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No ad un'editoria legata al carro dei potenti

giornali in edicola 350 260di Valentino Bettinelli - Continua il clima di ostilità nei confronti degli organi di informazione in Italia. Un attacco costante, arrivato ormai a toni ossessivamente aggressivi.
Ultimo in ordine di tempo, il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, il quale non ha nascosto la sua avversità nei confronti del gruppo Repubblica-L’Espresso, auspicando la chiusura dei giornali e il relativo licenziamento dei dipendenti.

Una vera e propria censura del pensiero critico. Un attacco atomico nei confronti della libera informazione. Una deriva oscurantista preoccupante. Un tentativo di minare il principio di pluralismo ideologico, di contraddittorio, imponendo il dominio della becera propaganda di regime.
Il diritto alla libertà di stampa e diffusione di notizie ed idee, sancito dall’articolo 21 della Costituzione Repubblicana, appare una chimera in un contesto storico in cui la legge imperante è quella del like, utile a fortificare il consenso a breve termine. Un meccanismo in cui l’illusione della “comunicazione diretta” diffusa tramite i social networks, gioca in favore dei nuovi potenti. L’obiettivo è quello di distruggere i corpi intermedi dell’informazione, evitando domande scomode e appiattendo la coscienza civile della società.

Non è un caso che le più recenti conferenze stampa di governo abbiano assunto sempre più le dimensioni di “dichiarazioni alla stampa”. Dei monologhi di esclusiva propaganda, mascherata dall’apparente vicinanza tra potere e popolo. Peccato che quest'ultimo possa solo ascoltare, al massimo commentare o votare in un sondaggio istantaneo. Se poi i commenti o i voti non sono quelli desiderati spariscono in un attimo. E così tutto si svela per quello che è, un modello antico come il mondo: il potente al balcone e la massa tecnologica dei sudditi sotto.
Ancora più grave il fatto che l’ultimo tentativo di limitare la libertà d’informazione arrivi da chi ricopre un ruolo istituzionale così importante come quello di Ministro del Lavoro e dello sviluppo economico. Proprio chi dovrebbe operare per far valere la dignità dell’occupazione, quasi si augura il licenziamento dei tanti giornalisti, rei di svolgere la propria professione. Un colpo di potere, che potrebbe spazzare via anni di conquiste sociali e democratiche. Un pericoloso attentato al lavoro, reso sempre più subalterno nei confronti dei grandi interessi. Una corsa al massacro dove a pagare sarebbero sempre le stesse classi sociali, depredate anche del loro diritto ad essere informate.
La redazione di UNOeTRE.it, in solidarietà con i giornalisti del gruppo Repubblica-L’Espresso, vuole unirsi al grido, purtroppo non unanime, di chi intende difendere il proprio operato informativo. L’informazione si intende tale solo se plurale e autonoma.

Per onestà di pensiero va mossa una critica al mondo stesso dell’editoria, per larghi tratti ancora legato a logiche di potere troppo forti, che causano spesso conflittualità all’interno delle redazioni, imbavagliando molte voci, non favorendo la loro autonomia. Le forze di governo, da contro, dovrebbero garantire tale autonomia, favorendo un contraddittorio leale e non operando in linea con principi di censura, favorendo la circolazione di un pensiero non per forza allineato al potere, garantendo l’attuazione dei valori democratici dai quali nasce la nostra Repubblica.

 

 

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