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  • Marie Guillemine Benoist 350 mindi Loredana Ferri - Marie Guillemine Benoist è stata un’affermata pittrice aristocratica sopravvissuta alla morte durante la Rivoluzione Francese.

    A Parigi nel 1800 nell’edizione annuale del Salon anche le donne potevano finalmente esporre le loro opere.
    Si avverte nell’aria una ventata di novità. È Marie a portarla! Con il suo dipinto intitolato “ Ritratto di una negra”. Fu uno scandalo! Marie volle con questo quadro celebrare la liberazione del 4 febbraio 1794 dalla schiavitù nelle colonie francesi.
    Vestita con i colori della bandiera francese dove ognuno contrasta l’altro: la veste bianca spicca sotto il suo seno e così la cintura rossa forse di seta, appena accennata, sul bianco della veste. Il drappo blu oltremare appoggiato sulla sedia dietro di lei, la racchiude come una perla di un’ostrica.

    Aveva trasformato un’ex schiava in una donna francese libera solo per pochi giorni, giusto il tempo per ritrarla, per poi ritornare dai suoi doveri domestici, il nuovo lavoro che le era stato concesso dopo la schiavitù. Negli occhi dei suoi spettatori però rimaneva un’africana portata in Francia.donna nera 350 min

    Nei suoi occhi si legge una tristezza, una malinconia tipica di chi è lontano dalla sua terra d’origine, avvolta in una bandiera che non era la sua e mai lo è mai stata.
    Questo ritratto è esposto al Museo del Louvre. Recentemente gli è stato cambiato il titolo, da: “Ritratto di una negra” a “Ritratto di una donna di colore”.
    Personalmente l’avrei cambiato con “Ritratto di una donna libera” senza puntualizzare il colore.

    Forse, chiedo e pretendo troppo. Ancora oggi le donne non sono libere, ma non solo loro. Etnie contro altre etnie. Religioni contro altre religioni. Tutto quello che è diverso, diventa contro e ogni uomo vuole fare schiavo l’atro. Si potrebbero fare tanti esempi. Nel 2018 Sana Cheema, italo- pakistana fu uccisa da suo padre e dai suoi fratelli in Pakistan perché voleva sposare un italiano, rifiutando un matrimonio combinato dai suoi genitori.
    Quest’anno il 15 febbraio per la morte di Sana non pagherà nessuno. Tutti i suoi parenti imputati che si erano orgogliosamente colpevolizzati hanno ritrattato.
    Tutti sono stati assolti per mancanza di prove.
    Quel 4 febbraio 1794 sembra che non sia ancora arrivato!

     

     

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    A Parigi nel 1800 nell’edizione annuale del Salon anche le donne potevano finalmente esporre le loro opere.
    Si avverte nell’aria una ventata di novità. È Marie a portarla! Con il suo dipinto intitolato “ Ritratto di una negra”. Fu uno scandalo! Marie volle con questo quadro celebrare la liberazione del 4 febbraio 1794 dalla schiavitù nelle colonie francesi.
    Vestita con i colori della bandiera francese dove ognuno contrasta l’altro: la veste bianca spicca sotto il suo seno e così la cintura rossa forse di seta, appena accennata, sul bianco della veste. Il drappo blu oltremare appoggiato sulla sedia dietro di lei, la racchiude come una perla di un’ostrica.

    Aveva trasformato un’ex schiava in una donna francese libera solo per pochi giorni, giusto il tempo per ritrarla, per poi ritornare dai suoi doveri domestici, il nuovo lavoro che le era stato concesso dopo la schiavitù. Negli occhi dei suoi spettatori però rimaneva un’africana portata in Francia.donna nera 350 min

    Nei suoi occhi si legge una tristezza, una malinconia tipica di chi è lontano dalla sua terra d’origine, avvolta in una bandiera che non era la sua e mai lo è mai stata.
    Questo ritratto è esposto al Museo del Louvre. Recentemente gli è stato cambiato il titolo, da: “Ritratto di una negra” a “Ritratto di una donna di colore”.
    Personalmente l’avrei cambiato con “Ritratto di una donna libera” senza puntualizzare il colore.

    Forse, chiedo e pretendo troppo. Ancora oggi le donne non sono libere, ma non solo loro. Etnie contro altre etnie. Religioni contro altre religioni. Tutto quello che è diverso, diventa contro e ogni uomo vuole fare schiavo l’atro. Si potrebbero fare tanti esempi. Nel 2018 Sana Cheema, italo- pakistana fu uccisa da suo padre e dai suoi fratelli in Pakistan perché voleva sposare un italiano, rifiutando un matrimonio combinato dai suoi genitori.
    Quest’anno il 15 febbraio per la morte di Sana non pagherà nessuno. Tutti i suoi parenti imputati che si erano orgogliosamente colpevolizzati hanno ritrattato.
    Tutti sono stati assolti per mancanza di prove.
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