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UNOeTRE.it e le donne

UNOeTRE.it e il Forum di Lina Paniccia

20anni_di_UNOeTRE.itdi Maria Luigia Pietrobono - Le caratteristiche di novità di unoetre.it sono state egregiamente espresse da Ivano Alteri in un articolo uscito qualche giorno fa, in cui spiegava anche il significato della intestazione del giornale e cioè gli articoli Uno e Tre della Costituzione italiana riguardanti rispettivamente il lavoro e la tutela dei diritti umani.

Personalmente l'aspetto che trovai assolutamente interessante ed innovativo, all'inizio di questa avventura, fu la proposta di Ignazio Mazzoli di riservare, nel quotidiano, uno spazio alla questione femminile: un forum intitolato ad Angela Paniccia Pietrobono che doveva essere un luogo in cui si discutesse di parità di genere e diritti umani anche con gli uomini.

La intitolazione fu determinata dal fatto che Lina, una cattolica democratica e progressista, partecipò con ruoli dirigenziali alla vita del partito (comunista ndr) a cui aveva aderito all'indomani della guerra essendo anche un punto di riferimento per le più giovani.
Ella fu sempre impegnata sul fronte di battaglie essenziali per le donne quali ad esempio la creazione dei consultori, i referendum su divorzio e aborto per i quali si batté malgrado un sentimento religioso profondamente cattolico.

Nel corso dei 20 anni di unoetre, anche se con molta fatica, le donne hanno raggiunto alcuni importanti risultati, sebbene lungo ancora sia il cammino da percorrere.
Sul piano legislativo, il Parlamento italiano ha ratificato la Convenzione di Istanbul, documento fondamentale per il contrasto alla violenza contro le donne.
Sono state votate leggi che inaspriscono le pene per gli uomini violenti e prevedono la loro rieducazione, altre sui congedi parentali.

Sul piano culturale, in questi ultimi anni, uno splendido lavoro è stato iniziato dalla fondazione Nilde Iotti, impegnata nel promuovere le figure femminili che dalla Resistenza in poi hanno illuminato la storia repubblicana.
Come ha ricordato Livia Turco, in occasione delle celebrazioni del 2 giugno, l'impegno delle donne è sempre stato fondamentale per la storia di questo Paese ma tale contributo è irresponsabilmente sottovalutato e calpestato nella mancanza di diritti e di pari opportunità nel lavoro e nella società.

D'altro canto, se passi avanti sono stati fatti, alcune occasioni sono state clamorosamente perse dalla politica italiana; è il caso della campagna HeForShe, lanciata dalle Nazioni Unite nel 2014 per mettere in luce la necessità di coinvolgere gli uomini nella lotta per l'uguaglianza di genere.
Presentata in Italia dalla Senatrice Fedeli con la presidente di UNWomen (io ne scrissi su queste pagine) ha trovato ben poco appoggio, l'adesione di pochissime istituzioni (tra le altre la Vodafone con Presidente Colao) e meno di 18000 individui (la metà rispetto alla Francia ed un quarto rispetto al Regno Unito).

Del resto che l'Italia sia ancora lontana da una effettiva parità di genere si è da ultimo confermato in modo eclatante quando le parlamentari italiane, in maniera trasversale, hanno dovuto chiedere al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte di modificare la composizione della task force economica, da lui nominata durante la pandemia,a causa della sotto-rappresentazione della componente femminile.

Stessa dinamica, ha spinto il Ministro Provenzano a rifiutare la partecipazione al Convegno virtuale delle città intermedie nella ricostruzione dell'Italia dopo la pandemia; accortosi che sindaci, docenti universitari ed esperti invitati erano tutti uomini, ha scritto agli organizzatori dicendo "chiedo scusa a chi ha preparato il Convegno ma vi prego di togliere il mio nome dalla lista che è l'immagine non di uno squilibrio, ma di una rimozione di genere".
Ogniqualvolta operiamo una rimozione di genere, dimentichiamo anche quei diritti umani che furono enunciati per la prima volta da Hillary Clinton alla Conferenza di Pechino nel 1995 parlando delle donne.
Per un vero progresso prese di posizione simboliche quali quella del Ministro Provenzano, pur lodevoli, non sono sufficienti se non saranno accompagnate da interventi importanti a livello legislativo, specie nel campo dell'educazione, anche sbloccando i tanti disegni di legge giacenti in Parlamento, tra cui quello sulla parità di genere nei libri di testo (Po.li.te) presentato già nel 1997 con l'allora governo Prodi.

La scuola è, infatti, fondamentale, insieme alle famiglie, per scardinare gli stereotipi di genere.
Abbiamo fiducia che le cose miglioreranno ma dobbiamo sempre vigilare che piuttosto che andare avanti si torni indietro rispetto a diritti e conquiste che riteniamo acquisiti per sempre.

 

 

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