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  • Medusa di Vanves 350 mindi Michele Santulli - Raramente ci si chiede come mai dell’antichità classica si conservano e si scoprono così tante opere specialmente in marmo e nulla o quasi nulla in bronzo. Le sculture infatti realizzate in bronzo in grandezza naturale o di media grandezza e arrivate a noi, sia in Europa e sia in Medio Oriente, sono così rare che possono contarsi quasi con le dita di una mano. Eppure la realizzazione di un’opera d’arte in questo metallo, a parte la maestria dell’artista nella creazione, era una impresa di alta professionalità e complessità fatti che lascerebbero presagire cura e interesse nella conservazione. Invece è avvenuto il contrario nel corso dei secoli: l’uomo crea ma anche distrugge e queste opere d’arte in bronzo, e ne erano una quantità come la storia racconta, subirono le vicende umane: quando scoppiavano le guerre e le rivalità e cominciavano a mancare i materiali per costruire le palle di cannone o altri congegni bellici… si faceva ricorso alle sculture in bronzo e si fondevano e riducevano in armamenti o altro! E tale comportamento dell’uomo distruttore di quanto di bello lui stesso aveva creato, è avvenuto purtroppo regolarmente: e avviene che tra le domande che non ci si pone è anche la seguente: ma quante opere d’arte sono state ridotte in armamenti, senza contare quelle distrutte a causa di altri accidenti? La risposta richiederebbe più pagine e ci farebbero deviare dalla via qui intrapresa riferita al grande scultore ciociaro.

    Nel 1923 Amleto Cataldi, lo scultore di Roma, espose trenta opere in bronzo e marmo in una galleria prestigiosa di Parigi e traMedusa di Vasnves queste lo Stato francese ne acquistò due, in bronzo, oggi una al Museo Nazionale Beaubourg e l’altra al Petit Palais. Il Console della Repubblica di San Marino, ammirato dalla qualità della esposizione, ordinò all’artista una scultura in bronzo lunga quattro metri che raffigurava Leonardo da Vinci, oggi collocata in un angolo dell’Isola d’Oro, ad Amboise città sul fiume Loira, dove il sommo artista è sepolto. Inoltre un gruppo della comunità italiana a Parigi acquistò una delle opere più mirabolanti in esposizione e cioè la Medusa, in bronzo, alta 1,82 m. che fu donata al Comune di Parigi. Su un piedistallo fu collocata in un parco di Vanves, municipio alla periferia della città, e qui esposta assieme ad altre opere. Incredibile che possa sembrare avvenne che questo incalcolabile capolavoro subisse il destino atroce e feroce che molte opere d’arte e monumenti pubblici vissero in quegli anni tragici della seconda guerra mondiale, non solo in Francia, e cioè furono rifusi, per ricavarne armamenti! Il nostro nel 1942, secondo le informazioni esaustive e immediate, inedite fino ad oggi, della segreteria del Sindaco di Parigi! Arguiamo che profondi devono essere stati il dilemma prima e il rammarico dopo, dei francesi nel doversi separare per sempre da un’opera d’arte simile, per ricavarne palle di cannone! Qui al lettore offriamo una rara immagine dell’opera quando presente nel parco Fréderic Pic di Vanves.

    Di quest’opera di sensibile richiamo commerciale, l’artista eseguì più di un esemplare in bronzo e anche almeno una in marmo. Il secondo esemplare in bronzo lo abbiamo rintracciato in una privata collezione di Torino e qui illustrato.
    A proposito delle mai abbastanza deprecate cieche o non cieche distruzioni causate da una guerra a danno del patrimonio pubblico va anche ricordato che Amleto Cataldi, ma anche la cultura, fu vittima di una seconda cattiva sorte a causa della guerra. Nel 1926 cioè nel periodo più rifulgente della sua maturità, alla presenza del principe Umberto, inaugurava a Fossacesia in provincia di Chieti nella piazza del paese, un monumento in bronzo ai Caduti della prima guerra mondiale, di elevatissima qualità: due soldati tengono in braccio un terzo soldato ferito e dietro di loro, chino, la figura di un angelo dalle fattezze ineguagliabili per dolcezza e purezza tipiche del Cataldi di quel periodo. E anche tale monumento, pur non essendo stato ridotto a palle di cannone, fu dai cannoni o dalle bombe ridotto ugualmente in polvere: siamo in pieno conflitto della battaglia di Cassino e la funesta cosiddetta Linea Gotica arrivava fino all’Adriatico per cui anche questo piccolo comune ne fu tragica preda dei bombardamenti.

    Dopo la triste cronaca di queste due splendide opere del Cataldi andate distrutte per colpa dell’uomo stesso, rammentiamo che alla fine del mese va in vendita a Roma una rara e pregevole opera pure in bronzo di Amleto Cataldi, ‘La Lettrice’ che bello sarebbe se tornasse nella sua terra di origine.

