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Il veggente in un regno di ciechi

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Togliatti veggente in un regno di ciechi

PalmiroTgliatti in Passato e Presente RAI3 mindi Aldo Pirone - Venerdì 19 giugno su Rai Storia, nella rubrica “Passato e presente” a cura di Paolo Mieli, è andata in onda la “svolta di Salerno”, la famosa iniziativa di Togliatti che portò alla formazione del primo governo di unità nazionale con i sei partiti del Cln.

Quella “svolta” la si può considerare, a ragione, l’incipit per la rinascita democratica dell’Italia. A commentare il fatto storico c’era il prof. Giovanni Sabatucci e, come consuetudine, tre giovani storici. A parte qualche confusione storica non secondaria – l’attribuzione a De Nicola della “svolta” per l’invenzione dell’artificio giuridico della “Luogotenenza” – la puntata, per la brevità del tempo concesso, 39 minuti, è stata tutto sommato abbastanza corretta storicamente. Però, pur raccontando sinteticamente i passaggi e le posizioni delle varie forze in campo, il re, Badoglio, il Cln, Stalin, Roosevelt e Churchill, ha dimenticato un elemento essenziale: le decisioni della Conferenza di Mosca, avvenuta alla fine dell’ottobre del 1943, concernenti l’Italia.

E’ in quel frangente che gli Alleati (Usa, Urss e Gran Bretagna) fanno una dichiarazione in 7 punti sul nostro paese in cui al primo punto è scritto: “è necessario che il nuovo Governo Italiano venga reso più democratico con l’inclusione di rappresentanti di quei settori del popolo italiano che si sono sempre opposti al fascismo”. Che è esattamente quello che succederà per iniziativa di Togliatti circa 6 mesi dopo. Ma perché ci volle tanto tempo per attuare quella decisione?

La responsabilità principale fu di Churchill che si guardò bene, seguito obtorto collo da Roosevelt, dall’applicare quella direttiva. Per gli interessi inglesi nel Mediterraneo era essenziale sostenere a spada tratta Vittorio Emanuele III e Badoglio, firmatari dell’armistizio piuttosto che impelagarsi con i partiti antifascisti che sicuramente sarebbero stati meno proni ai desiderata britannici. Il premier inglese lo disse apertamente al parlamento britannico il 22 febbraio del ’44 nel discorso passato alla storia come quello della “caffettiera”: “Quando occorre tenere in mano una caffettiera bollente, è meglio non rompere il manico finché non si è sicuri di averne uno altrettanto comodo e pratico, o comunque finché non si abbia a portata di mano uno strofinaccio...".

A rompere quel muro fu, sul piano internazionale, Stalin. Già il dittatore sovietico si era arrabbiato dall’essere stato escluso dalla vicenda armistiziale della resa italiana, in seguito, vedendo che la musica anglo-americana non cambiava nonostante i deliberati della Conferenza di Mosca, lasciò oscillare la diplomazia sovietica nell’appoggiare le intransigenze antimonarchiche del Cln, moralmente più che giustificate. Poi approfittò delle offerte badogliane avanzate tramite il sottosegretario agli Esteri Prunas per il riconoscimento del governo Badoglio, rendendo così pan per focaccia agli angloamericani che non furono informati dell’intendimento sovietico se non all’ultimo momento. Ma prima di Stalin si era mosso Togliatti che, attraverso le trasmissioni dalla Russia di “radio Milano libertà”, era andato sostenendo e predicando, all’indomani della catastrofe monarchica dell’8 settembre, una politica di unità anche con i monarchici e Badoglio per combattere con tutte le forze i tedeschi e i fascisti. Non a caso le sue posizioni suscitarono incomprensioni e anche malumori fra alcuni dirigenti comunisti a Roma (Scoccimarro, Amendola). Certo, quella politica, senza l’assenso di Stalin, “Ercoli” (pseudonimo di Togliatti) non l’avrebbe potuta fare. Sta di fatto che l’aveva perseguita fin da prima della Conferenza di Mosca e che per lui non era una mera tattica politica ma parte integrante di una strategia unitaria democratica e progressista di lunga durata.

E’ vero che a inventare il marchingegno della “luogotenenza” fu De Nicola. Ed è anche vero che il re lo accettò, facendone partecipe il governo il 16 marzo ’44. Ma esso rimase nelle segrete stanze come era abitudine di quella classe dirigente monarchica abituata all’intrigo e alla non trasparenza. Non divenne iniziativa politica.

L’iniziativa politica la prese il comunista Togliatti con la sua proposta pubblica di rimuovere la pregiudiziale antimonarchica su cui si era incagliato il Cln del sud e diviso quello romano. Il punto difficile non fu neanche di rimandare a guerra finita la scelta istituzionale consultando il popolo, perché anche questo era previsto nei deliberati di Mosca. Infatti, quell’impegno fu pacificamente posto alla base del governo formatosi a Salerno il 24 aprile del ’44. In quel frangente venne utile anche l’invenzione di De Nicola. Il re rifiutò sì le pressioni degli angloamericani di adottare subito la “luogotenenza” in favore del figlio Umberto, ma lo fece il giorno dopo la liberazione di Roma. Voleva eseguirlo nella capitale, ma gli fu impedito. Non sarebbe stato di buon gusto farlo tornare nella città che aveva lasciato, fuggendo, in balìa dei tedeschi.

Com'è stato osservato nella puntata di Rai Storia, l’iniziativa di Togliatti non fu presa bene in molti ambienti anche a sinistra e anche fra alcuni dirigenti del Pci. Nenni, leader dei socialisti, non ne fu contentissimo, a differenza di De Gasperi. Il leader dei socialisti scrisse sul suo diario il 2 aprile: “Ercoli mi fa l'impressione dell'elefante nel negozio di maioliche. Egli avanza con la noncuranza del pachiderma nel deserto; e tanto peggio per ciò che vola in frantumi". Qualche giorno dopo, però, dovette arrendersi alla realtà: “Dietro Ercoli c’è Stalin, con l’immenso prestigio delle sue vittorie e con Stalin sono gli anglo-americani. Il partito socialista non ha alcun mezzo per impedire che si compia la volontà delle nazioni alleate”.

Anni dopo, come riportò Giorgio Bocca nel suo libro “Palmiro Togliatti”, Nenni, riferendosi alla “svolta”, maturò un altro giudizio dicendo che il segretario del Pci “arriva sapendo le cose che gli altri non sanno è l’unico veggente fra coloro che vanno alla cieca”.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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