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La discarica puzza perchè non si interviene seriamente a Colle Fagiolara

collefagiolara 350 mindi Ina Camilli* - Anche in questo momento, come ogni giorno e notte, a Colleferro e a Paliano l’aria è irrespirabile, ammorbata dagli odori mefitici della discarica di Colle Fagiolara e dalla coltre di polvere del cantiere Vailog Amazon di colle Rampo. I due siti, ad alto impatto ambientale, sono confinanti. Entrambi autorizzati dalla Regione Lazio con il parere favorevole degli Enti locali.

Per i residenti e i lavoratori non c’è tregua. La puzza, insieme alla protervia di chi amministra la vita pubblica, è la vera padrona di questo territorio e di chi lo vive, da circa 30 anni. Il fetore non conosce orari e non rispetta le feste. È così da luglio e chi ha potuto si è allontanato, ma gli anziani intrasportabili, chi ha attività economiche e famigliari è rimasto a soffrire. Con il caldo non si respira e la puzza entra dentro la testa con tutte le finestre strachiuse.

Non c’è spazio in questo articolo per ricostruire la storia vergognosa della discarica di Colle Fagiolara, che coincide con la storia delle Amministrazioni comunali, delle maggioranze e delle opposizioni locali, con l’aggressione portata avanti con violenza nei confronti della Valle del Sacco.
Rappresentanti eletti che, a parti invertite, ieri opposizione oggi maggioranza, hanno deriso e denigrato un territorio vasto come la Valle del Sacco, rimanendo impassibili e indifferenti a qualunque violento oltraggio.

Perciò raccontiamo cosa è successo partendo dal 5 luglio 2019 ad oggi. Zingaretti firma l’ordinanza per far fronte alla trentennale “crisi” ciclica dei rifiuti di Roma e dispone che tutti gli impianti del Lazio devono immediatamente utilizzare al massimo delle capacità le loro strutture fino al 30 settembre.
Colle Fagiolara vede arrivare e ripartire 100 tir al giorno che scaricano circa mille tonnellate di monnezza.
La gestione già molto compromessa collassa con l’aumento dei quantitativi e il conferimento di rifiuti trattati male, scaricati ancora putrescibili. Il caldo, la polvere, l’intensa attività dell’immenso cantiere Vailog fanno saltare ogni possibilità di controllare la situazione, nel caso, inverosimile, che ce ne fosse stata la volontà.

La rabbia esplode quando il Comune di Colleferro e Lazio Ambiente spa - Società regionale che gestisce il sito - non rispondono alla reiterata richiesta di incontro di rappresentanti del Comitato Residenti Colleferro, che vogliono conoscere i motivi per i quali il fetore è molto al di sopra della normale tollerabilità e le ragioni per cui non vengono adottate tutte le misure a tutela della salute pubblica, come prevede la legge.
Ai residenti, ai cittadini, alla gente comune importa sapere cosa sta succedendo in discarica, conoscere la causa del loro malessere, ma importa soprattutto sapere se le Istituzioni che hanno eletto per rappresentare i loro interessi agiscono e operano a difesa della salute pubblica.comitatoresidenticolleferro 350 260
Anche dopo che a luglio il Comitato ha organizzato tre incontri pubblici dedicati alla problematica non cambia nulla!

