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La "Malapianta"

Mamma ndrangheta 2di Ivano Alteri (video)- Esplorando il web si possono fare brutti incontri, o incappare in cose insulse. Ma si può anche trovare qualcosa che risvegli la voglia sopita d'indignarsi, di approntarsi alla lotta, per fare ciò che si considera giusto fare; e soprattutto susciti quella facoltà sorprendente e primordiale che non ci fa accontentare della superficie delle cose. Né semplicemente di capirle, ancorché si possa credere di capirle nel profondo: poiché “capire” viene sempre dopo; prima viene, atavicamente, “sentire”. È ciò che accade vedendo e ascoltando il video “Mamma 'Ndrangheta”, di Nuccia Martire, ideato e diretto da Giuseppe Lo Cascio, con Diana Iaconetti e Tatiana Antipova - come si legge nei titoli - che abbiamo potuto apprezzare su YouTube in questi giorni. Il video ha già vinto due premi al Concorso "La bellezza dell'eterno", quest'anno alla sua seconda edizione, che si tiene nella cittadina di Diamante, in Calabria.

Il titolo è la prima zolla su cui s'inciampa, addentrandosi in quelle immagini che sanno di terra, ora bagnata dal mare, ora dal sangue. Lì già sgocciola il dolore e il rammarico di quella Terra di Calabria, che dalla “malapianta” della 'Ndrangheta si è vista avviluppare e usurpare finanche il blasone di Mamma. Cosicché i suoi figli, che in essa affondano tenacemente e amorevolmente le radici, ve le tengano in ceppi, prigioniere d'un groviglio opprimente di sentimenti e pensieri, contorti e cruenti, come di sterpaglie malefiche e parassite che tolgano aria e nutrimento ad ogni speranza di germoglio.

Così attanagliati dalla 'Ndrangheta Matrigna, di zolla in zolla i figli della Terra di Calabria urlano, ringhiando, tutto lo strazio che invade chiunque debba compiere una scelta orribile: restare prigionieri di un suolo infestato ed inaridito, dove vedere appassire poco a poco e malinconicamente ogni germoglio della propria esistenza; o decidere di strappare violentemente le radici dalla terra, per andare a calpestarne un'altra, dove ogni zolla, però, sarebbe terra straniera.

Ma da un tale, drammatico, dilemma, gli autori e i protagonisti del video si divincolano; dimenandosi e impugnando a due mani la propria arte; lanciando fendenti di rabbia e consapevolezza, per una lotta robusta e senza requie, contro la “malapianta” e chiunque non sia disposto a sentire. E all'incipit, ferisce già il ringhio tagliente della Iaconetti, che rivela nella lingua natia: “Sono nata così/ da odio pre natale/ covato tra le serpi/ con il cordone stretto intorno al collo/ legata ad una placenta tossica/ di malapianta...”.

E sembra, così, di vederli ora, quegli uomini e donne di Calabria, strappare erbacce dalle menti e dissodare cuori, impugnando coraggio e poesia, per sporgersi in pieno sole, all'alba di un nuovo futuro e di una nuova speranza.

E, della speranza, vederli gettare tra quelle zolle il seme.

Frosinone 21 giugno 2016

 

 

 
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