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Violenza di genere in Italia: leggi insufficienti, pregiudizi e...

Violenza sulle donne

Leggi insufficienti, pregiudizi e scarso numero di case rifugio

di Tania Castelli 

Numeroantiviolenza 390 minTroppo spesso, in Italia, viene affiancata l'espressione "tragedia annunciata" ai casi di violenza di genere. Quasi sempre infatti questi crimini vengono preceduti da escalation violente, ripetutamente denunciate a forze dell'ordine che inspiegabilmente non intervengono se non quando ci "scappa il morto". Anzi: la morta. Negli ultimi giorni ben tre donne hanno perso la vita per mano di uomini. Di queste una, Jessica Novaro, 29 anni, è stata uccisa con un colpo di pistola in pieno petto per aver difeso la madre dalle violenze del compagno di quest'ultima. Le donne muoiono anche per questo.

Perchè una denuncia per maltrattamenti abbia effetti in una causa di divorzio è necessario un referto medico del pronto soccorso ospedaliero con prognosi di almeno 21 giorni. Ma tutti i danni psicologici che le donne subiscono prima, durante e dopo la violenza maschile sono sempre molto difficili da provare in tribunale.

E se una donna non vuole allontanarsi dal soggetto maltrattante dove può trovare riparo prima di fare una brutta fine? Le case rifugio italiane sono ancora pochissime, ricevono scarsi fondi statali, devono ricorrere alle donazioni private oltre che all'opera instancabile di operatori sociali, avvocati, psicologi, medici volontari.

Anche nei casi di stalking la legge italiana sembra non proteggere le vittime. Nel nostro Paese è infatti difficile dimostrare non solo il dolo ma anche il danno quando l'azione persecutoria non trascende in violenza fisica. Altrettanto complicato è poi ottenere e far rispettare un provvedimento restrittivo contro il proprio stalker. Senza contare che anche in questo caso troppo spesso le denunce non sortiscono effetto se non quando so arrivi alla violenza fisica.

infografica violenza donne 500 min

La legge contro il Revenge porn è stata approvata con netto ritardo e solo dopo anni di strenua lotta da parte della madre di una vittima, suicidatasi per questo. Una legge scritta, discussa ed approvata in tutta fretta e che presenta molte criticità soprattutto nei casi in cui le immagini vengano diffuse per gioco, vanto o perversione da persone non legate sentimentalmente alle vittime. Senza contare la difficoltà di dimostrare il dolo oltre alle controverse disposizioni giuridiche internazionali in materia di diritto all'oblio e cancellazione dei contenuti sui social.

In tema di violenza sessuale molto è stato realizzato grazie alle lotte femminili delle nostre coraggiose nonne e madri, però la nostra giurisprudenza non ha ancora fatto il salto di qualità necessario per adeguarsi alle leggi internazionali ed alla conferenza di Istanbul. Questo perché non ha ancora provveduto alla revisione dell’articolo 609-bis del codice penale in modo che ogni atto sessuale non consensuale venga punito. La legge attuale non focalizza, infatti, l’elemento del consenso al di là dei casi in cui si abbia anche violenza o minaccia, per cui non rende precipuo il diritto di autodeterminazione e di scelta di ogni persona umana. Emblematico il caso Genovese che ha brutalmente stuprato una ragazza dopo averla drogata ed ubriacata, inibendone preventivamente ogni possibilità di scelta e di difesa.

Cosa manca ancora per costruire una società contraria, se non addirittura libera, alla violenza di genere? Maggiori interventi culturali ed educativi in cooperazione tra famiglia, scuola, istituzioni, social media, mezzi di informazione e divulgazione sicuramente sarebbero utilissimi. Ma è ancora necessario promulgare leggi più efficaci e complete, che non diano adito a personali interpretazioni da parte di chi dovrebbe, invece applicarle per combattere questo esecrabile fenomeno.

La strada è stata segnata dai costituenti e dai legislatori moderni, ma è ancora lontana la meta. Purtroppo.

Pubblicato in Forum Lina Paniccia
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