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Un Manifesto Green per la Valle del Sacco

  • Scritto da  Giuseppe Sarracino

Ambiente 

Verso la riconversione per uno sviluppo sostenibile nel segno dell’Agenda ONU 2030

di Giuseppe Sarracino*
AgendaONU20230 390 minNel nostro Paese si apre una nuova stagione d’impegni verso la riconversione di uno sviluppo sostenibile nel segno dell’Agenda ONU 2030. Due sono le novità più rilevanti: l’istituzione di un nuovo Ministero deputato alla Transizione Ecologica e, i fondi della Next Generation EU. Una cospicua parte di tali risorse sarà impegnata sui temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento. Gli investimenti previsti dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, riguardanti la missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” sono circa 70 miliardi di euro. Si tratta di una sfida importante che non sarà facile vincere, anche per le stesse caratteristiche della composizione dell’attuale governo. L’interrogativo, da porsi in questo momento, è decidere se continuare, a essere ancorati a una visione di crescita infinita e senza regole, che caratterizza le economie di tutto il pianeta, oppure ripartire con un diverso modello di sviluppo, che richiede precise e non neutrali scelte politiche ed economiche. Occorre passare da un modello di economia lineare, che indubbiamente ha contribuito a migliorare le condizioni di vita di milioni di esseri umani, ma non più compatibile, ad un’economia circolare che punti a rimettere in circolo il più a lungo possibile i prodotti e le limitate risorse che abbiamo ancora a disposizione.

Le risorse previste dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, rappresentano anche per il territorio del frusinate un’occasione importante. Si tratta di ripensare a un diverso sviluppo del territorio, equilibrando il rapporto tra campagna, città e popolazione. Questo è tanto più urgente e necessario in un’area come quella della Valle del Sacco, caratterizzata da elementi naturali e sociali di forte contraddizione. Si tratta di scrivere un Manifesto Green che ponga la Valle del Sacco come motore di sviluppo sostenibile di tutto il frusinate in stretto rapporto con l’intera regione, attraverso una visione unitaria e in scala “metropolitana”.

La prima questione da affrontare, riguarda le politiche da avviare contro il continuo consumo di suolo, che nella provincia di Frosinone, ha interessato negli anni recenti, circa 22 mila ettari di terreni. Frosinone è la città che ha consumato più suolo di tutti gli altri comuni, circa 1.400 ettari, una realtà già ad alta densità abitativa, con circa 1.000 ab. /Kmq. contro una media di 150 ab. /Kmq. dell’intera provincia. Ciò è tanto più grave, perché da tempo assistiamo a una continua diminuzione del tasso di crescita della popolazione, basterebbe, ad esempio, commisurare le ipotesi di crescita urbana a previsioni d’incremento demografico certificate dall’Istat, per troncare alla radice una gran parte della cementificazione del territorio. La Regione Lazio con la legge n. 7/2017 “Disposizioni per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio" intende promuovere e tutelare l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente, contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici. Si tratta di principi strategici fondamentali per tutelare e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Di fronte a tali obiettivi sarebbe utile un osservatorio regionale capace di verificare gli interventi che i singoli comuni stanno programmando sui propri territori per evitare che la rigenerazione urbana si trasformi in un ulteriore consumo di suolo. Conseguire una filiera agroalimentare sostenibile, migliorare la competitività delle aziende agricole e le loro prestazioni climatico-ambientali, vuole dire costruire un baluardo contro il consumo di suolo. Occorre quindi sviluppare un’agricoltura di qualità, come la viticoltura, l’olivicoltura, la zootecnia, che caratterizzava i numerosi comuni che lambiscono il fiume Sacco. Non si tratta di proporre il vecchio modello economico, tipico del settore primario ma, piuttosto un’agricoltura multifunzionale, che eroga una serie di servizi di qualità, capaci di integrare il reddito dell’agricoltore, come l’agriturismo, le attività naturalistiche e didattiche, colture di qualità. Tutto questo potrebbe contribuire a evitare il continuo esodo verso le già affollate città, vedi Roma e costruire nuovi rapporti tra popolazione ed ecosistema.

Economia circolare e valorizzazione del ciclo integrato dei rifiuti rappresentano un altro punto del manifesto per la Valle del Sacco. Il Rapporto dei Rifiuti Urbani dall’ISPRA, mostra una situazione drammatica per quanto riguarda la produzione di rifiuti, la raccolta differenziata e la gestione degli impianti dei solidi urbani (RSU), sia a livello regionale che provinciale. Continuare a smaltire i rifiuti in discarica, significa infierire su un territorio già sottoposto a numerosi impatti ambientali, costituendo un rischio d'inquinamento dell'acqua, del suolo e dell'aria. Negli ultimi anni pur assistendo sull’intero territorio regionale a un trend virtuoso di calo della produzione pro capite, le discariche sono e continueranno a rappresentare un problema, anche in considerazione del fatto che la maggior parte di esse sono ormai sature o in via di esaurimento. Occorre perseguire l’obiettivo, in tempi brevi, di smaltire in discarica al massimo il 10% del totale dei rifiuti urbani prodotti, come previsto dalle norme UE, fino al totale abbandono di questo sistema di smaltimento.

