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Con Mario Gelardi parlo di Napoli e teatro

MarioGelardi 350 260intervista di Nadeia De Gasperis a Mario Gelardi - Giunto alla decima edizione, il Premio Giuseppe Fava “Giovani” 2017 è stato assegnato a Mario Gelardi, presidente e direttore artistico del Nuovo Teatro Sanità, e ai ragazzi del collettivo Nts, Nuovo Teatro Sanità. Sostengono i promotori del Premio, "non sono solo resistenza e non sono semplicemente teatro. Ma sono il nucleo intorno al quale alla Sanità, a Napoli, si costruisce un presente reale, che si può toccare vedere e ascoltare. Un luogo che è diventato quasi un’isola all’interno della città, in un quartiere, tra i più famosi di Napoli, dove l’arte e la malavita si incrociano a ogni angolo. In quel luogo c’è un gruppo di ragazzi che lì lavorano e che vedono il teatro come unica fuga da un quartiere che li tiene prigionieri. Quel teatro è il luogo dove possono creare bellezza, arte, un’altra vita, sono loro che hanno contribuito a costruirlo e a farlo vivere ogni giorno".
Ne parliamo con Mario Gelardi

1. Il giornalismo, secondo Giuseppe Fava, “porta sulla coscienza tutti i dolori che avrebbe potuto evitare”. Esiste, oggi, un giornalismo così coraggioso da addossarsi questa responsabilità?

Io direi di sì, a parte quei giornalisti che godono di più visibilità, come Roberto Saviano o Lirio Abate, ci sono moltissimi giovani giornalisti che operano con inchieste e articoli di grande livello, penso ai giovani giornalisti calabresi ma anche a penne come Arnaldo Capezzuto o Amalia De Simone

2. Il suo modo di fare teatro, ricalca il modo di fare giornalismo di Fava, o parte da ragioni diverse?

Io spero ricalchi il modo di fare teatro di Fava più che altro, ma per quanto il paragone mi lusinghi, io non ho le sfaccettature di Fava, il mio specifico è solo il teatro.

3. Quanto è difficile, lavorare al “teatro della verità”, al tempo dei social network?

Credo che si possa parlare di molte verità e anche di molta confusione. Quello che mi fa paura dei social è la ferocia e l’approssimazione con cui le opinioni diventano fatti.

4. È più importante esorcizzare i mali della nostra società con una dissacrante risata o raccontando la verità “nuda e cruda”?

Io ho il vizio dell’ironia e me lo tengo caro. É importante essere asciutti, taglienti, io non ho risposte, ma tante domande.

5. L’ho conosciuta la prima volta mentre portava in scena “Gomorra”. Cosa è cambiato da allora e quali sono i suoi rapporti con Saviano?

Roberto Saviano prima di essere una persona che stimo, è un amico a cui voglio bene. Inutile dire che le difficoltà di vivere un rapporto “normale” di amicizia ci sono tutte.

6. Nell’immaginario comune, esiste una Napoli povera e sanguinaria che stride con la sua bellezza di arte e tradizione. Ci racconta la sua verità?

Napoli come ogni metropoli, ha al suo interno molti aspetti e anche molte contraddizioni, che poi sono sempre state la sua forza. Il racconto, la narrazione della città può essere fuorviante se viene fatta nascondendo uno degli aspetti. In ogni caso non possiamo mai dimenticarci quanto le mafie condizionino anche la vita quotidiana delle persone.

7. Si parla del Nuovo Teatro Sanità, come di un’isola all’interno della città. Sentite di fare parte di un arcipelago?

Sì, esistono molte realtà che lavorano in altrettanti quartieri complicati come la Sanità. Ci conosciamo tutti, ci sono dei problemi pratici che ci accomunano.

8. Il Nuovo Teatro Sanità lavora senza contributi pubblici, per scelta o per forza di cose? Quanto è distante o vicino, lo Stato, alla realtà di Napoli?

Siamo stati bocciati dal MIBACT per insufficiente qualità culturale. Inizio a farmene un vanto onestamente. Io non mi ci ritrovo in questo teatro Ministeriale in cui conta solo il numero di repliche e mai il valore di quello che fai. Stiamo seriamente pensando di non rifare la domanda. Lo stato è lontano dal teatro a meno che non si tratti di piazzare poltrone a qualche vecchio del teatro. Se questo è grave, ancora più grave è la distanza tra lo stato e i cittadini napoletani, distanza che nel rione Sanità si fa abissale.

 

Mario Gelardi, esponente del teatro civile italiano, debutta come regista nel 1997 con "Una notte americana" di Arthur Miller e sempre nello stesso anno come autore e regista in "Tutte le donne". Il teatro di Mario Gelardi racconta storie a partire da testimonianze, da memorie, da fatti realmente accaduti ma lo fa attraverso una ben connotata specificità teatrale con la quale costruisce le sue messe in scena.

 

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