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Fertility day? Ma cos'è?

ministra lorenzin 350 260di Nadeia De Gasperis - Sapete cosa rispose Berlusconi alla domanda di tanto accanimento sul corpo di Eluana Englaro?

“Perchè è ancora in grado di dare figli”. Ecco, la scelta della Lorenzin di celebrare il giorno del Fertility Day, ma soprattutto la campagna che la sostiene, è in perfetta continuità nel concepire il corpo di una donna vincolato a quella idea maschilista di possesso e supremazia. Il fraintendimento della “immacolata concezione cristiana” è antica quanto Adamo ed Eva, fuor di metafora. Pensare che il “sì” di Maria fosse sottomissione alla volontà dell’uomo, del padre e perfino dello Spirito Santo, è una mistificazione del significato autentico, di una donna, Maria, che rompe gli schemi e si oppone a ogni sudditanza. Ma l’interpretazione viziata ha voluto che si perpetrasse il senso del dominio sulla donna, del fatto che del suo corpo si possa fare e disfare quanto e come si creda, compreso il fatto di bestemmiarlo invocando il senso più “autentico” della vita, con la promozione dei vari family day, sentinelle in piedi e paladini della vita.

“Religiosa” custodia del proprio corpo

“Il corpo è mio e lo gestico io”, slogan femminista di quaranta anni fa, ancora genera polemiche, con quella lettura strumentale che non si concede il beneficio del dubbio, perché non contempla la possibilità che gestire il proprio corpo, possa voler dire, nella sua “religiosa” custodia, anche concepire la vita. Chiunque corrompa la sua inviolabilità, bestemmia alla vita.
Sentire il vincolo al proprio corpo come unico e non dettabile o assoggettabile, è provare un dovere di osservanza alla sua sacralità. Le stesse donne che recitavano lo slogan si battevano per i diritti delle donne, dei loro figli, delle famiglie, invocando la nascita di consultori, asili nidi, un miglioramento del welfare sociale, che è la ragione principale per la quale oggi, fare un figlio, in molti casi, è un atto di sconsiderata imprudenza.
Il corpo è mio perchè è sacro, un santuario, come luogo naturale da proteggere per la sua specificità, per la sua preziosità, e unicità, che contempla anche la scelta di non avere figli, di non poterne avere, di non essere nelle condizioni contigenti per averne. Una di queste condizioni è lo stato di precarietà in cui versa il nostro Paese: economica, sociale, lavorativa. Pretendiamo il rispetto delle nostre scelte, della nostra natura, che non prevede la maternità per essere autentica, ma esige la nostra autentica umanità.

 
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