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Mediterranea nella stagione del Covid 19

Da una conversazione con Fulvia Conte, attivista di Mediterranea Saving Humans.

fulviaconte francescazanone 350 minQualcuno, in maniera strumentale, si è chiesto che fine abbia fatto Mediterranea durante il periodo di emergenza sanitaria, io le chiedo quale è stato il vostro ruolo attivo nella gestione dell’emergenza?

Se qualcuno si è posto la domanda lo ha fatto a causa di una campagna di criminalizzazione delle ONG che con la pandemia non si è arrestata. Mediterranea, piuttosto che rispondere alle illazioni ha seguitato nell’opera di divulgazione e informazione e con le azioni di mare e di terra che da sempre conduce, come quella di monitoraggio e denuncia di qualsiasi violazione di diritto. Poiché Mediterranea è un progetto che in Italia lavora su tutto il territorio, moltissime realtà locali si sono innescate, impegnati con i nostri Gruppi in decine di iniziative di solidarietà, integrando i dispositivi locali della Protezione civile, aiutando le reti di volontariato, attivando centralini di supporto psicologico a distanza. Penso a Milano dove insieme all’ARCI è stata intrapresa la spesa solidale, a Palermo con iniziative simili, a Roma in diversi quartieri. Sono stati attivati numeri verdi di sostegno per operatori sanitari e non, sostegno legale per ricevere informazioni sulla sanatoria in corso (NdR. Durante l’emergenza sanitaria covid 19 è stata approvata la sanatoria per i lavoratori stranieri e colf, voluta dal Governo italiano come misura di contrasto al lavoro sommerso ed al fenomeno del caporalato), e sono stati portati avanti tutti i progetti di solidarietà già attivati in precedenza. Uno di questi è lo sportello legale per lavoratori e lavoratrici, gestito secondo le disposizioni anti covid ministeriali. Molti poi sono i soccorritori che lavorano sui territori, che per esempio si occupano di salute. Sembrerebbero azioni individuali meno rilevanti ma declinate secondo il nostro motto, ci si salva solo insieme, anche i comportamenti individuali hanno risonanza collettiva.

NdR. Ricordiamo che Sono gli oltre 130, tra medici e infermieri di 'Mediterranea Saving Humans', cioè l'intero settore medico-sanitario della ong che oggi è impegnata sul fronte dell'emergenza Coronavirus. Oltre 130 tra medici e paramedici che sono attivi all'interno del sistema sanitario nazionale o in iniziative parallele di supporto. Particolarmente importante è l'impegno di medici e volontari del gruppo di Mediterranea a Brescia, una delle province più colpite dalla diffusione dell'epidemia.
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Durante il periodo di congelamento delle attività quanto ha squillato il centralino “Alarm Phone”?

Penso alle quattro imbarcazioni della "strage di Pasquetta", due arrivate in Italia, una soccorsa da Aita mari (nave di una ONG basca) e la quarta riportata in Libia con 5 cadaveri e 7 dispersi, con un totale 12 morti. Tutti sapevano, erano state avvistate dagli assetti di Frontex. Malta e Italia sapevano. Mediterranea si è attivata aiutando le navi della società civile ferme nei porti. In un contesto, quello Europeo, che non prevede salvataggi ma respingimenti, la chiusura delle frontiere ha inasprito la situazione già critica.

Ai migranti sbarcati in Italia, a quelli già presenti, è stata garantita una sicurezza sanitaria? Pensa sia stata attuata una categorizzazione tra stranieri e italiani?

Mediterranea si è attivata per rivendicare misure che fossero in grado di proteggere dall'epidemia le persone più fragili, ai margini della nostra società, precari, senza fissa dimora, chi è senza documenti e residenza. Tutte e tutti hanno diritto di ricevere protezione e cure adeguate.
Si è giocata una partita becera sull’onda emergenziale, perchè già ad inizio marzo si era attivata una quarantena preventiva e una di mantenimento che per nessuna nave civile era stata prevista. La quarantena forzata, su navi che vanno avanti e indietro senza trovare approdo ha generato condizioni di stress inaudite sfociate in eventi drammatici come la morte di Bilal Ben Messaud, un ragazzo che si è gettato in mare nel tentativo di evadere dalla Moby Zaza.
Dichiarare l’Italia “porto non sicuro” in una situazione di emergenza è una delle pagine più buie e ipocrite della gestione dei flussi migratori. È inaudibile considerare persone di serie B, donne, uomini e bambini che scappano da guerre e situazioni di indigenza.

