fbpx
Menu
A+ A A-

Dignità e Libertà

art18--390x280di Donato Galeone - La dignità umana e la libertà della persona dovrebbero essere "piena e non crescente" sia nella concezione etica cristiana e sia quale principio razionale laico per il quale la persona non può essere trattata "come mezzo ma come fine" in se stessa e, quindi, ne consegue un divieto assoluto di ogni sua obbligata rinuncia alla propria vita di relazione, non esclusi quelli nei luoghi di lavoro, dall'inizio alla cessazione motivata di ogni rapporto di lavoro. In questi giorni mentre si propone un "contratto di lavoro definito a tutele crescenti" si pensa o si vogliono introdurre riduzioni e non estensioni, auspicabili, di quelle tutele e diritti conquistati nel secolo scorso dai lavoratori e loro Sindacati a sostegno della dignità del lavoro e della "persona lavoratore e lavoratrice".

E' il tentare di colpire, ancora, il più debole anche nella sua dignità personale di lavoratore e non, discutere - invece - per convenire su norme contrattuali e di legge mirate ad estendere tutele su tutti i rapporti di lavoro favorendo l'esercizio di ogni diritto del lavoratore e lavoratrice sia sotto il profilo economico che nella salvaguardia della salute con misure di sicurezza - verificabili - anche nei luoghi di lavoro.

RILEGGIAMO LA COSTITUZIONE ITALIANA
Il PD ed i suoi Deputati e Senatori nei prossimi giorni – attorno alle proposte governative di merito – esprimeranno la loro posizione mentre le Commissioni Lavoro di Senato e Camera analizzeranno il merito delle deleghe richieste dal Governo per definirle nelle rispettive aule parlamentari.

Penso, rispettando ogni posizione politica di Partito se democraticamente espressa, che un orientamento politico-istituzionale socialmente innovativo debba riconoscersi attraverso le norme già scritte nella nostra Costituzione e che regolano i "rapporti economici " - dagli articoli 35 al 40 - e che sono le autentiche guide per i Gruppi politici, Governo e Parlamento, se si vuole trasferire una reale fiducia istituzionale - meno parolaia e più praticata - tesa a ridurre quell'annoso disagio economico-sociale che da oltre un quinquennio continua a colpire le nostre comunità locali e famigliari.

Lo sappiamo e attendiamo, tutti, che l'attuazione di quelle norme e l'avvio degli interventi più volte annunciati ma, prevalentemente, disattesi potranno dare al nostro Paese, in Europa e nel mondo una riconquistata credibilità italiana. Sono, indubbiamente, interventi a "dimensione nazionale ed europea" che richiedono meno parole e più responsabilità per dare il dovuto sostegno a quel "passo dopo passo" annunciato con eccessiva esaltazione dal Governo.

Prima "dei mille giorni" necessario capire e vedere - con fatti - nel Paese e in Europa, l'esercizio vero di volontà politiche con certezze degli investimenti - necessari e indispensabili - già sollecitati non solo dalle parti sociali organizzate. Interventi certi e straordinari da mirare - essenzialmente – verso il dare lavoro alle persone con risposte (queste si gradualmente crescenti) a quel 13% che attende occupazione e all'oltre 40% di giovani che non hanno conosciuto la dignità del lavoro.

E, allora, mobilitiamoci tutti nel Paese e, con il Governo e Parlamento, rileggiamo insieme l'articolo 35 della nostra Costituzione che afferma " La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori.....regola e tutela i diritti del lavoro all'estero". E l'articolo 36 che riconosce al lavoratore "il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa". E nel contesto normativo costituzionale delle tutele e diritti da estenderli a tutti i lavoratori - recuperando ogni ingiusto dualismo - ecco l'articolo 37 che "protegge il lavoro delle donne, dei minori e riconosce parità di lavoro e di retribuzione per uomini e donne" mentre con l'articolo 38 sono stabilite le normative "per la previdenza, assistenza e assicurazioni obbligatorie". La normativa costituzionale si completa con gli articoli 39 e 40 che sanciscono altri "due diritti di libertà": sia l'affermazione della libertà di organizzazione e dell'attività sindacale che la definizione del principio del diritto di sciopero.

CONTRATTO DI LAVORO = RAPPORTO SOCIALE
Siamo coinvolti e mobilitati, tutti, oltre i destinatari della lettera del Segretario Renzi inviata agli iscritti al PD. E' legittimo oltre che un dovere, quindi, pensare che il riferimento per garantire tutele e diritti - in tutte le fasi attuative e in tutte le sedi liberamente e democraticamente organizzate e rappresentate - non può non essere la nostra Costituzione rispettando quei "rapporti economici" non riducendo ma estendendo l'esercizio di tutele e diritti.

