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A Sora: presidio a fianco dei Curdi

Sora con i curdi 350 mindi Nadeia De Gasperis - Il 19 ottobe '19 si è tenuto a Sora un presidio promosso dall’ANPI per sostenere la causa del popolo curdo. Il giorno prima era stata la volta di Frosinone. È stato scelto di tenere queste manifestazioni davanti gli ingressi delle istituzioni, il palazzo della provincia di Frosinone e il comune di Sora, perché fosse chiaro il monito, suggerire alle istituzioni, oltre cha al governo, di prendere posizione in questa vicenda che ci riguarda tutti, da molto più vicino di quanto pensiamo, non fosse per un ritorno egoistico, scongiurare l’eventualità di rimanere presto in una situazione molto vicina a quella che sta vivendo il popolo curdo.

Nel resto d’Italia, un appello alle istituzioni è stato lanciato dalla Rete delle città in comune, sottoscritto da centinaia di sindaci e amministratori comunali e regionali a sostegno del popolo curdo, contro l’invasione della Siria da parte della Turchia. Da Aosta a Bologna, passando per Milano, Firenze, Pisa, Palermo, Napoli e Ancona, si è levato l’indignato appello dei comuni a prendere una chiara posizione contro l’invasione da parte della Turchia nel Nord – Est della Siria e di sostenere in tutte le sedi opportune questa contrarietà con ogni mezzo possibile, ricordando come una delle azioni di Erdogan sia stata proprio aver sostituito i sindaci curdi legittimamente eletti, in territorio turco, mettendo in secondo piano qualsiasi principio democratico.

L’assenza della amministrazione comunale di Sora si è sentita forte, il palazzo chiuso alle spalle dei relatori, che hanno improvvisato i loro interventi, tra commozione e verve politica, l’assenza del primo cittadino, che non ha neppure risposto all’invito. Le forze politiche della sinistra, e quelle sociali del territorio erano presenti, dimostrando che l’unico modo per vincere le destre reazionarie sia quello di organizzarsi con la forza delle idee e dei progetti, così Le diverse bandiere, che la sinistra si scaglia contro per rinfacciarsi le rivendicazioni di astio, sventolavano per un obiettivo comune. Una cinquantina di persone, inutile gonfiare i numeri anche per chi come me ci ha creduto.

In fondo, come ci ha ricordato il portavoce dell’ANPI Giovanni Morsillo “la vera forza delle destre reazionarie che minacciano concretamente la nostra democratica convivenza, sia la dispersione ed il disorientamento delle forze sane presenti, che non sarebbero marginali se si fosse capaci di organizzarle unitariamente, nel rispetto di tutti ma con chiarezza nelle idee, nei progetti e nelle azioni.” Ammonendoci inoltre di tornare a casa e non smettere di parlarne, con il vicino di casa, sui giornali, sui social network, perché questa tragica storia ci riguarda da molto vicino, boicottare i prodotti turchi, per esempio, non ha lo scopo di affamare un popolo ma quello di lanciare un segnale.

Tra le persone presenti aleggiava un clima di “vicinanza” come se quella storia fosse nostra e parlando con alcuni di loro, non è solo una sensazione quella di vivere sulla nostra pelle la deriva democratica che il paese turco sta subendo da molto tempo. Ragazzi del nostro territorio, che per il loro talento hanno trovato fortuna nelle città più vivaci culturalmente delle Turchia, come Ankara, hanno vissuto in prima persona l’attacco sistematico che Erdogan ha messo in campo proprio verso la comunità turca e non, di insegnanti, giornalisti, direttori di orchestra, donne e uomini della cultura, che da un giorno all’altro, certo con un presentimento sempre vivo, si sono visti licenziati o sono stati costretti a lasciare il Paese, con un rammarico profondo di non poter continuare un lavoro, quello culturale, che è quello maggiormente sotto attacco per la forza che rappresenta.

I due presidi sono stati il passaggio necessario per promuovere un incontro con i rappresentanti della comunità kurda in Italia a breve, compatibilmente con la loro disponibilità, ci dice l’ANPI. Occuparsi oggi del genocidio curdo è una forte responsabilità, perché un giorno non potremo dire che non sapevamo, ma che abbiamo girato la testa dall’altra parte. Stare dalla parte delle combattenti curde non è una moda, non dovremmo farlo perché sono giovani e belle, perché nessuna donna, colei che concepisce la vita, vorrebbe concepire di imbracciare un fucile, dobbiamo farlo per la bellezza dei sogni che portano, di libertà e giustizia. Oggi, non schierarci sarebbe una colpa che la storia non potrà perdonarci.

 

 

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