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C'è un problema di metodo nelle decisioni che riguardano questa valle

S.Maria a fiume 390 260 mindi Anna Elisa De Santis, Avvocata - Prendo la parola per ringraziare la rivista organizzatrice di questo interessante incontro, Unoetre.it.
La rivista ha anche dato spazio per rendere nota l’iniziativa della poesia collettiva per il fiume Sacco che qualche mese fa pensai per aprire un’esperienza di espressione poetica collettiva attorno al nostro fiume, emblema dell’inquinamento ambientale nella valle.

Scrissi così una poesia di apertura, Acqua dolce, a cui sono seguite altre. Amiche, conoscenti, Vittoria, Antonio, Marina, Giovanna, Maria Teresa, Lucia, prima con esitazione, poi rompendo i dubbi, hanno accolto il mio invito a scrivere per questo nostro fiume, come atto di impegno civile.
Unoetre ha richiamato alcuni versi e l’iniziativa nella locandina della sua iniziativa sociale odierna.

Mi sembra necessario che di fronte all'aggressività degli inquinamenti occorra un atto di fiducia nell’uomo a partire dalla sua sostanza che è nella cultura, senza la quale uomini non saremmo, né donne, ma solo maschi e femmine frammisti. La mia idea è che occorra una presa di coscienza personale sapendo di poter contare l’uno nell'altro, con fiducia in un percorso di unione rispettosa e reciproca per contrastare la prepotenza del pensiero di chi inquina.

Così come non lasceremo solo il nostro fiume, il nostro ambiente indebolito, modificato nelle sue matrici dall'inquinamento, così non lasceremo solo nessuno di noi nella difficoltà, quindi un contenuto di speranza nel futuro di questa valle a partire dalla speranza nella cultura, portatrice di pace e benessere.
Ma questa è solo una parte io credo, delle questioni vaste che la bonifica del fiume pone.

C'è un problema di metodo nelle decisioni che riguardano questa valle.
Si tratta di trovare il baricentro e questo non può che essere ritrovato attorno alla realtà. La realtà che è stata negata, sia quella del valore naturale e di risorsa economica stravolto dall'inquinamento, che quello delle patologie umane, e ricordiamo anche animali, sviluppate nella zona.
La realtà è stata invece evocata a sproposito per dividere gli interessi dei lavoratori e dei disoccupati da quelli dell'ambiente, isolare l'ambientalismo. Dividere, anche, chi ha un punto di vista religioso dell'ambiente, da chi invece ha scelto altro, un punto di vista unicamente laico che nulla toglie al senso di emozione di essere parte minima di un insieme di meravigliosa perfezione, di fronte ad una notte stellata, a una collina fiorita, al mare. Il senso del nostro limite.
Questi problemi, ma non solo questi vengono in luce con la bonifica della valle.
C'è quello, grande, di ristabilire equità fra le condizioni di persone e territori resi diseguali dall'inquinamento e di farlo in modo da aprire una nuova stagione di legalità.

Significa riuscire ad invertire le ragioni che spingono all'abbandono delle nostre aree avvelenate, per avviare condizioni di vivibilità, anche per chi arriva da lontano. I migranti, che possano trovare uno schema di vita chiaro in cui a nessuno è lecito arricchire in danno di altri e nemmeno dell'ambiente.

Bonificare la valle veramente, significa agire a livello istituzionale perché il risultato da raggiungere non venga stravolto da una distorsione della funzione delle procedure, in primo luogo di quelle di partecipazione.
Bonificare la valle come occasione di legalità, significa tornare a scoprire le ragioni profonde delle norme per la bonifica.

Rileggiamo quindi con pazienza i riferimenti normativi degli innumerevoli documenti prodotti. L’art. 253 c.1 dlgs 152/06 in materia di ambiente, la legge 2141/90 sulla partecipazione. È vero che c'è stata la legge 134./2012 ha rivisto i criteri per individuare i siti, ma dobbiamo trovare il cuore di questa normativa intera, per comprenderne il senso e la vitalità.
Le bonifiche fondano la loro ragion d'essere in una scelta di riparazione del danno ambientale che impegna la pubblica amministrazione in prima persona, senza che questo significhi trasferire a danno della comunità la responsabilità di chi ha inquinato.

Il principio chi inquina paga, viene integrato dal dovere di garantire il diritto alla salute, al paesaggio, all'ambiente. Un principio che è frutto di una grande elaborazione del diritto attivo nella società, dei giudici, degli avvocati. Ricordiamo qui il giudice Gianfranco Amendola. Ma voglio sottolineare qualcosa sul rapporto tra l’elaborazione di un principio come quello “Chi inquina paga”, e le norme su cui le bonifiche ambientali che qui invochiamo si basano.
L’art. 253 c.1 del dlgs 152/2006, cardine della regolamentazione nella questione che stiamo affrontando, è una piccola parte di un notevole testo normativo di riordino dell’intera materia ambientale, ma in poche linee traccia le basi su cui oggi ci muoviamo. Il riferimento di principio è chiaro, ed è proprio al “chi inquina paga” nato dal vivo dell’impegno ambientalista e giuridico.
Nel 2006, le tracce di quel lavoro già lontano negli anni, si sono intrecciate con l’elaborazione del momento, punto avanzato di produzione normativa ambientale. Sottolineo questo sia per la ricerca del punto di orientamento nell’individuare la logica che muove le regole pubbliche sulla bonifica ambientale, che per evidenziare l’altra consistenza che è invece storica e politica. Dobbiamo essere consapevoli di essere un popolo dotato di forza e insieme una nazione in uno Stato che è forte, ha stabilità, riesce a conservare la produzione di qualità del suo pensiero, a farla transitare nel tempo. Nulla si perde di ciò che vale. E’ questa una democrazia solida.

