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Ilaria Cucchi, un corpo esile e la forza di un gigante

ilariacucchi 350 260di Nadeia De Gasperis - Come può un corpo così esile, quello di Ilaria Cucchi, rimanere in piedi nel suo contegno, sotto i colpi di un dolore così grande? Come possono due spalle così piccole, ridistribuire il peso della morte di un fratello e quello di una battaglia dura da vincere? Seminare speranza nel campo della giustizia e raccogliere dolore nel deserto della mancanza di un fratello. La tiene in sè quella bestia feroce, un cerbero di dolore che si agita dentro, e ogni volta che provi a spezzargli la coda si rompe la voce, e la coda, la coda del dolore, quella ricresce. Le si vedeva negli occhi liquidi, il mare di pescecani in cui si immergeva tuti i giorni, con il salvagente di una speranza di giustizia.
Ogni giorno ripercorrere un girone dell’inferno, con una giurisdizione che prevede solo la legge del contappasso, “cercavate di fare luce sulla verità e a una luce accecante sarà esposta ogni giorno tutta la vostra vulnerabilità”, ripetuto in una rima incatenata, come in un cantico dantesco, per il reato di aver commesso l’atto efferato del coraggio e dell’amore profondo.
“E le pietre da usare dovrebbero essere non così grandi da uccidere la persona con uno o due colpi, e nemmeno così piccole da non poter essere definite pietre”
E le pietre sono sottratte al calvario di un fratello, di una figlia, Ilaria come Peppino Englaro, come in un Paese in guerra, hanno portato i loro morti sulle spalle per una guerra in nome di Dio, della vita, o del comune decoro.
Un ragazzo massacrato dalla forza dell’ordine, una mania compulsiva di polizia, di pulizia dello Stato delle cose, che non si devono dire, che non si devono vedere, perchè nessuno possa dire che c’era un ragazzo in cerca di un po’ di pace in terra, pena il tormento oltre la vita.
Ogi, il PG Eugenio Rubolino, nel processo d’appello bis per la morte di Stefano Cucchi, richiede di robaltare la sentenza assolutoria e condannare i cinque medici dell’ospedale Pertini di Roma che ebbero in cura stefano Cucchi, per omicidio colposo, senza attenuante generica.
"Stefano Cucchi è stato vittima di tortura come Giulio Regeni". Così ha detto il Pg Eugenio Rubolino nella sua requisitoria. "Cucchi è stato pestato, ucciso quando era in mano dello Stato, ucciso da servitori dello Stato in camice bianco. Occorre restituire dignità a Stefano e all'intero Paese. Bisogna evitare che muoia una terza volta", ha aggiunto Rubolino.

 
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