Occorre avviare, sul nostro territorio in una visione regionale d’integrazione, politiche di prevenzione, riciclo, recupero e smaltimento dei rifiuti, e una nuova gestione dei siti inquinati da bonificare e concorre all’attuazione dei programmi comunitari di sviluppo sostenibile. Solo in questo modo sarà possibile trasformare il rifiuto in ricchezza che non vuol dire solo ricchezza economica ma soprattutto bene per la salute e la tutela dell’ambiente. Occorre indirizzare e sostenere gli investimenti delle imprese verso le attività della green economy, sapendo distinguere fra le varie tipologie d’impianti di gestione dei rifiuti. Su un territorio molto delicato dal punto di vista ambientale, frutto di politiche scellerate, occorrono impianti basati su tecnologie avanzate di selezione e recupero di materiali capaci di trasformare gran parte dei materiali inclusi nel rifiuto residuo in nuova carta, plastiche, vetro, metalli, compost, in biogas e biometano e materiali utilizzabili per il riuso a fini agricoli e per le costruzioni. A tale proposito occorre ricordare che in provincia di Frosinone esistono circa 25.000 aziende agricole che occupano oltre 90 mila ettari di superficie agricola utilizzata (SAU). L’utilizzo dei residui delle loro attività agricole, attraverso la trasformazione in compost, può comportare un doppio vantaggio, ridurre la produzione di scarti e il loro trattamento come rifiuti e allo stesso tempo fornire a questi materiali una valorizzazione economica e ambientale per ripristinare e migliorare quantità e qualità della sostanza organica nei suoli agrari. Un primo presupposto fondamentale per il miglioramento della competitività di gestione dei rifiuti è rappresentato dall’individuazione di una “scala minima ottimale”.

Ciò implica necessariamente il superamento della rigida dimensione amministrativa, che prevede una sostanziale coincidenza tra gli ambiti ottimali e i territori delle Province, a sfavore di una dimensione tecnico-gestionale che contempli variabili territoriali e demografiche. Per cui sarebbe auspicabile che il più importante e grande impianto di trattamento dei rifiuti di natura pubblica, che consorzia i comunali della provincia, accelerasse il processo di riconversione industriale avviato da poco tempo, divenendo il principale protagonista nella gestione di tutte le frazioni di rifiuto urbano prodotte sul territorio provinciale chiudendo così il ciclo dei rifiuti.

La qualità dell’aria in alcune aree della nostra provincia sta diventando un bene prezioso, i continui sforamenti giornalieri previsti per le polveri sottili e l’ozono, rappresentano una grande sfida ambientale. Nella nostra provincia, Frosinone, dove il territorio è fragile dal punto di vista ambientale, manca un’efficace strategia di lotta all’inquinamento atmosferico e tutela dell’ambiente, spesso si limita a interventi estemporanei dettati da motivi contingenti e quindi con scarsi o limitati risultati. I dati nazionali e quelli forniti dall’ARPA, mostrano come molte delle malattie riscontrate, sul nostro territorio, sono dovute da inquinamento da PMX; le stazioni localizzate nella Zona della Valle del Sacco registrano superamenti dei valori limite per gli inquinanti PM10, NO2 e O3.

Gli alberi rappresentano una strategia di lotta all’inquinamento molto importante, anche se non può essere l’unica forma di contrasto né tanto meno sostituirsi ad altri tipi d’interventi. Sarebbe utile avviare una partnership fra Comuni, Provincia, Regione, ARPA, associazioni e aziende private per la realizzazione di un programma d’interventi di forestazione urbana. La necessità di creare nuove aree verdi compensare le proprie emissioni nell’aria, con progetti volti alla riduzione delle stesse. Si tratta di sperimentare, un modello di governance ambientale in grado di offrire alle imprese uno strumento che permetta loro di diminuire la propria carbon footprint e la quantità di particolato lasciato nell’aria, con azioni di compensazione che generino benefici ambientali e sociali sul loro territorio, attraverso un progetto di forestazione urbana, con la messa a dimora di migliaia nuovi alberi nelle aree più popolose della Valle del Sacco. Allo stesso tempo sarebbe interessante rendere obbligatorio, per accedere ai finanziamenti ambientali, la redazione e l’approvazione, da parte dei comuni, del piano del verde quale strumento di pianificazione e gestione del capitale naturale.

Utilizzare il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, per costruire una nuova road map, capace di indicare le linee strategiche lungo le quali indirizzare le risorse finanziarie, il capitale umano e naturale, in una visione unitaria d’interventi all’insegna di un nuovo modello di sviluppo per l’intero territorio, coinvolgendo i cittadini e le realtà economiche e sociali in uno sforzo collettivo regionale e locale.

*Giuseppe Sarracino
Agronomo-Paesaggista

 

 

 

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