Per esemplificare, vale a dire il convenire - nella parte normativa del contratto di lavoro - che superato il periodo di prova di più lunga durata per acquisire completa conoscenza professionalizzante, teorica e pratica, di specifiche innovazioni tecnologiche d'impresa potranno richiedersi necessari tempi di prova per un mondo del lavoro in rapido cambiamento e, nel contempo, riconoscendo che quel capitale umano attivato già provato nell'impresa è "valore aggiunto di persona" coinvolto - stabilmente - in quel processo produttivo. Ed è proprio in questo nuovo e avanzato contesto, penso, che debba riconfermarsi la naturale essenza - nei suoi contenuti innovativi - di un "contratto di lavoro quale rapporto sociale" e tra soggetti - con pari dignità umana - esenti da incrostazioni ideologiche e entrambi obbligati al rispetto reciproco nei luoghi di lavoro. .

Ed ecco, allora, che nella reciproca osservanza delle regole previste dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato - con preavviso di cessazione del rapporto - la "motivazione o causa" della cessazione deve continuare ad essere liberamente e reciprocamente comunicata e osservata. Ne consegue l'esercizio di altrettanta libertà a sostegno della dignità personale del lavoratore o lavoratrice, peraltro, anche nella previsione di una nuova ricollocazione in altro luogo di lavoro che è un dovere sociale e morale il procedere - nelle sedi preposte e con modalità rapidissime – alla verifica accertata della motivazione o causa comunicata se non discriminante ovvero "giusta o infondata".

LA PAROLA REINTEGRO DELL'ARTICOLO 18
La parola "reintegro" dell'art. 18 - ormai conosciuta in tutto il mondo del capitalismo industriale e finanziario - fa dire al Presidente della Confindustria, Giorgio Squinzi, che quella parola"forse è un freno più mediatico che di sostanza ma è un mantra da smontare".

Signor Presidente Squinzi, Lei sa bene che quel mantra è già stato ristrutturato dal Governo Monti, e il "reintegro o il ritorno nel luogo di lavoro" - se il lavoratore è ingiustamente allontanato - deve deciderlo solo lui e in piena libertà personale.
Sarà lui a decidere se vorrà continuare a collaborare in quella stessa impresa, oppure, se vuole orientarsi - previo adeguato risarcimento per il danno professionale subito - verso una ricollocazione in altre imprese.

Mi permetto concludere riconfermando che queste controversie trattate più volte anche da me nel secolo scorso – nelle aziende e posti di lavoro crescenti anche nella nostra Provincia – le abbiamo sofferte insieme ai lavoratori licenziati anche ingiustamente e, quindi, respingo con forza e incondizionatamente ogni strumentalizzazione occasionale voluta in queste settimane da "vecchie e nuove guardie". Ridiscutere, ancora, il diritto del lavoratore al reintegro se licenziato ingiustamente non solo appare pretestuoso per giustificare gli ultimi dati negativi OCSE su lavoro e ritardi negli interventi annunciati anche dal Governo Renzi nel contesto dell'Unione Europea ma tutto il chiacchiericcio è chiaramente mirato al contendersi personali primati politici tentando di voler scaricare le insufficienze governative, giorno dopo giorno, su tutti i Sindacati dei lavoratori che chiedono , invece, "trasparenza e confronto responsabile".

Penso e non sono isolato a pensarlo che le vecchie e nuove annunciate proposte avveniristiche per non essere solo annunci vanno confrontate e coperte da risorse prevedibili ed ancor più - quantificabili - in presenza di una grave crisi socioeconomica recessiva crescente per assenza di investimenti pubblici e privati. Gli scontri emergenti in queste settimane dopo la presentazione dell'emendamento sostitutivo all'art. 4 della delega al Governo in materia di lavoro continueranno, prevedibilmente, fino al prossimo 8 ottobre 2014 – giornata di presidenza europea convocata a Milano - tra tutti i Capi di Governo dell'Unione Europea, per parlare di "occupazione e crescita" in un quadro, lo attendiamo, di "giustizia sociale" mediante certezze quantificate di risorse verso investimenti che favoriscono il lavoro.

Mi permetto ripetere che essenzialmente - con il lavoro - si coniugano le tutele ed i diritti dei lavoratori costituzionalmente esigibili nei rapporti economici e fino alla "cessazione motivata" del rapporto di lavoro regolato da contratti e leggi. La nuova normativa delegata al Governo, superando i dualismi da tutti richiamati deve essere conosciuta per adeguare e migliorare i contenuti del rapporto di lavoro - confrontandosi con le organizzazione de lavoratori e con i datori di lavoro.

Penso e ritengo, comunque, che ogni domanda del lavoratore deve avere, sempre, pari dignità di ascolto in quanto soggetto umano e non oggetto d'impresa oltre che "operatore partecipe" e capace - insieme nell'impresa - di contribuire alla ripresa dell'economia italiana nell'ambito dei 550 milioni di europei e tra gli oltre 6 miliardi che abitano il nostro pianeta terra. (DG)
Frosinone, 24 settembre 2014

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it

 

Torna in alto
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici