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Difendere Taranto, un dovere ed un diritto

Associazione Genitori tarantini – ets -

Taranto è la città che piange i propri bambini...

di Massimo Castellana 
Tarantoinquinato minDell’Italia di questi tempi bui, Taranto è ormai da anni diventata un simbolo. Suo malgrado. Simbolo di come sia facile, per chi governa il Bel Paese, cedere al disumano potere economico, calpestando la Carta costituzionale nei suoi passaggi fondamentali, mentendo al popolo sovrano, inginocchiandosi davanti ad una multinazionale straniera che non rispetta i contratti.
Taranto è il simbolo di come un governo possa venerare una produzione altamente inquinante, a scapito della già troppo minata salute dei propri cittadini e della salubrità ambientale, fino a caldeggiarne un raddoppio, intervenendo direttamente con centinaia di milioni di euro degli italiani.

Sì, Taranto è un simbolo. Per le percentuali di tumori di ogni genere, di malattie cardiovascolari e respiratorie, di malformazioni, di degenerazioni psichiche, fisiche e spirituali, di gran lunga superiori alle medie regionali.Taranto è un simbolo di morte per inquinamento ambientale da parte di industrie che non si attengono alle leggi sull’ambiente e che continuano ad agire in dispregio di queste grazie alla connivenza e al sostegno di chi rappresenta lo Stato.

Taranto è la città che piange i propri bambini, accompagnandoli nell’ultimo viaggio con la delicatezza e l’impotenza di una madre ferita a morte. Bambini colpiti in gran numero da tumore, con buona pace dei ricercatori e degli esperti che considerano i tumori in età pediatrica eventi davvero rari.Taranto, sì. La polis fondata dagli Spartani (che, unico caso in quei tempi, riconoscevano importanti diritti alle donne), ridotta a simbolo di diritti negati: la dignità, la giustizia, la salute, la sicurezza, le libertà individuali, l’istruzione e il gioco per i bambini, la qualità e le aspettative di vita.

Taranto, dove anche il lavoro, termine nobile, viene ridotto al livello di schiavitù, depredato delle tutele garantite dalla Costituzione italiana. Così, la produzione a caldo dell’acciaieria viene chiusa a Genova e a Trieste perché incompatibile con la salute di cittadini e lavoratori, mentre a Taranto diventa magicamente “produzione strategica”.

Taranto, che come tutti i Comuni di questa nazione affida al sindaco il prioritario compito di tutelare la salute dei propri cittadini, ricorda ancora le immagini del sindaco Stefano –un pediatra- che inaugura le nuove fontanelle (dono dell’Ilva) insieme alla famiglia Riva (a quei tempi proprietaria dell’acciaieria), nello stesso cimitero monumentale i cui marmi sono indelebilmente macchiati di rosso vergogna dalle polveri provenienti dalle montagne di minerale di ferro poste al confine dei suoi muri perimetrali.

Taranto, rappresentazione reale di governi che, in successione, intervengono per ben dodici volte per bloccare la Magistratura tarantina e consentire all’acciaieria di continuare ad avvelenare e uccidere i tarantini.
Taranto, dove anche la Corte Costituzionale è intervenuta (sbagliando, secondo me) ponendo sullo stesso piano il diritto alla salute, l’unico dichiarato “fondamentale”, e il diritto solo “riconosciuto” al lavoro, affinché entro il 2015 l’Autorizzazione Integrata Ambientale potesse essere portata a termine, pena la chiusura dell’acciaieria. Con il nuovo accordo tra Stato e ArcelorMittal, i termini vengono prorogati al 2025! Sì, questa Taranto che, con riferimento alla produzione e all’occupazione, viene identificata da giornalisti compiacenti come “paese” o, al più, “cittadina” e che, quando si parla di inquinamento, nel 2025, a piano ambientale completato, ne produrrà tanto quanto qualsiasi grande città italiana. Da paese a grande città italiana il passo è breve, se si mettono al primo posto gli interessi privati.

Ed è sempre Taranto, la polis più importante della Magna Grecia, simbolo di cultura e storia, che non riesce neppure a vincere il titolo di Capitale Italiana della Cultura 2022, per colpa di un progetto raffazzonato, improntato su lacrime e sudore, messo in piedi da un’amministrazione comunale indegna della città che fu di Archita.Resta, però, sempre Taranto, icona di bellezza sublime che i suoi figli più attenti ed innamorati continueranno a decantare.

Taranto, che i suoi figli più attenti ed innamorati continueranno a difendere da questi indefinibili esseri che continuano in maniera vergognosa a gestire la Res publica.
"Cerchiamo un luogo ridente ove occhi sensibili alla bellezza si riconfortino dopo la sozzura interminabile dei luoghi orribili; in cammino per Taranto!" (Seneca, De Tranquillitate Animi, II, 13.)

 

 

 

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