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Populismo e TV

tgla7 skytg24 tg1 tg5 300x2251di Stefano Balassone per LeftWing 11 settembre 2018 - La7 ha tenuto bordone al populismo? Lo chiedono a Lilly Gruber che devia la mira verso ”l’intero sistema dei media, dove la cosiddetta antipolitica, madre di tutti i populismi, ha trovato ampia rappresentanza”. E qui, immaginando che il riferimento sia al profluvio dei talk show, concordiamo perché sappiamo che da quelle parti si inizia, magari, volendo decifrare l’Aria che tira, ma ci si rassegna presto a mettersela in poppa. E da questo punto di vista parleremmo di affinità elettiva fra broadcaster e populismo.

Ma un divorzio potrebbe avvenire per due ordini ragioni.
La prima ragione è che gli stessi media che hanno cavalcato l’ampia e maestosa onda, saranno velocissimi a concentrarsi sullo tsunami al punto di arrivo, dove il grande NO (No Ilva, No Tav, No Tap, No Tax, No Vax, No Shopping, No Imm-migrati, etc) frantumerà il frantumabile, e si frantumerà a sua volta in separate pozzanghere. O tornerà in alto mare. Insomma, chi ha cavalcato i flussi cavalcherà anche i riflussi, perché il mestiere è il medesimo.
Ma il populismo dispone anche di una risorsa che ai mass media è negata. Si tratta della penetrazione analitica raggiungibile attraverso l’uso dei social network. Dove chi ha vista lunga e tasche profonde (perché deve avvalersi di talenti e mezzi che costano) può dare “a ciascuno il suo” infilandosi nelle “filter bubbles” (gattari, cinofili, suprematisti, filantropi, omofili, omofobi, e tutti i cercatori di anime gemelle), e retribuendo ciascun gruppo con la chiacchiera che meglio gli si confà.

E qui arriviamo alla seconda ragione del possibile divorzio fra i mass media e il populismo. Questo gode, certo, della risonanza offerta dal broadcaster che per mestiere tende a radunare folle, ma è propenso a favorire gli interessi dei sistemi (Google, Facebook, Twitter, etc) in cui non è semplice ospite (di Lilly, Barbara, Myrta, Serena, Enrico, etc), mentre tira direttamente le fila del rapporto con le mappe sociali e psicografiche della società (chiedere alle versioni nostrane di Trump, Bannon e Cambridge Analytica). Da cui, per fare un esempio, l’orientamento a smantellare le perimetrazioni del diritto d’autore (distinzioni di territorio, calendario e piattaforma tecnica), presupposto giuridico e di fatto dei palinsesti dei broadcaster, e in tal modo favorire la Rete, che con i confini di spazio e tempo ha che fare come i cavoli con la merenda.
Due ragioni, o per meglio dire, motivazioni per una dialettica che può serbare sorprese. La posta, come sempre, siamo noi (una tipica battuta populista, per concludere, ci voleva).

 

 

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