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I 100 anni della "capacità giuridica della donna"

Infirmitas sexus fu cancellato nel 1919 dal Parlamento mindi Fiorenza Taricone - Il 17 luglio del 1919, esattamente cento anni fa, una legge rivoluzionava la condizione di sudditanza delle donne. Grazie alla modernità e caparbietà di Ettore Sacchi, veniva infatti approvata dal Parlamento italiano monosessuato, poiché il diritto di voto per le donne era molto di là da venire, la legge n. 1176 sulla capacità giuridica della donna. La nuova norma aboliva gli articoli 134, 135, 136 e 137 del Codice Civile del regno d’Italia che non solo non considerava le donne come cittadine del nuovo Stato, ma le rendeva poco meno che suddite e schiave del capo famiglia. Femministe colte e combattive come Anna Maria Mozzoni avevano scritto ben due opere che denunciavano la condizione di subordinazione avanzando critiche all’impostazione del Codice Civile detto anche Pisanelli, dal nome del Ministro di Grazia e Giustizia; la prima è del 1864, La donna e i suoi rapporti sociali, la seconda solo di un anno dopo, La donna in faccia al progetto del nuovo Codice civile italiano, 1865.

Ma il femminismo organizzato era ancora di là da venire e molte battaglie sarebbero state necessarie per arrivare alla legge del 1919. Naturalmente il nome di Ettore Sacchi non è rimasto famoso in virtù di questa legge; anzi, se volessimo renderci conto di quali strumenti misogini si servono oggi senza saperlo i giovani italiani, certamente wikipedia offre un esempio calzante, vista la frequenza con la quale studenti e non, accedono a questa piattaforma educativa di largo consumo. Una scorsa alle pagine offre quindi un esempio di come la storia di genere non sia entrata nella cultura di base di questo Paese. Nel ricostruire il percorso politico di Ettore Sacchi, nessuna citazione particolare è dedicata alla legge n. 1176 che ha contribuito notevolmente a consentire alle donne di questo paese di poter diventare quello che sono oggi: più libere socialmente e privatamente, professioniste a vario titolo. Per chi scrive, si apre il solito dilemma: prendersela con le giovani generazioni per il poco o nulla interesse che dimostrano verso la loro storia, o concludere che condannare la loro ignoranza è inutile semplicemente perché nessuno, o quasi, si è curato di colmare le lacune nella formazione scolastica di ogni ordine e grado. Ettore Sacchi min

Intanto chi era il Deputato della Sinistra cui le donne dovrebbero della gratitudine: Ettore Sacchi, nato a Cremona nel 1851, si laurea in legge ed esercita la professione di avvocato nella sua città, ove più tardi diventa consigliere comunale e provinciale. Viene eletto per la prima volta deputato nel 1882, nelle file dell’estrema sinistra.
Favorevole ai movimenti operai e contadini, nel 1886, insieme a Filippo Turati assume la difesa nel processo contro gli imputati del Partito Operaio Italiano. Alla caduta di Francesco Crispi (1896), Felice Cavallotti, leader indiscusso dell'estrema sinistra radicale chiede al suo gruppo di appoggiare il nuovo governo di destra liberale. Il voto di fiducia che ottiene alla Camera non riguarda Ettore Sacchi che vota contro.

Con la morte di Cavallotti nel 1898, Sacchi assume progressivamente la figura di leader del partito radicale. Dopo i moti milanesi del maggio 1898, e l'arresto dei deputati socialisti, Filippo Turati, Andrea Costa, Leonida Bissolati, e di Anna Kuliscioff, Sacchi si offre come difensore legale degli arrestati, diventando “l'avvocato dei socialisti”. Ma viene anche vivamente contestato dagli stessi compagni di partito per l’abbandono di ogni “pregiudiziale” nei confronti della monarchia, da lui motivata in quanto tutte le riforme propugnate dai radicali erano per lui compatibili con la monarchia.

L'ingresso ufficiale per il Partito Radicale nel governo avviene nel 1906, con il governo Sonnino; Sacchi è nominato Ministro di Grazia e Giustizia e Culti, ma in seguito è anche Ministro dei Lavori Pubblici. Con l'adesione incondizionata alla monarchia, e l’ingresso nella maggioranza governativa, i radicali perdono però gran parte della loro carica riformatrice.