Leggendo ancora il Dlgs 152/06 per la parte che riguarda le bonifiche, ci rendiamo conto di quanto questo sia ver,o infatti il principio chi inquina paga si salda al dovere pubblico di garantire il diritto alla salute e all’ambiente, comunque e anche se non si riesca, per le ragioni più diverse, a trovare i responsabili del danno. Anche in questo caso, sarà cura dello Stato, nelle sue articolazioni, assicurare il recupero delle aree danneggiate. La salute è un diritto, l’ambiente sano e integro anche, e lo Stato ha l’onere di assicurarlo. Vediamo allora che niente è andato perso dell’impegno per l’ambiente e la salute, dunque da questa forza profonda del nostro Stato dobbiamo partire nel fissare i termini anche dei momenti di conflitto che possano esservi tra i diversi interessi che ruotano attorno alle bonifiche ambientali, alla nostra stessa attesa bonifica. Anche il conflitto, che a livello sociale si esprime nel fenomeno della lotta sociale, nelle forme pacifiche possibili e se necessarie, ha questo quadro affidabile di riferimento.
Un quadro di riferimento che è nell’equilibrio di poteri, giudiziario, amministrativo, legislativo, richiamato dal principio “chi inquina paga” in rapporto continuo con il dovere pubblico di garantire il diritto alla salute.
Questo significa che, nelle zone interessate dalla bonifica, bisogna prestare attenzione perché può crearsi confusione sul sistema e disordine. Può crearsi la percezione che sia possibile inquinare senza pagare, dato che poi comunque lo Stato deve garantire garantire il diritto alla salute.

Il sito del bacino della valle del Sacco corre anch'esso questi rischi, dunque sarebbe opportuno che nelle scuole, nei luoghi di lavori, nei centri di aggregazione sociale, venisse diffusa la comunicazione dello stato delle cose.
La bonifica sarà occasione di legalità e crescita culturale se anche le imprese che saranno impegnate nelle attività di bonifica, svilupperanno i loro protocolli di gestione nel rispetto non formale dei principi di responsabilità sociale d'impresa, spesso formulati nei loro modelli organizzativi elaborati sul Dlgs 231/2001 e soprattutto sulle sue successive modifiche che hanno allargato con i reati ambientali il ventaglio dei reati presupposto, in un contesto di tendenziale estensione delle sanzioni penali e amministrative per gli illeciti ambientali. Parliamo soprattutto della terra dei fuochi e dei disastri ambientali, ma il contrasto all’inquinamento non può che avere il suo contestuale punto di forza nell’assunzione di responsabilità da parte delle imprese, per l’esercizio organizzato della quale, come si è appena detto, vi sono precisi e solidi riferimenti normativi. Il Dlgs 231/2001.

Un modello di contrasto dell'inquinamento da sviluppare con cura, non limitato all' applicazione della sanzione, ma attivo per il risultato di recupero dell'area, sapendo già che notevole è il divario tra siti e danno effettivo nell'area Sin. Che vi è anche, contestualmente, un’amministrazione regionale attenta alle istanze locali, ma di fatto messa alla prova, con la bonifica del bacino della Valle del Sacco, di un confronto profondo con il punto della gestione nelle aree sofferenti del Lazio diverse dalla metropoli e dalle periferie metropolitane. Aree in cui la democrazia arranca insieme ai problemi della popolazione.
L’impellenza delle necessità di efficienza e di umanità nella soluzione dei problemi ambientali impone un impegno sostanzialmente maggiore degli uffici e degli organi, che non possono essere lasciati soli, né incastonati in una concentrazione del potere istituzionale e burocratico.. Ragioniamo sul fatto che in Italia abbiamo avuto l’istitituzione del podestà e non è stato solo il contesto fascista a renderla inidonea, ma l’assolutezza delle funzioni .attribuite a quell’organo di governo Anche in democrazia, come è ormai noto,,possono inserirsi elementi sia economici, che istituzionali, che culturali, capaci di modificare in senso autoritario la vita e l’ordine democratico. Una delle forme autoritarie di organizzazione dello Stato e della società, è stata proprio il fascismo.

Il contesto culturale di cui è espressione il Governo attuale, l’ostilità alla cultura e al confronto, il populismo sostitutivo del popolo, devono indurre al ragionamento attento, alla riflessione. La questione della bonifica della Valle del Sacco sarà un’ interessante, anche se faticosa, area di prova per tutta la realtà sociale e istituzionale.

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