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Ripresa produttiva e altissimi costi energetici

IL PRESIDENTE E IL PAPA

Il coraggio di guardare la realtà senza filtri di comodo

di Donato Galeone*
congedodalpapa 390 minIl Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per fine anno 2021 e del settennato al Quirinale, ha voluto sottolineare solennemente che la “nostra Costituzione è il fondamento, saldo e rigoroso della unità nazionale. Lo sono i suoi principi e i suoi valori che vanno vissuti dagli attori politici e sociali e da tutti i cittadini. L'unità istituzionale e l'unità morale sono due espressioni che ci tiene insieme”. Nell'attuazione di quei principi costituzionali - in cooperazione istituzionale e nella unità liberamente condivisa - “le transazioni ecologiche e digitali, che sono necessità ineludibili, possono diventare anche occasioni per migliorare il nostro modello sociale”.

In questa realtà che viviamo giorno dopo giorno – ha detto Mattarella – ci “troviamo dentro processi di cambiamenti che si fanno sempre più accelerati e occorre il coraggio di guardare la realtà senza filtri di comodo, rilevato che alla antiche disuguaglianze la stagione della pandemia ne ha aggiunte di nuove”.

Penso e ritengo che queste riaffermazioni del nostro Capo dello Stato meritano rispetto e attente riflessioni, quali italiani europei, da coniugare e aggiungere con e alle riflessioni del 23 dicembre di Papa Francesco, pur inserite in scenari diversi, tanto di luogo verso la Curia in Vaticano quanto nei contenuti universali alla viglia delle festività natalizie e nella esaltazione della “Umiltà del Natale” avvenuta e circoscritta in una “stalla povera” mancante di tutto.

Il prete gesuita Vescovo di Roma, Papa Francesco, ha detto che “la povertà di una stalla” - luogo dove manca di tutto - si può identificare con la povertà dei tanti “poveri mancanti di qualcosa” e non solo in termini materiali di chi ha fame di pane ma delle tante povertà entro cui siamo tutti “coinvolti nella pandemia persistente e chi in un modo o nell'altro - siamo tutti - poveri mancanti di un lavoro, di una presenza, di una voce e, anche, di una discussione aperta al confronto".
E sulla “Umiltà del Natale”- nel contesto del moderno secolo - Papa Francesco ha richiamato anche una modernità tendente a privare di “radici e germogli” sottolineando - essendo la superbia il contrario della umiltà - che solo la persona umile è guidata e vive dal “ricordare per generare i frutti delle radici e dei germogli”.

In questa visione universale umana e sociale - con rispetto e commozione per la recente strage siciliana di Ravanusa - è apparso esemplare e incisivo il richiamo fatto dal Presidente Mattarella alla lettera scritta del professore Pietro Carmina, deceduto sotto il crollo della sua casa, ai suoi ex studenti, raccomandando loro, di “usare le parole che vi ho insegnato per difendervi e per difendere chi quelle parole non le ha...........non siate spettatori ma protagonisti della storia che vivete oggi”.
Sono esemplari “sollecitazioni nella continuità” verso un impegno sociale di vita lungimirante avviata, divulgata e praticata – nel secolo scorso – anche da don Lorenzo Milani tra i suoi “insegnamenti” ai ragazzi sia nella scuola popolare di Calenzano che di Barbiana.

