fbpx
  • Ambiente

Ripensare completamente il ciclo dei rifiuti nel Lazio

AMIENTE E INQUINAMENTI

Una montagna di rifiuti buona per un Gran Premio della montagna

di Umberto Zimarri
rifiuti sito 360 minNon so a cosa porterà l’inchiesta, a quella dovranno pensare i giudici, gli avvocati e le forze dell’ordine e per tutti vale la presunzione d’innocenza, so, però, che chiunque abbia un minimo di decenza politica deve prendersi la responsabilità di riflettere su quanto accaduto.

La realtà la conosciamo tutti: su un pezzo di territorio, giudicato dalla ditta proponente “poco nobile”, è stata scaricata l’incombenza di sobbarcarsi le inefficienze dell’intero ciclo dei rifiuti regionale e provinciale.
Personalmente, in questa battaglia che non definisco politica ma di civiltà, ho visto di tutto: fiumi che si spostavano, analisi dell’Arpa, del Cnr e del Noe che venivano dimenticate, Governi che si schieravano contro i propri ministeri, leader nazionali che si sono vantati di politiche ambientali regionali all’avanguardia e politici provinciali convinti davvero che il sistema adottato in questa provincia fosse efficiente, solamente perché chiuso, i più basilari principi di cautela sulla salute pubblica dimenticati. Il risultato è che a San Giovanni Incarico, Colfelice e Roccasecca abbiamo più gabbiani che Sperlonga ed una montagna di rifiuti buona per un Gran Premio della montagna del Giro d’Italia.

Ogni conferenza dei servizi era uno schiaffo all’intelligenza ed alla dignità. Non serviva essere né complottisti, né visionari: bastava semplicemente leggere la documentazione per rendersi conto che più di qualcosa non andava. Quindi, senza troppi giri di parole, tanti che magari si riempiono la bocca con le parole green new deal, ambiente, politica verde, hanno fatto finta di non vedere. Tanti, troppi sono ed erano accondiscendenti. Tanti non si sono accorti di nulla ed anche questo mi sembra palesemente grave. Alla fine, per molti, era un problema che riguardava 5-6 paesi, “se la vedessero loro”, non capendo minimamente l’impatto della situazione. È un problema che nasce nel sud della Provincia di Frosinone e tocca la capitale d’Italia.

Che fare ora? Prima di tutto, è doveroso, logico ed ineluttabile una verifica minuziosa sul processo che ha portato all’autorizzazione del V bacino. Perché appare evidente che il procedimento è viziato da decisioni non prese o da decisioni indirizzate. Discariche pubbliche chiuse, discariche private ampliate, solo per dirne una. Basterebbe, inoltre, rileggere tutte le osservazioni presentate per capire la gravità di cosa è stato autorizzato.

Secondo. Ripensare completamente il ciclo dei rifiuti nel Lazio. Ripensarlo per rivoltarlo, eliminando rendite di posizione. Va spiegato ai cittadini quanti soldi ogni anno escono dal pubblico per gonfiare il privato. Va spiegato che serve un sistema in cui il pubblico sia protagonista. Va rinforzata la raccolta differenziata nei comuni. Va preteso immediatamente un cambio di passo sulla differenziata nella capitale. Vanno costruiti gli impianti giusti, nelle giuste dimensioni, che servono a ridurre i rifiuti destinati alla discarica e all’incenerimento.

Come ho avuto modo di dichiarare ieri auspico solamente verità, trasparenza e parità di trattamento. Chi per anni ci ha accusato di essere contro il progresso, dovrebbe prima chiedere scusa ad un intero territorio ma soprattutto bloccare ogni ulteriore sopruso. Subito.

Umberto Zimarri – Consigliere Comunale San Giovanni Incarico e Udp Green Italia
Pubblicato in Ambiente
Torna in alto

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici