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Valle del Sacco fra veleni e corruzione

inquinamento del sacco pompeo ordina piu controlli e convo 350 260 mindi Valentino Bettinelli - Il 7 marzo è lontano cinque mesi ormai. Dell’Accordo di Programma siglato in Prefettura tra Regione e Ministero solo uno sbiadito ricordo. La bonifica, finanziata e ancora ferma, un'utopia per un territorio sempre più martoriato dall’inquinamento.
A tal proposito qualche tempo fa abbiamo visitato dei campi a ridosso del famigerato depuratore ASI di Ceccano, constatando come questi fossero coltivati con orzo ad uso alimentare. Proprio lì, a due passi dal fiume Sacco e praticamente lungo la recinzione esterna del depuratore, nel pieno di una zona costantemente invasa da odori nauseabondi e materiali inquinanti, provenienti dai vari scarichi delle aziende situate lungo il corso del fiume. Liquami e residui industriali che da Colleferro arrivano fino a Ceprano, avvelenando un’intera area geografica, a causa anche dell'inefficienza del depuratore di Ceccano, dovuta a sua volta dallo stallo produttivo della struttura medesima di Anagni.

Una situazione paradossale, che insiste proprio lungo quell’area industriale che negli ultimi giorni è di nuovo salita agli onori delle cronache, a cause delle inchieste dei Carabinieri ambientali. A scuotere le anime dei cittadini il sequestro della “Gabriele Group” di Patrica, azienda di trattamento di rifiuti liquidi chimici, ritenuta responsabile dei fenomeni schiumogeni che sconvolsero l’opinione pubblica nel mese di novembre dello scorso anno. Lo stesso primo cittadino di Patrica, Lucio Fiordaliso, si è reso protagonista anche mettendo all’angolo i rappresentanti del suo stesso partito (il Partito Democratico), chiedendo una maggiore attenzione alle vicende della Valle del Sacco, soprattutto in merito alle concessioni sul trattamento dei rifiuti.

Proprio la nostra terra, infatti, sembra essere stata individuata come l’area deputata al trattamento dei rifiuti, una sorta di terreno franco dove poter gestire un processo che rischia solo di inquinare ulteriormente suolo e acque già notevolmente compromessi. Ad avvelenare ulteriormente la vicenda, lo spettro sempre più insistente della corruzione, male atavico della nostra società, pronto a colpire anche la Valle del Sacco.
Come riportato sulle colonne de “Il Fatto Quotidiano” il 4 luglio 2019, arresti e avvisi di garanzia, inquadrati nell’operazione “Urban Waste”, hanno colpito un sistema corruttivo che cresceva sempre di più in provincia di Frosinone. Al centro della ragnatela del malaffare lo smaltimento e il trattamento dei rifiuti, e la gestione degli appalti collegati. Una rete malata di imprenditori ed enti pubblici, venuta a galla, ancora una volta, grazie al lavoro dei Carabinieri Forestali di Frosinone.

Secondo la Procura, gli enti avrebbero agevolato alcune ditte, non considerando le gravi violazioni da queste perpetrate, in cambio di somme di denaro considerevoli. Insomma, la classica “mazzetta” all’italiana, pronta ad essere usata al momento giusto per fare utili ed ottenere favori. Peccato che questi meccanismi vengano messi in atto a danno di un intero territorio e della sua stessa popolazione, colpita nel profondo da un inquinamento arrivato ormai oltre ogni soglia di tolleranza. Questo encomiabile lavoro delle forze dell’ordine è auspicabile che prosegua, ma vorremmo che insieme ai corrotti venissero individuati e fermati coloro che inquinano il fiume Sacco. Se non si fermano questi odiosi pirati e chi li aiuta, ogni intervento di bonifica sarà vano, se non addirittura inutile.

La situazione della Valle del Sacco è gravissima, a tratti drammatica; questi episodi di corruzione non fanno altro che appesantire ancora di più la situazione. Le soluzioni sulla carta ci sono, serve però una volontà sistemica che permetta la sostanziale risoluzione di un problema estremamente complesso.
Per quello che si può fare, come informazione continueremo a vigilare sulle procedure amministrative che verranno messe in campo nel prossimo futuro. A tal proposito, per il 20 agosto prossimo, dovrebbe svolgersi un tavolo tecnico convocato dal consigliere provinciale delegato all’ambiente, Vincenzo Savo. Saremo presenti.

La Valle del Sacco non può più aspettare. Amministratori locali e rappresentanti regionali e nazionali dovranno finalmente prendere in mano la vicenda, arrivando a passi concreti e soluzioni reali. Il tempo di chiacchiere e promesse è abbondantemente terminato.

 

 

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