     

     

     

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  • A.Cataldi LeonardoDaVinci ad Amboise Francia mindi Michele Santulli - In note passate abbiamo informato su Amleto Cataldi, sulla ‘tentata rapina’ da parte del CONI dei suoi quattro gruppi giganteschi al Villaggio Olimpico e sul suo ruolo primario nell’ambito della scultura del Novecento europeo. Quest’anno la sua figura rifulge in modo particolare grazie alla concomitanza dell’anniversario dei cinquecento anni dalla dipartita di Leonardo da Vinci. Si dirà: ma quale relazione tra lo scultore ciociaro Cataldi e il sommo creatore della Gioconda?

    Il nostro Presidente della Repubblica ha compiuto recentemente un pellegrinaggio ad Amboise, sulla Loira, in Francia, per commemorare e onorare Leonardo qui sepolto: una commemorazione solenne in compagnia del Capo dello Stato francese che ha previsto anche la visita delle opere allestite sia nel museo sia nel parco. Il cerimoniale però, e non solo quello francese, non hanno dato uno sguardo alla splendida isoletta davanti ai loro occhi formata dalla Loira, isoletta che si distende quale uno smeraldo di fronte al castello dove riposano le ceneri di Leonardo: infatti in un angolo della isoletta che i francesi chiamano l’Isola d’Oro, quasi al limitare del fiume, si distende all’ombra di un albero secolare la gigantesca scultura in bronzo lunga oltre quattro metri di Amleto Cataldi che raffigura Leonardo disteso sotto forma di un dio fluviale.

    Questa scultura fu commissionata all’artista ciociaro dal console a Parigi della Repubblica di San Marino e successivamente, negli anni trenta del Novecento, donata alla Francia quale segno di gratitudine per certe attenzioni ricevute dal piccolo Stato nel corso delle vicende storiche. La scultura fu collocata inizialmente in città a Parigi e poi nel 1976 spostata all’isola d’oro di Amboise ed adagiata dove l’abbiamo descritta, inA.Cataldi Lettrice o Pensosa 50cm min corrispondenza del castello del re Francesco I sulla riva opposta, protettore e mecenate del sommo artista.

    A parte la costatazione che a Roma si trovino nei musei, nei luoghi pubblici, nei palazzi istituzionali almeno quaranta opere del Cataldi tanto da poterlo definire lo scultore di Roma, al Quirinale medesimo si trova una celebre opera dell’artista, per cui è singolare che gli addetti al cerimoniale presidenziale o per non conoscenza o per scelta politica, abbiano ignorato tale palese relazione sentimentale tra l’artista ciociaro e Leonardo: giusto e bello sarebbe stato se il Presidente avesse potuto fermarsi anche al cospetto dell’opera dell’artista ciociaro, prestigioso contrassegno della amicizia e solidarietà Francia-Italia.

    Inutile ribadire, in merito a tale evento di alta rappresentanza politica e diplomatica, la totale assenza ed abulia delle istituzioni ciociare a tutti i livelli e di quelle regionali e del Comune di Roma medesima, particolarmente interessata alla presenza e valorizzazione delle opere del maestro ciociaro che tutte si sono dichiarate, in effetti, non coinvolte nell’alto messaggio del Capo dello Stato a Leonardo: siccome le commemorazioni ufficiali internazionali sono iniziate da pochi giorni e dureranno tutto l’anno, sicuramente le menzionate istituzioni nelle inevitabili occasioni di rappresentanza e celebrazione rammenteranno tale non comune vincolo Cataldi-Leonardo.

    A proposito dello scultore Cataldi è motivo di prestigio far presente che alla fine del mese andrà in vendita al pubblico incanto a Roma una delle sue opere più significative: “La lettrice”, alta circa 50 cm, in bronzo. L’opera fu presentata ad una mostra a Roma nel 1908 col titolo di “Pensosa” ed è particolarmente significativa nel canone dei lavori dell’artista perché è una delle poche a ricalcare e a rivivere, pur se delicatamente, lo stile cubista che in quegli anni stava scuotendo il mondo artistico europeo grazie a Braque e a Picasso. La scultura riscosse unanime approvazione e consensi e contribuì non poco al consolidamento della ormai riconosciuta reputazione del giovane artista ancora nei suoi ventanni. L’opera fu acquistata dalla Galleria Nazionale Arte Moderna di Roma e qui sempre visibile. Dell’opera si conosce una sola replica, la presente in asta, che l’artista pur ben consapevole del suo obbligo artistico nei confronti della Galleria Nazionale, non potette sottrarsi alle insistenze di un noto compositore musicale argentino, per cui il secondo esemplare è a Buenos Aires che veleggiò. E dagli eredi del compositore proviene l’opera ora in vendita. Date lequotazioni ancora più che accettabili dell’artista, bello sarebbe se l’opera tornasse in Ciociaria.

     

     

     

     

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