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  • ManetE. LItalienne 350 260di Michele Santulli - Si tratta di un dipinto di Edourd Manet dei primi anni ’60 dell’Ottocento e illustra una modella in inappuntabile costume ciociaro a Parigi. L’opera fu acquistata da un imprenditore americano delle ferrovie e rimasto sempre in famiglia, passato all’erede e infine ad altro successore che lo mise in vendita qualche anno fa ed ora riapparso in una importante iniziativa della casa d’aste Christie, che ha luogo il 15 del mese, sette giorni dopo la dispersione di una parte della immensa eredità della dinastia Rockfeller.

    Di questo quadro si conosceva solo una rara riproduzione in bianco e nero in quanto i proprietari ed eredi furono sempre restii a mostrarlo e ad esporlo: é apparso la prima volta negli ultimi anni in due o tre esposizioni, dopo quasi cento anni di oscurità.

    Quest’opera, data la sua importanza, anche essa è stata particolarmente studiata e indagata da chi scrive: un raffronto con un dipinto di ciociara di Corot alla Gall. Naz. di Washington, in questo periodo in esposizione a Parigi al Museo Marmottan, è stato particolarmente significativo ed ha portato alla conferma indiscutibile che la modella del quadro di Manet è Agostina Segatori, originaria di un paese dei Monti Simbruini, una delle modelle ciociare più note e celebrate e della quale abbiamo scritto più di una volta nel passato.

    Il giovane Manet in effetti frequentava lo studio del vecchio Maestro Corot che in questo periodo, dal 1860 circa e fino alla morte nel 1875, si dedicherà quasi esclusivamente alla raffigurazione di figure femminili e di conseguenza il suo studio era L'italienne di Monetfrequentato dalle modelle che ingaggiava in giro, tra le quali anche Agostina: ilAgostina Segatori di Corot rapporto con la modella ciociara particolarmente solido e durò per parecchi anni: il risultato ne è stato, tra le tante opere per le quali ha posato, la nascita in special modo di alcuni capolavori inarrivabili quali la Dama in blu al Louvre, la Lettura interrotta a Chicago e la Ninfa distesa a Ginevra. Si ricorderà che se ne parla nel libro: “MODELLE E MODELLI CIOCIARI a Roma, Parigi e Londra, 1800-1900”.

    Colpisce che a parte la rassomiglianza fisica dei sembianti dei due dipinti, la ciociara di Manet e quella di Corot, anche l’abito indossato dalla modella è il medesimo per entrambi i quadri, come medesimi sono gli orecchini e le spallette e il modello di tovaglia sul capo: tale fatto rende palese e incontestabile il rapporto quasi di devozione del giovane Manet verso il vecchio Maestro.

    E’ motivo di gratificazione leggere nella scheda relativa dell’opera in asta che l’esperto della casa d’Aste Christie recepisce le deduzioni di chi scrive e conferma senza ombra di dubbio che la modella dell’importante dipinto di Manet è Agostina: è sicuramente la prima volta che la Christie dà il vero nome a una modella ciociara di un quadro che offre in vendita.

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  • Aldo Moro 1961 h260 min okdi Loredana Ferri - Riflessioni sull’attesa.
    L’attesa è sempre snervante qualunque essa sia.
    C’è la lunga attesa seduti nello studio dal medico, la coda alla cassa al supermercato, in auto il lunedi’ mattina, e vogliamo parlare dei nove mesi prima di nascere! Un esempio di attesa è quella che va dal 4 marzo giorno delle elezioni politiche a oggi 4 maggio. Dall’ora non abbiamo ancora un Governo e pare torneremo alle urne.
    Per fortuna il contrario di attesa è speranza. Ed è quella che ci da la spinta a non mollare.
    Quando l’attesa giunge al termine, sale una specie di ansia, forse perché “quell’attesa” non sai mai come va a finire. Può essere vantaggiosa oppure devastante. Tornando all’attesa dal medico, quando ci chiama a volte storpiando il nostro cognome, ci sembra che tutti i mali siano passati e non ricordiamo cosa dobbiamo dirgli. Questo senza dubbio l’effetto più brutto dell’attesa.
    L’attesa però è legata sentimentalmente al tempo che passa. Il tempo, a sua volta ti può lasciare brutti ricordi o semplicemente ripensare a un giorno speciale che la nostra memoria non vuole dimenticare.

    Una passeggiata lungo mare

    Il nove maggio cade l’anniversario del ritrovamento del corpo di Aldo Moro.
    Il mio ricordo della persona di Aldo Moro risale al luglio del 1969 e avevo appena compiuto sei anni.
    In quel periodo i miei genitori, avevano preso in affittato un appartamento per le vacanze estive a Terracina, una località di mare a sud del Lazio.
    Quella mattina attendevamo il verde del semaforo per attraversare la strada e recarci in spiaggia.
    Poco dopo ci ritrovammo dall’altra parte, sul lungo mare.
    Ricordo l’odore del mare e l’eccitazione di incontrare le mie amiche, quando a un certo punto mia madre chinandosi mi sussurrò all’orecchio: "guarda davanti a te… quell’uomo è Aldo Moro".
    Io ovviamente non sapevo chi fosse ma lo osservai bene.
    Moro camminava lentamente verso di noi, indossava una camicia bianca e paio di pantaloni e scarpe nere.
    La cravatta era appena allentata sul collo e la giacca era elegantemente appoggiata sul braccio.
    Mio padre lo salutò e lui ricambiò con un filo di voce.
    Ci passò accanto non guardava il mare ma davanti a se… io mi voltai a guardare quella figura alta e magra che si allontanava chiedendomi come mai fosse vestito e non portasse i sandali ai piedi.
    Cominciai a tempestare mia madre di domande. Primo come mai era vestito; secondo chi fosse e altre domande ingenue.
    Mi rispose che stava semplicemente facendo una passeggiata e che era un uomo che faceva lo stesso lavoro di Berlinguer.
    Berlinguer lo conoscevo perché la mia famiglia era di sinistra e lo nominavano tutti i giorni come fosse un parente.

     

    16 marzo - 9 maggio 1978

    Il 16 marzo del 1978 le Brigate Rosse sequestrarono Aldo Moro. Gli italiani in ansia rimasero incollati ai loro televisori, persino mia madre se ne fece istallare uno piccolo in cucina per non perdersi le notizie dei tg mentre cucinava. Dopo cinquantacinque giorni il 9 maggio, tornata da scuola, mia madre mi annunciò che lo statista rimase vittima degli stessi sequestratori.
    Nonostante appartenesse a un partito antagonista al nostro, la sua morte ci rattristò.
    Pensai a quell’incontro a Terracina e mi chiesi se nella lunga attesa del sequestro pensò solo per un attimo a quella sua passeggiata solitaria lungo mare, perso nei pensieri di un uomo qualunque.

    *In alto a sinistra la foto di Aldo Moro sulla spiaggia a Terracina con la figlia nel 1961.

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