Quanto è cambiata la percezione della migrazione in questo periodo? Quanto pesano i proclama razzisti di una certa parte politica? Quanto le mancate azioni?

I frutti di un nazionalismo esasperato, hanno avuti riflessi evidenti. Lo abbiamo visto con il rientro in Italia di Silvia Romano. Penso che ormai la percezione della migrazione è avulsa dalla realtà. Se guardiamo dati e numeri in tutta Europa è ingiustificato l’odio che i razzisti nutrono nei confronti dei migranti.

L’omicidio razzista di George Floyd ha “infiammato” l’America. Quanto è in pericolo la nostra democrazia rispetto a questi fatti?

Io non credo che la nostra democrazia sia in pericolo. Nessuna democrazia può dirsi in pericolo per sua stessa natura. Una società razzista e classista non è di per sè democratica. La protesta degli USA dovrebbe farci riflettere sulle azioni di pressione da esercitare dal basso per modificare l’assetto istituzionale.
In italia la violenza delle autorità comandate dalle istituzioni politiche nel commettere violazioni dei diritti umani si riscontra nelle piazze, nel mare, nei campi gestiti dal caporalato. Bisogna individuare meccanismi da scardinare, situazioni di vulnerabilità, caratterizzare vittime e colpevoli. Sono troppe le misure illogiche intraprese dal governo italiano che si sono tramutate in strumenti inutili e lesivi dei diritti delle persone soccorse. Ma ricordiamo che questo governo è composto ancora da persone che hanno firmato i decreti di Salvini, da quelli che hanno fatto patti con la Libia.

Cosa pensa della sanatoria per i migranti approvata in piena fase emergenziale? La ritiene inclusiva?

Certe azioni dovrebbero essere intraprese tenendo ben presenti le situazioni di disparità di partenza. Una sanatoria vincolata al lavoro impedisce l’accesso ai diritti umani fondamentali. Mentre dovrebbe andare oltre la necessità di sopravvivenza e rispondere alla concezione di dignità e di vita umana.
La burocratizzazione dello status migratorio genera ancora più disparità di quanta non ce ne sia già e sono gli ultimi a fare i conti con queste stratificazioni sociali.
C’è bisogno di una sanatoria svincolata dal lavoro e che tutte e tutti possano avere accesso ai diritti, penso alla sanità, all’educazione, al concetto di dignità umana. È necessario impedire lo sfruttamento da parte dei trafficanti di uomini che fanno affari con chi fugge dalle guerre e concedere alle persone che vivono in condizioni di vulnerabilità (oltre a vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo.

Quali saranno le difficoltà della ripartenza per Mediterranea, al di là delle misure restrittive?

Mediterranea è in ripartenza! si ultimano i preparativi. Le difficoltà sono molteplici. Prima fra tutte quella economica. Ci si regge sulle donazioni e le operazioni sar sono molto costose perché devono adempiere a una serie di tecnicismi che non possono essere lasciati al caso. Non si può improvvisare quando si ha a che fare con le vite umane.
La possibilità di muoversi nei porti è un altro ostacolo esasperato dalla chiusura delle frontiere per l’emergenza, ma si supereranno. Quello di cui abbiamo bisogno è che venga ulteriormente sensibilizzare al fenomeno e denunciare un'unica gran voce ogni violazioni dei diritti umani da parte delle istituzioni. Possiamo farlo sull’onda delle manifestazioni delle sorelle e fratelli degli USA, chiedere che vengano rispettate le garanzie di cui ogni essere umano ha diritto, i diritti del mare, della costituzione, della carta dei diritti umani.

 

 

 

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