A me piace segnalare e partecipare queste sollecitazioni – col pensiero e auspicando azioni – per superare le disuguaglianze sociali - non solo limitate alla qualità di lavoro e quantità di “pane quotidiano” - ma verso elevati livelli culturali e di azione sociale con il “dare la parola ai poveri e agli esclusi, elevandoli a dignità di persone, per essere artefici della costruzione della società democratica nell'esercizio dei diritti e doveri costituzionali della repubblica italiana”.
Sappiamo che Don Milani considerava disumano chiamare “forza lavoro” la persona del lavoratore - nella valutazione del “lavoro come una merce” - da acquistare, da assumere e licenziare da un giorno all'altro o per telefono, disdegnando la dignità della persona e il suo lavoro.
Con questi sintetici riferimenti solenni di Natale e di fine Anno - il 31 dicembre 2021 dal Quirinale - il Presidente Mattarella, ha voluto rivolgere a Papa Francesco anche un “augurio affettuoso e un ringraziamento sincero per la forza del suo magistero, e per l'amore che esprime all'Italia e all'Europa, sottolineando come questo Continente possa svolgere un'importante funzione di pace, di equilibrio, di difesa dei diritti umani nel mondi che cambia”.

E il 1° gennaio 2022, da Piazza San Pietro, Papa Francesco, ha risposto con queste parole: “ricambio di cuore e con gratitudine il saluto del Signor Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella, e assicuro la mia preghiera per lui e per il popolo italiano”.

Penso che questi richiami solenni sia del Presidente Sergio Mattarella che di Papa Francesco dovrebbero mirare e dare - coinvolgendoci anche negli insegnamenti di don Milani - quelle sensibilità umane, sociali e politiche del pensare e riflettere con l'agire nel 2022 – innanzitutto – per fronteggiare contestualmente la “crescita della economia e la questione sociale del lavoro contrastando le povertà” in presenza di un mondo economico sempre più globalizzato e meno sociale nella imprenditorialità - prevalentemente finanziaria multinazionale - tendente ad aumentare ed estendere le sproporzioni di potere nella domanda e nell'offerta di un lavoro che cambia e che va rilevato nella quantità occupazionale – da definire e qualificare adeguatamente – superando con la formazione continua la “disoccupazione tecnologica e la delocalizzazione incontrollata, unicamente profittevole, con perdite certe di posti di lavoro”.

Ecco, quindi, la ragionevole esigenza gestionale di una responsabilità condivisa - sulla “crescita e sviluppo con il PNRR e la programmazione regionale e provinciale” - nell'osservare compiutamente il territorio per renderlo strutturalmente sufficiente tanto nei servizi essenziali alla vita certa delle imprese quanto al benessere delle persone: dalla tutela della salute alla salvaguardia ambientale e dalla scuola con la formazione continua al lavoro contrattato e partecipato.

I segnali dei dati dell'ISTAT più recenti – terzo trimestre 2021 – stimano che il PIL (prodotto interno lordo) è aumentato del 2,6% rispetto al trimestre precedente e che la previsione sarà pari al 6,1% nel 2021 mentre va anche rilevato che la inflazione a ottobre sale a più 2,9% dovuta in larga parte ai prezzi energetici di luce e gas.

I costi energetici di luce e gas – antica insufficienza strutturale nazionale nelle sue articolazioni territoriali - oltre a incidere sui bilanci delle famiglie costringono le imprese, per i costi eccessivi dell'energia - alla fermata degli impianti nei comparti manifatturieri della ceramica come annunciato nel basso Lazio (vengono spenti i forni delle aziende Gruppo Saxa Gres: insieme alla capofila di Anagni sospende l'attività la Grestone di Roccasecca) pur avendo ordini per il 2022 raddoppiati rispetto al fatturato 2021.

E in questi primi giorni del 2022 si leggono previsioni tanto allarmanti quanto insostenibili che richiedono interventi di Governo con massima urgenza: tra gennaio e giugno 2022 le aziende dei distretti produttivi - dove lavorano mezzo milione di addetti - nei settori del vetro, del cartario, le materie plastiche, delle lavorazioni metallifere e la termomeccanica non potranno più reggere gli aumenti energetici di misura due volte e mezzo (uno stabilimento che in un mese spendeva 100 mila euro di gas ne dovrebbe pagare 350 mila). Ricordo storico della crisi petrolifera del 1973!!

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 7 gennaio 2022

 

 

 

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