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Intoccabile il diritto di una maternità libera e consapevole

DONNE E DIRITTI 

Un post di Lorella Zanardo offensivo per molte donne

di Nadeia De Gasperis
immagini.quotidiano.net minQualche giorno fa, sulla sua pagina social, Il Corpo delle Donne, Lorella Zanardo ha pubblicato un post che ha lasciato molte sue lettrici basite e sgomente, me compresa.
La Zanardo, ricordo, è un’attivista femminista, promotrice del docufilm Il corpo delle donne, appunto, che si proponeva di innalzare il livello di consapevolezza sull’immagine delle donne nella tv italiana. Di lì a poco tempo sarebbe esploso il caso Weinstein e la nascita di movimenti come Me too, non una di meno, in Italia e nel resto del mondo.

Il suo post esordisce con la domanda “COSA PENSERESTE se in un PAESE in CARESTIA IO RIVENDICASSI il mio DIRITTO di METTERMI a DIETA?” e la pronuncia con un parallelismo che stigmatizza la necessità di alcune donne di rivendicare il diritto di non volere diventare madri.
Argomenta poi, aggiungendo che in Italia abbiamo il tasso di natalità più basso d’Europa, reso ancora più basso dalla pandemia e che nessuno ci nega questo diritto. Afferma dunque che diventa ridicolo doverlo stare a ribadire. “Chi ce lo ricorda? Le nonne, le zie, le mamme? Ma a noi davvero importa del loro giudizio?” conclude.

Quando penso che questo post sia una provocazione ne scrive un altro in cui conclude che bisognerebbe rimuovere ostacoli sociali, economici, culturali, prima di affermare di non voler diventare madri.
Io sono quasi al settimo mese di gravidanza e mi sono sentita molto colpita da queste affermazioni, ho capito allora cosa intendo oggi essere “femminista”. Se è vero che una donna che lotta per se stessa lotta per tutte le donne, come affermava la poetessa Angelou, è ancora più vero che una donna che lotta per le altre, lotta anche per se stessa. Io che aspetto il mio bambino, tanto desiderato, voluto, cercato, ribadisco la necessità di difendere il diritto di non volerne avere per qualsiasi ragione, sociale, economica, di lavoro essa sia, ma soprattutto per LIBERA SCELTA, senza stare troppo a indagare le ragioni di una scelta più che legittima.

E lo dico perché ancora esistono campagne di odio contro l’aborto, slogan abominevoli che colpevolizzano e che imbrattano le nostre città, le nostre politiche. Ci siamo già dimenticati di Pillon? E siamo sicuri di essere politicamente in salvo da certe derive oscurantiste?

E poi, anche quando ci fosse il desiderio di maternità, la cronaca ci ricorda che stiamo facendo molti passi indietro, ce lo ricorda la pallavolista Lara Luigi che ingaggiata dal Pordenone per la stagione 2018/19, a marzo comunica che avrebbe interrotto la propria attività agonistica perché incinta e chiede, costretta a una ingiunzione, il suo compenso di febbraio. La squadra le risponde che “non ha onorato il contratto e ha portato ingente danno alla squadra”. Di lì a poco tempo, la giovane donna perde il bambino, e il suo lavoro.

Ce lo ricordano le donne che desiderano abortire e che entrano nel limbo delle lungaggini burocratiche per interrompere la gravidanza, delle colpevolizzazioni, e sono costrette a sopportare l’ingresso nei consultori delle organizzazioni pro vita. perfino quando è accertata una anomalia genetica, si allungano i tempi fino a quando quel parto che avrebbe potuto essere più “semplice” chirurgicamente parlando, diventa complicato e doloroso, come a ricordarci quanto debba costarci questa rinuncia non solo in termini psicologici ma anche fisici.

Ma potrei citare mille altre ragioni per cui il post di Lorella Zanardo è risultato giustamente offensivo per molte donne.
Oggi, 10 marzo, 50 anni fa, come oggi, la contraccezione legale segna un passo importante in Italia. Siamo davvero al passo coi tempi per permetterci di criticare le donne che rivendicano il diritto di non diventare madri? Credo proprio di no!

 

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Pubblicato in Forum Lina Paniccia
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