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Colle Fagiolara: fino al 31 dicembre inquinamento non stop. E dopo?

collefagiolara 350 mindi Ignazio Mazzoli - Fra luglio e agosto questo giornale ha ospitato prese di posizione e commenti sul fetore che la discarica di Colle Fagiolara, al confine tra Colleferro e Paliano, dispensava senza ingiustizie agli abitanti delle due città. Si è trattato di posizioni espresse da importanti Associazioni: Rifiutiamoli, Comitato Residenti Colleferro e da singoli cittadini.

In questi primi giorni di settembre ho voluto ripercorrere strade e luoghi mai dimenticati di Paliano, città di cui sono stato Sindaco nel 1975 per parlare con vecchie e care conoscenze, ma anche con i loro figli, perché giovanissimi; devo sapere come questa discarica tormenta i palianesi anche se da tempi non proprio recentissimi.

Ricordo che le prime rimostranze furono sollevate quando ancora lo straordinario Parco Monumento naturale “la Selva”, creato dalla passione di Antonello Ruffo di Calabria, era attivo e ospitale, ma veniva ferito dai pessimi odori di quanto si andava accumulando in Colle Fagiolara.
Non un giro di “Amarcord”, ma un insieme di testimonianze in cui l’indignazione s’intreccia con lo scoraggiamento e la sfiducia che questa maleodorante realtà si possa modificare radicalmente il 31 dicembre 2019, ultimo giorno di apertura del sito.

In molti cominciavano così: “Sindicu, mica solo io la penso così”. “Vorremmo che qualcuno venisse a parlarne con noi. Qui in campagna dove noi viviamo”.
A più di uno mi è capitato di osservare: “ma io leggo di assemblee che si svolgono per informare e criticare”. La risposta: “e chi ce lo dice a nui?”
Da ciò che ho letto risulta che in particolare a Colleferro la presenza di sindaco e assessore in alcune di queste riunioni c’è stata. Pare, però dalle dichiarazioni, che mai si sia svolto un incontro istituzionale con delegazioni di cittadini nella casa comunale di Colleferro e in quella di Paliano (i due Comuni più colpiti).

Anche ascoltando le persone che incontro ho la sensazione che il ruolo prezioso delle Associazioni non vada oltre un preciso confine: quello di rendere evidente che loro ne parlano. E poi…? In me sento serpeggiare il timore che così continuando anche i movimenti più combattivi si perdano i pezzi e non si svilupperanno.
La presenza sui social è insufficiente e comunque non basta, almeno per tutte quella fette di popolazione che ricercano un contatto personale e umano per denunciare i loro disagi.

 

Vediamo un po' la situazione di cui abbiamo parlato con alcuni cittadini di Palliano, nel concreto:
Agosto con i suoi costanti 40° è stato un vero inferno, perché l’ordinanza di Zingaretti del 5 luglio 2019 dispone che “Tutti gli impianti del Lazio dovranno immediatamente utilizzare al massimo delle capacità le loro strutture” per fronteggiare l’emergenza rifiuti a Roma. A Colle Fagiolara arrivano e ripartono 100 tir al giorno che, scaricano circa mille tonnellate di monnezza.

Qualcuno scrive che i miasmi dipendono dalla qualità del conferimento o dai camion che non vengono lavati, ma dimenticano di dire che lì giace una vecchia pozza di percolato e che, proprio nell’infuocato agosto, l’altezza della discarica è stata abbassata di 7 metri! Con quale progetto e con quali misure di prevenzione hanno rimosso rifiuti abbancati nel 2016? Può mai essere?

Chi deve denunciare l’ordinanza Zingaretti sulla emergenza rifiuti del 5 luglio 2019, le operazioni di ripristino della quota a 280 metri? Chi contrasta la Regione e chiede al Comune di Colleferro e di Paliano la ricerca di soluzioni ragionevoli e tollerabili?
Prendersela per pura propaganda solo con gli errori (certi e verificati della Sindaca Raggi) non serve se non si investono le Istituzioni che devono affrontare i problemi: Regione, Lazio Ambiente, Comuni e Arpa!

