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Gli inquinanti ambientali

  • Scritto da  Margherita Eufemi

S.Maria a fiume 390 260 mindi Margherita Eufemi, Prof. Docente Università La Sapienza di Roma - Gli inquinanti ambientali appartenenti alla famiglia degli organoclorurati (OCPs) rappresentano un gruppo eterogeneo di composti chimici i cui effetti avversi sulla salute umana trovano ampio riscontro in letteratura scientifica. Tra gli OCPs si annoverano la diossina, il DDT, i PFA, l’esaclorobenzene e il beta lindano, strutturalmente il più piccolo ma anche il più stabile, ben noto alla popolazione della Valle del Sacco.

Molti inquinanti organoclorurati, tra cui la diossina, il DDT e i PFA, sono anche definiti “interferenti endocrini”: infatti, tali composti sono in grado di mimare l’azione molecolare degli ormoni (come quelli sessuali, tiroidei e della corticale del surrene) per via di una elevata somiglianza strutturale con essi, creando uno squilibrio fisiopatologico nell’organismo. In questo contesto, la tossicità degli OCPs è correlata alle loro proprietà chimico-fisiche, che li rendono difficilmente biodegradabili e con una forte tendenza al bioaccumulo. Per questo motivo, alcuni OCPs possono raggiungere nell’uomo concentrazioni che sono 100 ed anche 1000 volte più alte di quelle degli ormoni. Inoltre, è importante sottolineare che gli ormoni sono secreti in caso di assoluta necessità per l’organismo, mentre l’esposizione costante rende gli OCPs sempre presenti; in virtù di questo, essi possono competere con i recettori degli ormoni, inibendo l’attività del ligando fisiologico ed innescando una serie di risposte cellulari che possono determinare patologie quali disfunzioni metaboliche o malattie correlate alla riproduzione e purtroppo anche i processi di cancerogenesi. Il beta lindano, o beta esaclorocicloesano, è uno dei più noti, (ma non il solo), inquinanti organoclorurati della Valle del Sacco e i suoi livelli di esposizi one sono stati monitorati in uno studio di sorveglianza sanitaria sulle popolazioni residenti nelle aree più critiche.

Nonostante la sua vasta distribuzione a livello globale, in letteratura poco è riportato sugli effetti del beta lindano nelle cellule umane. Gli studi cellulari sono fondamentali per comprendere e descrivere i meccanismi molecolari che regolano tutte le attività di una cellula vivente e le sue risposte a stimoli esterni; possono essere definiti come “la prova del nove” degli studi epidemiologici, in quanto forniscono un supporto sperimentale all’ipotesi di un probabile effetto tossico di una sostanza, permettendo di individuare le reazioni biochimiche ed i meccanismi molecolari alla base della sua azione. I risultati dei nostri studi sugli effetti del beta lindano in modelli cellulari, rappresentativi del carcinoma della mammella, della prostata e del fegato, hanno mostrato come questo composto, agendo sull’oncoproteina STAT3, nelle cellule tumorali sia in grado di innescare processi che portano ad una progressione del tumore in una forma più aggressiva e più indifferenziata, interferendo anche con la risposta al trattamento farmacologico. È importante sottolineare che la concentrazione di beta lindano utilizzata in tutti gli esperimenti è stata estrapolata dal rapporto di sorveglianza sanitaria e che, quindi, corrisponde ai livelli ematici rilevati nella popolazione esposta. Sebbene la struttura del beta-lindano non sia tipicamente quella di un interferente endocrino, i valori riportati nello studio epidemiologico hanno aperto all’ipotesi che esso possa comportarsi anche come tale, attivando sia i recettori degli estrogeni sia quelli degli androgeni, ipotesi confermata dai nostri studi.

Una volta identificata STAT3 quale proteina chiave in grado di mediare l’azione molecolare del beta-lindano (oltre a quella di altri OCPs), il passo successivo, in quanto gruppo di ricerca, è attualmente volto alla caratterizzazione di una serie di composti di origine naturale a nota attività inibitoria di STAT3 che possano avere un ruolo protettivo nei confronti di tali inquinanti. Purtroppo gli organoclorurati non rappresentano la sola tipologia di inquinanti presenti nella Valle del Sacco; tra i più noti ricordiamo i metalli pesanti e le polveri sottili, la cui tossicità è stata ampiamente dimostrata da prove scientifiche. Proprio in considerazione della complessità della situazione ambientale di questo territorio, mi auguro che possa esserci un totale sostegno alla mozione dell’Onorevole Muroni con una pronta risposta tesa a “curare” quest'area e le popolazioni residenti. Quindi, di pari passo con la bonifica, auspico un immediato riscontro a livello di strutture sanitarie con competenze finalizzate alle patologie correlate all’inquinamento.

 

 

 

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