Con lo scoppio della Prima guerra mondiale gli interventisti nel Partito Radicale costituiscono la maggioranza; l’ala filo neutralista, che fa capo a Sacchi, segue poco convinta. Il leader cremonese rimane diffidente e ostile, chiudendosi in una posizione di attesa, ma non riesce a dare alcun sostegno alla politica giolittiana di neutralismo. Alla fine si rimette alla volontà della maggioranza, in nome dei “superiori interessi della nazione”, accettando anche di partecipare ai ministeri di guerra. Nell'ottobre del 1917 il decreto Sacchi, deferisce ai Tribunali militari anche i civili accusati di disfattismo. Non solo gli scioperi sono considerati illegittimi, ma viene giudicato reato qualunque situazione che impedisca lo svolgimento del lavoro, comprese le manifestazioni. Nel gennaio 1919, Sacchi - che era Ministro della Giustizia - esce dal governo Orlando e si dichiara, a nome della direzione generale del Partito Radicale, per una larga amnistia, un’imposta globale complessiva sul reddito e, più genericamente, per una “democrazia del lavoro”. Alle elezioni del 1919 il Partito Radicale registra una flessione nel numero degli eletti. Alle successive consultazioni perfino Sacchi, uno dei più eminenti leader del partito che era stato assai poco incline all’intervento, viene punito dai suoi elettori e non è rieletto. Lascia dunque la politica e muore povero nel 1924. Si può dunque dire che rispetto ad altre scelte politiche rivelatesi sbagliate, e condotte con esitazione, l’impegno dimostrato nella legge n.1176 sulla capacità giuridica della donna fu produttivo e segno di modernità.

 

Cosa diceva la legge

All’art. 1 la legge abroga gli articoli 134, 135, 136 e 137, del Codice Civile i quali precisavano i diritti e doveri dei coniugi verso la prole. Per l’articolo 134, la moglie non poteva donare, alienare immobili, sottoporli a ipoteca, contrarre mutui, cedere o riscuotere capitali, né transigere o stare in giudizio senza l’autorizzazione del marito. Il marito poteva con atto pubblico concedere alla moglie l’autorizzazione per tutti o alcuni di questi atti, salvo il diritto di revocarla. L’autorizzazione del marito non era necessaria quando quest’ultimo era interdetto, assente o condannato a più di un anno di carcere, durante l’espiazione della pena. Per citare in giudizio quindi le donne dovevano aspettare l’autorizzazione del marito, limitazione che si rivelava drammatica nel caso in cui le madri avrebbero voluto citare in giudizio i colpevoli di reati sessuali nei confronti delle figlie e il padre si opponeva preferendo una riparazione in denaro.

Liberatorio l’articolo 7 della legge Sacchi, che sta alle spalle di tutte le studentesse che ancora oggi si preparano ad esercitare liberamente le professioni al pari degli uomini. L’articolo, infatti, recita che le donne sono ammesse a pari titolo degli uomini a esercitare tutte le professioni e a coprire tutti gl’impieghi pubblici, esclusi soltanto, se non vi siano ammesse espressamente dalle leggi, quelli che implicano poteri giurisdizionali o l’esercizio di diritti e potestà politiche o che attengono alla difesa militare dello Stato.

Tradotto: per il diritto politico bisognerà aspettare una guerra, la Resistenza e la liberazione, e il diritto di voto nel 1946, per l’entrata in Magistratura il 1963, per i ruoli militari, il volontariato militare per entrambi i sessi nel 2000. La legge del radicale Sacchi intanto sanava una paradossale contraddizione: le facoltà universitarie erano aperte in Italia alle donne dal 1874, grazie al Ministro liberale Ruggero Bonghi, ma era poi interdetto l’esercizio delle professioni liberali, socialmente accreditate e largamente retribuite. Le donne perciò erano costrette ad auto segregarsi in alcune Facoltà, quasi tutte umanistiche, e anche questa limitazione è all’origine delle azioni europee e dei programmi cosiddetti Stem(Science, Technology, Engineering, Mathematics), destinati a incrementare la presenza ancora scarsa delle ragazze in alcune facoltà scientifiche.

 

 

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