Allo scopo di scuotere l’indifferenza degli Enti locali e richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e degli organi di controllo e vigilanza, in primis di ARPA LAZIO (al punto che ormai si dubita della sua esistenza in vita) due rappresentanti del Comitato hanno protestato presso la Presidenza della Società e l’Ufficio del Sindaco di Colleferro, entrambi assenti, chiedendo un incontro, che è in attesa di essere confermato.
Ad oggi nessuno, nemmeno il Sindaco Sanna ha comunicato alla cittadinanza quali lavori straordinari si stanno eseguendo dentro la discarica. Perché? Perché il Primo cittadini è al di sopra della legge e non si abbassa a parlare con i cittadini di un Comitato che fa quello per cui è nato!
È possibile, come si evince dalla semplice osservazione, che si tratti della ricollocazione dei rifiuti alla quota di 280 metri, abbassando la sopraelevazione di colle Fagiolara che era stata portata a 287 metri. Premesso che nella discarica di Colle Fagiolara, come tutti sappiamo, dovrebbero affluire esclusivamente, le cosiddette “ecoballe” (che di eco non hanno nulla, solo il bel nome per ingannare i cittadini) di CDR (combustibile da rifiuto), ma, considerato che i residenti sono costretti a convivere ancora con il miasma velenoso proveniente dall’area della discarica (il solo CDR non dovrebbe emettere cattivi odori), si può ritenere con poco margine di errore, che le ECOBALLE depositate di CDR non siano adeguatamente trattate e le stesse miscelate con FOS non stabilizzato (FOS: frazione Organica Stabilizzata). Questa tecnica è illegale!!
Da quanto è possibile vedere ed intuire dall’esterno della discarica, dal momento che non è stata concessa la possibilità di entrare per esaminare come procedessero i conferimenti e le varie sistemazioni, infatti, l’Amministrazione Comunale ed il gestore della discarica hanno sempre negato l’ingresso ai tecnici del nostro Comitato, stanno tagliando le “Ecoballe” di CDR e FOS per poter meglio gestire, il rilevato interno della discarica e non lasciare interstizi tra le “ecoballe” in modo da comprimerle e utilizzare lo spazio per confluire maggiore cubatura di “immondizia”. (E' l’unico modo di chiamare ciò che viene conferito nella discarica di Colle Fagiolara)
Tagliando le “ecoballe” di CDR non adeguatamente trattate e miscelate con FOS non stabilizzato, si sprigionano nell’aria esalazioni fetidiche e velenose per la pubblica incolumità, è quello che sta avvenendo in questi giorni.
(Quando i rifiuti FOS non stabilizzati macerano sotto il sole con le alte temperature, costituiscono un serio rischio per la salute legato alla proliferazione di germi e parassiti con la possibilità di diffusione di malattie infettive attraverso contatto diretto o indiretto tramite gli insetti e soprattutto entrando in contatto con gli escrementi di uccelli e roditori. Appare chiaro che nel nostro caso c’è un problema di gestione delle cosiddette “ecoballe” e del ciclo dei rifiuti che coinvolge le istituzioni: ora è arrivato il momento di risolverli superando odiose diatribe di scarico di competenze delle quali i cittadini ne hanno piene le tasche). Il grave disagio legato alla situazione attuale dimostra che il Sindaco Sanna non ha chiesto alla Società di ottemperare con rigore e urgenza alle prescrizioni dettate dalla normativa, pena il ricorso a ulteriori provvedimenti sanzionatori, venendo meno alle sue responsabile di massima autorità sanitaria.

Il trionfo dell’inganno però arriva il 2 agosto - guarda un po’, nel pieno delle vacanze - con la pubblicazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti del Lazio. Su colle Fagiolara la Regione sorvola, mentre conferma a chiare lettere l’insediamento a Colleferro di un compound industriale da 500 mila tonnellate, il nuovo Polo industriale dei rifiuti della valle del Sacco e dell’intero territorio regionale.
Come era prevedibile l’ordinanza Zingaretti dovrebbe essere prorogata fino a dicembre 2019. Quindi quali e quanti rifiuti riceverà Colle Fagiolara?
Proprio in virtù di queste deroghe abbiamo chiesto il riesame e l’aggiornamento dell’autorizzazione AIA, inadeguata a fronteggiare il pesante carico ambientale sulla Valle del Sacco.
Il Comitato dedicherà nel mese di settembre un’intera sessione alla problematica sanitaria e ambientale, testimoniando al Tribunale di Velletri sul processo contro le emissioni odorigene, che ha intentato nel 2014, chiedendo ai cittadini di scegliere se nel futuro vuole il compound industriale e il consorzio Minerva, se vuole un diverso indirizzo politico in materia ambientale, dimostrando in piazza in modo pacifico ma determinato il proprio dissenso contro l’ignavia dell’Amministrazione comunale, allineata alle scelte della Regione Lazio che ignora dove sia Colle Fagiolara e colle Rampo, divenuto una pianura di colata di cemento.
Se la salubrità dell’aria continua a non essere una priorità e se il contesto ambientale è ormai compromesso vuol dire che chi si era impegnato per farlo non sta facendo il suo dovere.

*Ina Camilli
Comitato Residenti Colleferro, aderente al Coordinamento interprovinciale Ambiente e salute valle del Sacco e Bassa valle dell’Iri
16.8.2019

 

 

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