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La vita al tempo del coronavirus

Questo nostro tempo di emergenza

mascherineantivirus 350 mindi Valentino Bettinelli - C’è tempo durante questa quarantena; un tempo da riscoprire, un tempo per pensare e rivalutare il proprio stile di vita, in relazione a quello che, sempre di più, sta diventando protagonista delle nostre giornate: il nuovo Coronavirus, classificato dalle due scienziate dello Spallanzani come COVID-19.

Il virus che sta contagiando migliaia di persone in tutto il mondo è partito da Wuhan, megalopoli cinese di 11 milioni di abitanti, scatenando una vera e propria guerra che si sta combattendo senza armi convenzionali, ma che sta lasciando dietro di sé una scia di morte senza precedenti.

Il nostro tempo, in queste settimane di isolamento, è scandito dal rincorrersi delle notizie, dal susseguirsi dei Decreti e dall’attesa del resoconto quotidiano del Capo della Protezione Civile Borrelli. Le dichiarazioni delle 18:00 sono il vero e prorpio bollettino della guerra in corso, che negli ultimi giorni ci racconta una situazione drammatica, atrocemente devastante per il nostro Paese, colpito da un aumento esponenziale di contagi e da un numero di decessi che non è secondo nemmeno alla Cina. Un primato poco gratificante, che delinea un quadro complicato e che fa guardare al prossimo futuro con preoccupazione, ma che deve essere un forte ammonimento per chi ancora oggi non riesce a cambiare i ritmi del proprio tempo, della propria vita.
Parchi, strade e città sono ancora piene di persone che continuano ad uscire per motivi non dovuti a esigenze di primaria importanza. E’ urgente, e quantomai necessario, sviluppare una piena coscienza sulla situazione di emergenza che stiamo vivendo. Bisogna essere consapevoli che senza un corretto comportamento, e senza rispettare le direttive restrittive non sarà possibile un’uscita in breve tempo da questa epidemia.

Non è accettabile assistere inermi, da casa, all’incoscienza dei molti che, in barba alle buone norme del senso civico, continuano a vivere la prorpia quotidianità con i ritmi di sempre. Bisogna capire, tornando al concetto del tempo, che il tempo di oggi necessita di un rallentamento, per far sì che il tempo di domani torni a scorrere con il ritmo consueto.

Non si può pensare di essere immuni da una pandemia che sta seminando panico in tutto il mondo. Non si può, e non si deve essere correi di un contagio che rischia di immobilizzare il nostro futuro, congestionando la sanità e distruggendo in maniera irrimediabile la nostra economia.

C’è stata una sottovalutazione iniziale del fenomeno, che ci ha fatto pensare che il virus potesse nascere e morire in quella Cina che sembrava così lontana ed isolata da noi. Purtoppo non abbiamo preso in considerazione la facilità della diffusione di un virus nel tempo della globalizzazione e dei collegamenti rapidi tra Paesi. Anche in seguito ai primi focolai italiani, da Codogno a Vo’ Euganeo, il senso comune era quello di una “semplice influenza” che colpisce nella sua forma più grave solo i più anziani, come se questi ultimi fossero meritevoli di una morte atroce, lontani dai propri cari, costretti a spegnersi su un letto di ospedale, attaccati ad una respiratore che prova a tenerli in vita.

Oggi è arrivato il tempo della responsabilità. E se per la politica è il momento delle decisioni emergenziali e consistenti, per i cittadini è arrivato il giorno di sviluppare il tanto decantato senso civico. Le immagini di qualche giorno fa di Bergamo siano un monito per tutti noi; una fila di camoin militari che trasportavano salme. Donne e uomini, vittime di un nemico invisibile ed infido, costretti ad essere allontanati dalla propria città per garantire loro un giusto trattamento dopo la morte. Bergamo è l’esempio della strage che il nostro Paese sta vivendo. Comune ricco, dotato di una sanità all’avanguardia, eppure in difficoltà. Il nostro territorio non ha, purtroppo, le stesse caratteristiche della ricca e sviluppata Lombardia; pensiamo, dunque, a quali potrebbero essere gli effetti di un’epidemia dalle nostre parti.

Purtoppo la politica locale sembra un po’ ferma sulle proprie posizioni. C’è bisogno di prevenzione e di anticipare, come in una vera e propria guerra appunto, le mosse di un avversario potente, come il COVID-19. Tante proposte sono state avanzate per prevenire una eventuale esplosione di contagi, in particolare la riattivazione degli ex ospedali di Anagni, Ceccano e Pontecorvo. Le istituzioni sembrano, però, non attente a queste richieste, quantomai necessarie in un territorio che non offre una garanzia sanitaria tale da vivere con serenità questo periodo di emergenza.

La vita di oggi, alle porte di una primavera che per fortuna sembra non accorgersi del disastro che stiamo vivendo, è sempre più scandita da un tempo dove ognuno di noi ha la facoltà di imporre il proprio ritmo. Curioso come in musica questa libertà lasciata all’esecutore venga indicata da un punto definito Coronato. Uno scherzo del destino, forse, ma un’opportunità di riscoprire se stessi, le proprie priorità e il proprio rapporto con un tempo che troppo spesso ci costringe a vivere il quotidiano con frenesia.

Ancora una volta, in conclusione di queste riflessioni, mi preme richiamare tutti alla responsabilità e al rispetto delle norme e delle linee guida diffuse dal Governo e richiamate costantemente dagli esperti. Oggi dobbiamo fare squadra, tutti insieme, senza polemiche che contribuiscono solo a sterilizzare le azioni, al fianco di chi, come i medici e gli infermieri, lottano in prima linea per sconfiggere l’avversario di turno. Dobbiamo essere una grande retrovia, in grado di offrirci sostegno l’un l’altro e, così facendo, la musica che oggi ravviva i balconi delle nostre città tornerà a risuonare nelle piazze e nelle strade.

Torneremo a rivalutare l’importanza di un abbraccio e scopriremo di essere un grande Paese che, ancora una volta, ha saputo lottare e resistere, sconfiggendo un invasore che oggi si chiama COVID-19.

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Modulo di autocertificazioine. Mininterno 26 marzo 2020

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