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  • 1024px Sunset across the Ryogoku bridge from the bank of the Sumida river at Onmagayashi 350 mindi Loredana Ferri - Ricordo di un ponte.

    Quel ponte, me lo ricordo bene.
    Era l’estate del 1968, con i miei genitori lo percorremmo dentro la cinquecento di papà.
    Il ponte Morandi ci servì, insieme a altri viaggiatori sconosciuti a “traghettarci” in altre mete.
    Io viaggiavo stretta come una sardina, nel retro della mitica automobilina tra valigie e l’immancabile borsa con dentro tre panini gommosi. Per ammazzare il tempo lungo il tragitto cantavamo canzonette estive del momento: “Azzurro” di Celentano o “Luglio” di Riccardo del Turco mentre sudavo come una candelina che cola la sua cera.
    Nel momento in cui si varcò quel ponte, all’improvviso calò il silenzio. Zitti non ci osammo guardare il mare in lontananza tantomeno quel vuoto sotto di lui. I nostri occhi fissavano la strada davanti a noi mentre il mio cuore e il fiato sembravano si fossero di colpo fermati. La piccola auto, somigliava a un piccolo insetto che volava sospeso tra il cielo e lo spaventoso strapiombo del ponte.
    Una volta oltrepassato, mi voltai a guardarlo mentre lo vedevo scomparire tra gli uliveti.
    Questa estate, nel mese di luglio al tramonto ci sono passata sopra al ponte Morandi di Genova! L’aria condizionata della mia auto non mi faceva più sudare ma, un brivido mi è passato lungo la schiena, forse per farmi ricordare che lui è un ponte che fa ancora togliere il fiato.
    Poi il 14 agosto ti sei lasciato morire. Come un vecchio stanco della sua lunga malattia, dove nessun medico ha saputo curare portando con te i tuoi sfortunati passeggeri. Attendo la tua rinascita.

     

    Stampa del 1831 dell’incisore Katsushika  Hokusai intitolato: “Sguardo sul tramonto presso il ponte Ryogoku di sera dalla sponda del pontile di Onmaya

    Questa è una stampa del 1831 dell’incisore Katsushika Hokusai intitolato: “Sguardo sul tramonto presso il ponte Ryogoku di sera dalla sponda del pontile di Onmaya”.
    Il ponte è del 1659. Nel 1932 fu sostituito.
    Oggi il ponte è chiamato “Sumida” il nome è dato dall’omonimo fiume che gli scorre sotto e del quartiere di Tokyo. Il ponte fin dall’antichità è un importante via di comunicazione per la città.

     

     

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  • Musei Vaticani 350 260 mindi Michele Santulli - La Giverny, la Castiglioncello dei modelli di artista.
    La gloria del Museo di Belle Arti di Boston è ‘Carmelina’ di Matisse, una delle opere più ammirate del Museo di Chicago è la ‘La lettura interrotta’ di Corot, gemme della Galleria Naz. di Washington e del Metropolitan di New York sono ‘Il ragazzo dal panciotto rosso’ di Cézanne, il dipinto focale del Museo d‘Orsay è ’Agostina’ di Van Gogh, un capolavoro della collezione Buehrle di Zurigo è ‘L’Italienne’ di Picasso, l’Eros che svetta al centro della fontana in quello che è considerato da sempre l’ombelico del mondo e cioè Piccadilly Circus e lì vicino nei giardini di Kensington la scultura di ‘Peter Pan’, lo ‘Sluggard’ di Leighton e il Bacio di Rodin al Museo Tate, il Seminatore nei Kew Gardens sempre a Londra, e poi ’Les Trois Soeurs’ del Museo Orangerie e la ‘Giovanna d’Arco’ a Place des Pyramides e il ‘San Giovanni Battista’, la ‘Donna Accovacciata’, la ‘Cariatide’ al Museo Rodin di Parigi e in altre decine di musei del mondo, la ‘Ciociara col bambinello’ nei MuseiAntonia davanti allo speccchio Vaticani e una infinità di altre opere sparse in tutto il pianeta, capolavori universali visitati e ammirati ogni anno letteralmente da milioni e milioni di visitatori, sono il risultato della presenza della modella e del modello in posa sulla pedana davanti all’artista!

    Anzi, possiamo concludere che tale presenza è stata così determinante per l’artista, sia esso scultore o pittore, che l’opera d’arte medesima quasi sempre non è altro che il ritratto della modella o del modello.
    A tale elenco, sono certo, troppo intrigante e stimolante per essere noioso, si aggiungano ‘Eva Incompiuta’ celeberrima di Rodin, il ‘Serf’ di Matisse, la ‘Joie de vivre’ pure di Matisse, il ‘Grand Nu’ di Braque, la ‘Seminatrice’ sui franchi d’argento e sui francobolli e oggi sull’Euro francesi, ‘L’armonia in rosso e verde’ di Whistler, ‘Carmela Bertagna’ di Sargent, le cinquanta opere di Matisse su ‘Laurette’, il ‘Balzac’ che si leva imponente e regale a Vavin di fronte allo Charivari a Parigi, l’’Italienne’ di Manet come pure la ‘Ciociara col mandolino’ di Corot e così infinitamente: come in un caleidoscopio meraviglioso sfileranno i sembianti e le figure di Cesidio Pignatelli, di Musei VaticaniAntonia Bruzzese baronessa di Gallinaro, di Adele Apruzzese, Rosa Arpino, Rosalina Pesce, Carmela Caira, Carmela Bevilacqua, di Loreta Arpino, di Celestino Pesce, Agostina Segatori… pietre miliari ormai della Storia dell’Arte occidentale.….
    E, chi ama approfondire, può sfogliare “MODELLE E MODELLI CIOCIARI A ROMA, PARIGI E LONDRA 1800-1900” per stupire ancora di più.

    E tutte queste creature erano nella quasi totalità originarie della Valcomino, ecco perché l’analogia con Giverny la patria dell’Impressionismo e con Castiglioncello culla dei Macchiaioli: è la Valcomino, Olimpo ignorato dei modelli di artista, una volta angolo recondito e appartato di Terra di Lavoro borbonica e ancora oggi identificato come ‘Abruzzi’, sempre al plurale, perpetuando errori e distorsioni vecchi di secoli.
    E invece -una nemesi- questo è il luogo di nascita, la matrice, non solo dei modelli ma di tutta la cosiddetta Ciociaria, perché è da qui che le creature di quei luoghi iniziarono la loro secolare odissea migratoria parte al di là delle Alpi e parte nello Stato Pontificio già alla fine del 1700: laLoreta. Metropolita di New York patria dunque del personaggio in costume ciociaro, il soggetto -ecco perché nemesi- più illustrato e più amato dagli artisti europei: i pifferari, gli organettari e zampognari, le ciociarelle, gli artisti girovaghi per le vie dell’Europa, i briganti di Sonnino…

    Se si escludono i soggetti religiosi in prevalenza dei secoli passati, è arduo a rinvenire nella iconografia europea un soggetto così amato e così ripetuto come il soggetto in costume ciociaro o la modella o modello ciociari: si è trattato di una autentica apoteosi, durata circa centocinquantanni, tipica e unica di questi soggetti. E pertanto località delle quali non è facile trovare l’eguale per significato e contributi dati alla Storia, quali Picinisco, Gallinaro, Casalattico, Atina, Vallerotonda, San Biagio S. e altre, le patrie delle modelle e modelli di artista e degli artisti girovaghi, sono totalmente inconsapevoli e all’oscuro sia dei loro figli sia di quanto da loro dato all’Arte Occidentale, per non citare le istituzioni locali e nazionali!

     

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