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Valle del Sacco: un mare di rifiuti da BIOgas

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 AMBIENTE, Opinioni

Conferenza di servizi: assenti tutti i Sindaci del comprensorio, a conferma il loro disinteresse

di Ina Camilli*
No Biogas Lazio minLa crisi pandemica da Covid 19 in Ciociaria ha colpito duramente e mostrato le carenze del sistema sanitario regionale con pesanti ricadute a livello economico, su cui intervenire nel corso di una emergenza globale è ancora più difficile.

Nel contesto della valle del Sacco, lacerata dalla lunga crisi occupazionale, provata dalla pandemia, screditata da una bonifica che non si completerà mai, segnata dal profondo distacco tra gli abitanti e le Istituzioni rappresentative, si stanno concentrando nuovi investimenti per la localizzazione di impianti industriali per il trattamento di rifiuti, sotto la bandiera della nuova lobby dell’economia circolare.

Al loro avanzare fa da contraltare il volontario arretramento di quei soggetti, istituzionali e non, che dovrebbero interpretare, rappresentare e difendere i diritti dei cittadini, e che invece sono usciti dalla contesa, lasciando campo libero ad interessi attuati in contrasto con le esigenze della salute e dell’ambiente.
Tutto intorno la grave arretratezza sociale e politica in cui è immersa la provincia, saldamente in mano a forze politiche che non lasciano alla cosiddetta società civile un reale e sostanziale spazio di intervento.

Dalla valle del Sacco non si leva un coro per denunciare quanto sta avvenendo e per resistere alla forte pressione che si sta esercitando sulla Ciociaria. Un coro sarebbe difficile da ignorare; si sentono solo voci isolate che rivendicano il diritto di vivere in un ambiente salubre, economicamente e ambientalmente sostenibile, e che vedono negli impianti alimentati a biometano e per la produzione di biogas soprattutto una fonte di profitto, un business.

Il Piano per la gestione del ciclo dei rifiuti della Regione Lazio non ha voluto salvaguardare il territorio ciociaro, dove sta proliferando parallelamente l'iniziativa privata di nuova impiantistica a Frosinone, Anagni, Ferentino, Patrica e Artena (l'elenco è incompleto).

Queste le premesse necessarie per raccontare la cronaca della III Conferenza di servizi del 19 febbraio 2021, convocata dalla Regione Lazio mediante collegamento online, sul procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del progetto per la localizzazione di un impianto di bio-digestione e compostaggio in località Selciatella, Anagni (FR) della società ENERGIA ANAGNI srl.
In una località ad alto insediamento abitativo, adiacente alla zona industriale con una elevata concentrazione di impianti produttivi, si intende autorizzare un bio-digestore da circa 80 mila tonnellate l’anno di rifiuti organici (60 mila da RD e 20 mila da sfalci e potature) per ottenere l'energia necessaria al funzionamento di Saxa Gres spa (la società che, attraverso il recupero delle ceneri di S. Vittore, costruirà sanpietrini).

Molti Enti convocati in Conferenza per l'espressione del parere di loro pertinenza non hanno partecipato, assenze che non sono sanzionabili, ma che riducono le garanzie poste a base del procedimento e che condizionano fortemente il processo di autorizzazione al punto da trasformarsi in una indiretta semplificazione/agevolazione per il proponente, che non dovrà ottemperare a richieste di documentazione aggiuntiva.

Il Comune di Anagni ha dato parere favorevole sotto l'aspetto urbanistico, un atto dovuto, ma non ha ritenuto di doversi pronunciare sul complesso degli impatti sanitari ed ambientali derivanti dall'attività dell'impianto. Allo stesso tempo avrebbe dovuto valutare per intero la portata e le ricadute economiche del progetto, nonché esprimersi sull'affidabilità degli investitori, sull’entità dell'investimento, sull'assetto societario, sul costo complessivo del bio-digestore (non solo sulla tecnologia prescelta).

Chi amministra per responsabilità politica il proprio territorio non solo deve essere prudente, ma deve scegliere, garantire trasparenza, creare condizioni di sicurezza e legalità per il presente e per il futuro.

Lo stesso discorso va replicato per tutte le forze politiche che siedono nei Consigli comunali e in Consiglio regionale che, pur non essendo parti del procedimento amministrativo di VIA, non si pronunciano, non si esprimono, non prendono posizione nelle loro sede istituzionali, non svolgono il ruolo per il quale sono state elette: tutelare e contemperare le istanze del territorio che chiede di vivere in un ambiente sano, nonché garantire "l'interesse generale", non quello legato al profitto di pochi.
Si tratta di sfere di competenza e contesti diversi, uno amministrativo e l'altro politico, ma le responsabilità vanno attribuite e sono da ricercare innanzitutto a monte della piramide e solo dopo a valle, nei Comuni guidati dai Sindaci.

Le associazioni e i comitati presenti in Conferenza hanno confermato il parere contrario al progetto, illustrandone le ragioni sociosanitarie, i potenziali impatti sulla salute pubblica e lo stato contaminato delle matrici ambientali, fortemente compromesse; hanno documentato le criticità tecniche e contestato la dimensione dell'impianto, che eccede il fabbisogno della provincia, contrario ai principi cardine del piano rifiuti regionale.

Queste argomentazioni sono state riportate nei verbali delle Conferenza di servizi, ma non ci sono state risposte esaustive su molte delle criticità denunciate. Se è vero che nell’ambito della VIA si valutano solo i fattori rilevanti in tale procedimento, il Comune di Anagni poteva almeno fare propria la richiesta delle associazioni e comitati per una analisi/valutazione puntuale dell’impatto sanitario e ambientale da parte della Regione.
Inoltre, sarebbe stato sicuramente un segnale di attenzione verso le problematiche sollevate dai rappresentanti di associazioni e comitati la proposta da parte del Comune di Anagni di istituire un Tavolo dove proseguire il confronto sui temi che non si sono potuto sviluppare in sede di Conferenza. Basti considerare che non si dispone di una mappatura redatta dai Comuni e dalla Regione degli impianti industriali autorizzati o in fase di approvazione per il trattamento dei rifiuti in Ciociaria e di quelli provenienti da altri ambiti e bacini.
Infine, l’assenza di tutti i Sindaci del comprensorio è la conferma del loro disinteresse verso la tutela del territorio.

Il procedimento ragionevolmente si chiuderà con l'assenso al provvedimento di autorizzazione alla società.

 

*Ina Camilli della Redazione di UNOeTRE.it
 

 

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