I controlli son stati chiesti? Si è verificato che siano stati eseguiti? Alcune Associazioni come il Comitato Residenti Colleferro, aderente al Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri, ha fatto tre denunce ai Carabinieri, una alla Guardia di Finanza, inviato decine di segnalazione con pec ad Arpa, Regione, Comune ed ente gestore della discarica, ottenendo un sopralluogo straordinario sebbene, anche questa volta, è stata rifiutata la partecipazione del loro consulente.

Sempre sul fronte ambientale, perché non si dice una parola sulle conseguenze irreversibili del cantiere Vailog, contiguo alla discarica, sulla devastazione del patrimonio rurale e paesaggistico. E’ sostenibile tutto questo per la valle del Sacco? Terra polverosa e odori mefitici hanno reso tutta l’area invivibile per l’uomo e per la fauna!
Colle Rampo non esiste più. È stato raso al suolo e il Comune di Colleferro con la Regione firmano un protocollo sul consumo del suolo e di scelte così definitive e insostenibili e non si discute in termini critici. Una violenta contraddizione.

Ma ancora più nel merito. Contro i miasmi agostani quali azioni sono state intraprese? Dei controlli sono stati chiesti a novembre 2018 e chiederli ora a settembre sperando che la discarica chiuda a fine anno suscita giusto un sorriso malizioso.
I controlli e le misure di sicurezza dovrebbero essere preventivi non successivi! Se la discarica chiude senza aver raggiunto i 530 mila Mc la Determina regionale prevede una penale, ma si sa che il Sindaco dice di non essere preoccupato. Strano. Ha mai provveduto a chiedere l’applicazione dell’art. 3, comma 85, della legge regionale del 2016, che prevedeva l’avvio delle procedure per la chiusura della discarica entro febbraio 2017? Se non l'ha fatto, come fa a non preoccuparsi?

Lo sgombero dei mezzi dalla discarica da parte del Comune di Colleferro avverrà, se Lazio Ambiente Spa non provvedesse per tempo, come conseguenza della scadenza del contratto di servizio, non perché sia stata già adottata la Determina regionale sul piano di chiusura e di gestione post mortem. Infatti, sono due provvedimenti diversi. Il 31 dicembre 2019 finisce la concessione per la gestione del sito che torna nella disponibilità del Comune di Colleferro. Vedremo la Determina sul fine vita? Molti sono convinti, pochi sperano. Per ora non c’è traccia nel nuovo piano rifiuti, ma nel piano regionale generale non sono indicati sistemi e impianti per il trattamento e lo smaltimento degli stessi e, questo impensierisce molto.

L’inquinamento del territorio e dell’aria, come quello delle acque non è una iattura, non è un accadimento naturale da cui non ci può difendere, manco fosse l’eruzione di un vulcano o un maremoto.
Il dialogo con le Istituzioni deve essere certamente democratico e corretto, ma reale. I fatti devono corrispondere alle proteste e alle manifestazioni di disagio delle popolazioni. Non si può continuare a credere “Sulla parola!”

Finora non ci sono state verifiche, controlli e contromisure, ma solo una opposizione fatta di comunicati da parte delle Amministrazioni comunali, senza che in questa afosa estate sia seguita una sola azione per abbattere i miasmi e le polveri. Incontrare gli Amministratori anche in piazza va bene, ma poi si devono produrre esiti tangibili, che non tornino indietro come boomerang, e che migliorino davvero le situazioni. Per esempio, nel caso specifico di Colle Fagiolara perché il Sindaco non va in discarica con la polizia municipale e se rileva irregolarità trasmette gli atti alla autorità giudiziaria?

Prima ancora della scadenza della ordinanza sulla emergenza rifiuti del 30 settembre la Regione Lazio ha adottato la proroga fino a dicembre, che aumenta il conferimento giornaliero ed anche gli introiti per il Comune di Colleferro!
Serpeggia il pensiero che sia questo il motivo per il quale in fin dei conti non si riesce a farsi capire da chi soffre: servono fatti, non incassi, ma dimostrare nel concreto che almeno ci si prova a intervenire seriamente.

11 set 19

 

 

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