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Gli imbecilli di Umberto Eco

 Social network

 Quella sui social, al lordo dell’imbecillità, è una discussione pubblica di massa, inedita

di Ivano Alteri
socialnetworkloghi 390 minUsava dire Umberto Eco che i social “danno diritto di parola a legioni d’imbecilli”. Come dargli torto? E invece ha proprio torto. O forse ha proprio ragione.

Se consideriamo quella che avviene sui social una discussione pubblica, dobbiamo ammettere che è piuttosto imbecille. Ci sono quelli che non riescono a restare sul punto neanche inchiodati, e di qualsiasi cosa si parli ne hanno sempre un’altra più importante: “e allora Bibbiano?”, “e allora il Pd?”, “e allora il M5S?”, “e allora le Foibe?”; o ancora: “il vaccino anti-covid gratuito, e per le altre malattie?”, “si comprano i banchi con le rotelle, ma le spese delle famiglie?...”. Ci sono quelli che ad ogni piè sospinto intimano agli altri: “svegliatevi!”, dopo aver sproloquiato di argomenti di cui non sanno assolutamente nulla, con frasi strampalate, senza un punto né una virgola, in un delirio molto simile al sonno della ragione. Ci sono quelli per i quali “il covid non c’è”, però “ce lo portano gli immigrati”, e poi magari partecipano alla manifestazione contro la “dittatura sanitaria” con la mascherina! E ancora, ci sono quelli che toglierebbero il suffragio universale perché fa votare anche gli imbecilli, autoescludendosi dal suffragio universale. Poi ci sarebbero anche quelli che appongono la faccina che ridacchia su qualsiasi argomento gli capiti a tiro, ma questi bisogna considerarli fuori gara e passare oltre… Insomma, come dare torto a Eco?

E invece ha proprio torto. Quella sui social, al lordo dell’imbecillità, è infatti una discussione pubblica di massa completamente inedita, mai esistita prima nell’intera vicenda umana, dai suoi albori fino ad oggi. Essa, perciò, deve, dovrebbe, essere considerata l’“infanzia” di una discussione pubblica ampiamente partecipata; una discussione, cioè, che non può non essere in un certo senso imbecille, partecipandovi per la prima volta milioni di persone, noi, che nel corso dei secoli e dei millenni sono state tenute accuratamente fuori da ogni discussione pubblica. La discussione, pubblica e privata, ha una propria grammatica e una propria sintassi, che occorre imparare; e per impararle occorre esperienza e tempo. I partiti di massa del Novecento avevano inaugurato quell’ampia partecipazione, anche se gli eredi di quegli stessi partiti hanno provveduto a stroncarla in nome di partiti leggeri, liquidi, gassosi, plasmatici, ossia utili esclusivamente alle carriere degli aspiranti leader e seguaci. Ma s’imporrà di nuovo. Solo chi abbia una visione elitaria, escludente, discriminatoria della vita, quindi, può dare dell’imbecille a quella discussione e a chi vi partecipa, senza dire a sua volta un’imbecillità. Come dare ragione ad Eco?

E invece Eco aveva proprio ragione; perché, in realtà, egli non ha mai affermato quello che a noi sembra di aver capito. Infatti, il contesto in cui ha pronunciato quella frase attribuisce ad essa un significato del tutto diverso da quello che viene percepito isolandola: la sua non era un’invettiva contro i social e la partecipazione di moltissimi alla discussione pubblica, ma la descrizione di un fenomeno in divenire, in cui gli imbecilli, già presenti in natura e non creati dai social, perderebbero progressivamente la loro carica distruttiva, lasciando il campo ad una buona discussione, larga e vera.

Quella che segue è la frase esatta di Eco (fonte Repubblica, qui il video: https://www.repubblica.it/le-storie/2019/01/05/news/umberto_eco_i_social_gli_imbecilli_e_cosa_disse_veramente_quel_giorno-215761508/#gallery-slider=116600861): «Il fenomeno twitter permette alla gente di essere in contatto con gli altri, e benché abbia una natura leggermente onanistica ed escluda la gente da tanti contatti faccia a faccia crea però un fenomeno anche positivo. Pensiamo a cose che succedono in Cina, o Erdogan… in Turchia vi è stato anche un movimento d’opinione… Qualcuno ha detto che se ci fosse stata internet ai tempi di Hitler i campi di sterminio non sarebbero stati possibili, perché la notizia si sarebbe diffusa viralmente. Ma d’altro canto, dà diritto di parola a legioni d’imbecilli; i quali prima parlavano solo al bar, dopo due-tre bicchieri di rosso, e quindi non danneggiavano la società… gente che di solito veniva messa a tacere dai compagni: ‘ma tas ti stùpid..’; e che adesso, invece, ha lo stesso diritto di parola di un premio nobel; e uno non sa se sta parlando un premio nobel o… Quanto alla invasione degli imbecilli, io credo che dopo un poco si crei una sindrome di scetticismo: la gente non crederà più a quello che gli dice twitter. All’inizio, grande entusiasmo; ma a poco a poco si dirà ‘chi l’ha detto?’, ‘twitter’, ‘quindi tutte balle!’».

Insomma, Eco non ci diceva di tacere, ma d’imparare a non essere, e a riconoscere gli, imbecilli; e che la discussione sui social sembra imbecille solo perché è molto giovane. È piccola, quindi, ma crescerà.

Frosinone 3 ottobre 2020

 

 

 

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