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29 settembre, marcia antifascista e antirazzista indetta da Aspagorà

aspagorà 29settembre 350 minDalla Conferenza stampa di Aspagorà.

In un esperimento diretto dal professor Philip Zimbardo della Stanford University, gli studenti furono divisi in carcerati e carcerieri.
L’ esperimento psicologico era volto a indagare il comportamento umano in una società in cui gli individui sono definiti soltanto dal gruppo di appartenenza.

L’esperimento fu interrotto, perché ebbe risvolti particolarmente drammatici, i carcerieri divennero degli aguzzini che iniziarono a intimidire e umiliare i carcerati cercando in tutte le maniere di spezzare il legame di solidarietà che si era sviluppato fra essi.
Questi ultimi, vittime, ebbero un crollo emotivo.

Questo esempio è stato raccontato nel corso della conferenza stampa che annuncia la marcia antifascista e antirazzista per una comunità solidale e nuove politiche di inclusione, del 29 settembre indetta da Aspagorà.

Una campagna di odio reiterata, veicolata e inasprita dai mezzi di comunicazione che in maniera strumentale ingaggiano guerre tra gli ultimi e i penultimi, alla fine paga gli aguzzini, quelli che vorrebbero instaurare un clima di odio in cui è più facile controllare la gente, tenerla sotto il giogo della paura, distrarla dai problemi reali del Paese. Dunque l’immigrato è capro espiatorio di uno stato sociale disastrato, dove le politiche di sussistenza, del lavoro, quelle sociali, sono assenti.

Le ONG, i volontari che lavorano a proprio discapito per salvare vite, diventano i nemici, si ribalta così il sistema delle cose, dove gli operatori umanitari sono delinquenti mentre i trafficanti del mare sono “protetti” da politiche che guardano con favore al governo libico, responsabile di veri e propri lager in cui i migranti subiscono atroci troture. Ai tempi di Auschwiz qualcuno avrebbe potuto dire di non sapere, oggi tutti sappiamo quello che avviene, ce lo raccontano gli operatori umanitari, ce lo raccontano i medici che offrono le prime cure, i ragazzi stessi “venuti dal mare” ce lo raccontano.

Chi volta lo sguardo dall’altra parte si rende complice. Se perdiamo l’umanaità, abbiamo perso tutti, così conclude la relatrice di Apsagorà.

Molti gli interventi, dalle Comunità solidali, a Possibile, da ANPI alla Rete Degli Studenti Medi , dalla comunità africana a quella islamica.
Tutti riconoscono ad Apsagorà il merito di aver fatto rete tra le realtà del territorio, di aver creato uno spazio di condivisione da cui ripartire per ricostruire il tessuto di solidarietà e di inclusione che ognuno auspicava da tempo.

La carta di identità del nostro popolo è la nostra Costituzione, è li che sono inscritti i principi di democrazia e uguaglianza, è da lì che Aspagorà e gli altri vogliono ripartire per promuovere politiche che contrastino ogni forma di discriminazione, che a subirla sia un immigrato, una donna, un bambino, un disabile, una lesbica, un omosessuale, in una sola parola, un essere umano.

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