non ha presentato alcuna candidatura in passato durante il suo operato a Riace.

Lucano - che non era presente in aula – commenta la richiesta del pm, Michele Permunian, amareggiato: «Alcune accuse sono completamente inventate. Il profilo che hanno tratteggiato non corrisponde al mio. Non sono io quello che vogliono fare passare. Per me la politica è un ideale. Io ho solo creduto in un ideale. Ogni passo che ho fatto ha avuto queste motivazioni, per il riscatto delle persone che arrivano a Riace. La Procura insiste che io ho avuto motivazioni politiche legate a candidature. Quello che non dice il pm è che io non mi sono mai candidato se non al Comune di Riace rifiutando proposte come quella al Parlamento europeo, alle politiche e alle regionali. All’inizio mi hanno accusato di aver fatto sparire milioni di euro, poi il teorema della Procura è cambiato perché il dibattimento ha dimostrato che non era vero e così hanno ripiegato su motivazioni politiche inesistenti».

Mimmo ha sempre sostenuto che questo sia un processo politico.
Dal nulla ha creato un sistema di accoglienza ed integrazione unico che ha portato un grande vantaggio anche al suo paese ormai morto. Poi, a qualcuno ha dato fastidio, come lui stesso ha detto più volte, e allora è partita la macchina demolitrice. E ora si chiede una condanna esagerata.

Se anche ci fossero state alcune irregolarità nella gestione dell'accoglienza, l'accusa avrebbe potuto chiedere una sanzione simbolica riconoscendogli le attenuanti considerato anche il fatto che il modello Riace e stato lodato e osannato in tutto il mondo. E anche nella sentenza del giugno del 2020 il Consiglio di Stato – confermando la decisione del Tar del maggio del 2019 che aveva annullato il provvedimento dell'allora ministro Salvini del 2018 con il quale era stato impedito a Riace di partecipare ai nuovi progetti Sprar – si legge: «Che il modello Riace fosse assolutamente encomiabile negli intenti e anche negli esiti del processo di integrazione è circostanza che traspare anche dai più critici tra i monitoraggi compiuti».

Tra le sue colpe ad esempio, c’è quella di aver rilasciato nel 2016 la carta d’identità a due persone che – secondo la Procura – non ne avevano diritto.
«Si trattava di una madre Eritrea col suo bambino […] Al loro arrivo, il piccolo aveva solo sette giorni. Furono inseriti in uno dei progetti di accoglienza a Riace, ottenendo la casa e i bonus sociali in quanto beneficiari dei servizi di accoglienza ed assistenza. L'8 agosto ai due venne rilasciato il certificato di residenza, proprio perché inseriti nell'elenco anagrafico dei residenti del Comune di Riace. I fatti che mi vengono contestati dalla Procura di Reggio Calabria risalgono a poche settimane dopo, al settembre del 2016, quando, nel mio ruolo di sindaco, avevo effettivamente rilasciato due carte di identità alla donna eritrea e a suo figlio, di soli quattro mesi. Fu l’assistente sociale a venire a chiedere in Comune il documento per entrambi e lo ritenevo corretto sia perché i due avevano già seguito la procedura di inserimento, sia perché il piccolo aveva bisogno in tempi rapidi di una tessera sanitaria per poter essere visitato da un pediatra. Aveva seri problemi di salute e, se la carta di identità era necessaria per permettergli di iniziare al più presto un percorso di cure, non avrei esitato un istante a rilasciarla. Eppure, mi viene contestato il reato di falsa attestazione, secondo l'articolo 480 del codice penale, in quanto, in qualità di sindaco, rilasciavo alla madre e al bambino di quattro mesi, la carta d’identità senza permesso di soggiorno. Un equivoco giuridico che, a mio avviso, si pone in evidente contrasto con i principi costituzionali e con i diritti umani».

Mimmo Lucano è stato il sindaco di Riace dal 2004 al 2018, quando è stato sospeso in seguito all'arresto il 2 ottobre. Nel 2010 gli è stato riconosciuto il terzo posto nella classifica internazionale World Mayor e nel 2016 è entrato nella Top 50 di “Fortune". Ha creato il Modello Riace, che ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il premio per la Pace e i Diritti umani di Berna.
È bene ricordare che al suo posto, nel settembre del 2019 ad occupare il titolo di primo cittadino di Riace arrivò un ineleggibile sindaco leghista. Tra i primi atti che fece, rimosse la scritta “paese dell’accoglienza” dalla targa di benvenuto all’ingresso del paese, rimosse il cartello dedicato Peppino Impastato, aumentò la propria indennità in piena emergenza Covid, e fece vari atti intollerabili come togliere arbitrariamente le utenze dalla casa occupata da una donna e ai suoi due bambini.
In questo link troverete l’intervista in cui Mimmo ci racconta la sua vita e la persecuzione politica attuata nei suoi confronti:  https://sardinecreative.wordpress.com/2020/04/22/intervista-a-mimmo-lucano/ 

«Non riesco ad immaginare quando verrà scritta la parola fine a tutta questa storia. A volte mi chiedo: ma cosa ho fatto? Perché l'ho fatto? Non è una risposta facile. Non c’è una sola risposta. Forse la casualità, le persone che hanno attraversato il mare in una disperata ricerca di salvezza e che sono arrivate qui da noi. Il vento ha scritto la mia storia».

Ringraziamo Mimmo Lucano per la sua disponibilità. Alcune delle sue dichiarazioni sono tratte dal suo libro “Il Fuorilegge" – la lunga battaglia di un uomo solo.

 

Questo articolo è pubblicato in contemporanea su sardinecreative.wordpress.com e su unoetre.it
Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

 

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