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Contrattare il salario del lavoro e la qualità della vita sociale delle persone

LAVORO E LAVORATORI

 “il lavoro è la dimensione fondamentale dell'uomo sulla terra ...”

di Donato Galeone*
illavoroprimaditutto 350 250 minScrivevo su questo giornale, quattro anni fa, che la crisi economica e del lavoro stava privando le persone di una vita dignitosa e che necessitava dare “valore al lavoro” - non come slogan corrente - ma quale obiettivo da raggiungere per continuare a credere e avere fiducia, impegnandoci ogni giorno e lottare, insieme, per il lavoro.
Richiamavo l'affermazione dell'operaio prete, poi Vescovo di Roma e Santo Papa - Giovanni Paolo II - che ai 100 anni della

Rerum Novarum di Leone XIII scriveva : “il lavoro è la dimensione fondamentale dell'uomo sulla terra e, come tale, esprime la sua stessa essenza”.
A fine settimana scorsa il Segretario Generale della CISL del Lazio, Enrico Coppotelli ha dichiarato: “il venire meno della occupazione comporta un effetto domino negativo che si estende sul piano psicologico (e mentale) delle persone e delle famiglie” e ha sottolineato che “la centralità del lavoro deve essere integrata dalla contrattazione sociale territoriale sulla salute delle persone”.

Sono certo che il Segretario della CISL del Lazio intende dare – nel XXI secolo – un “significato nuovo al lavoro” quale fulcro della vita di ogni essere umano sia per se stesso che per la società in cui si vive, tanto prima quanto e ancora di più, negli attuali tempi di pandemia per comprendere - tutti - la “indispensabilità di un lavoro per la vita e un minimo di reddito per la sopravvivenza delle persone”.

I giovani e le donne - emarginati da almeno due generazioni - non trovano collocazione di lavoro stabile ma, prevalentemente e saltuariamente in diffusi rapporti di lavoro a termine o precari che tendono – giorno dopo giorno – a colpire anche la personalità psicologica di partecipazione sociale attiva e le tante persone che “perdono il lavoro” provano sentimenti simili ad “un lutto familiare” per la perdita di una persona cara.
Ritengo e continuo a pensare – non solo io – che la consapevolezza sulla “disoccupazione e la non occupazione delle persone” incide, notevolmente, sullo stato mentale delle persone: favorisce o aggrava l'insorgere di disturbi sanitari di vario genere che, peraltro, sono anche costosi per la società, mentre si tende verso l'isolamento, con perdita di speranza, collocandosi al punto più basso della scala sociale della propria comunità.

In questi ultimi decenni - con la sopraggiunta pandemia Covid - il lavoro sembra apparire non più come un fondamentale mezzo dignitoso di sopravvivenza ma quale merce indifferenziata da compensare con un “salario minimo” pur in presenza di contratti collettivi di lavoro vigenti e in corso di rinnovi, con retribuzioni orarie condivise che vanno rispettate e corrisposte in “legali buste paga” e che non sono novità, ma si vuole continuare a ripetere - anche nel XXI secolo e in un mondo globalizzato della economia - che “non è il lavoro della persona la priorità centrale” ma il mercato globale competitivo con la riorganizzazione profittevole tecnologicamente avanzata delle imprese - non valorizzando, nel contempo, il lavoro - che deve essere e a ogni livello svolto tanto contrattato quanto partecipato.

Sappiamo che il lavoro cambia con le innovazioni tecnologiche e richiede, sempre, un capitale fisso e una liquidità adeguata per acquistare i mezzi di produzione e materie primarie da trasformare, però, dobbiamo anche convenire che non ci troviamo neppure nel 1865 a fare impresa con la “merce lavoro” e neppure negli ultimi 150 anni con quella “forza lavoro” chiamata - oggi - anche “risorsa umana” in “flessibilità o precarietà a tutela crescente” con il Jobs Act dell'ultimo decennio 2000.
Queste nuove forme di lavoro nei piani degli investimenti produttivi sono e saranno sempre più variabili in tempi determinati - rinnovabili più volte - ma dipendenti nell'investimento aziendale quale mezzo di costo e di tornaconto unicamente profittevole dell'impresa, non certo in funzione sociale costituzionale, ma - si sostiene - solo a “costi umani in lavori ridotti” che viene definita “disoccupazione tecnologica” che abbiamo conosciuta e contrattata, in gruppi e settori produttivi , nella terza rivoluzione industriale moderna e fino alla metà del secolo scorso.

Oggi siamo, ormai, nella “quarta rivoluzione industriale” con innovazioni tecnologiche informatiche e delle comunicazioni e di “un futuro nella nuova organizzazione del lavoro e nel produrre beni e servizi” come già avvenuto in altre fasi storiche: dalla fine del lavoro schiavistico e servile al lavoro di fatica umana ridotta con la meccanizzazione anche in agricoltura e artigianato.
Ecco, allora, il “come questo passaggio epocale” deve coinvolgere il lavoro salariato definito, ancora, subordinato nei comparti manifatturieri e nei servizi oltre che nei lavori professionali intellettuali e del sapere autonomo - nei loro giusti valori - in quanto lavoro di persone che è anche ricchezza per la società.

In un recente meeting mondiale svoltosi a Davos (Svizzera) sul tema “come padroneggiare la quarta rivoluzione industriale” Papa Francesco scrive testualmente nel suo messaggio: “gli effetti della robotica e delle innovazioni scientifiche non conducano alla distruzione della persona umana a essere rimpiazzata da una macchina senza anima o alla trasformazione del nostro pianeta in un giardino vuoto per il diletto di pochi scelti, ma è l'essere umano che deve guidare lo sviluppo tecnologico, senza lasciarsi dominare da esso. La tecnologia serva a sviluppo, lavoro e natura”.

Si tratta di esaltare ed elevare a dignità il “valore personale del lavoro” e, insieme, del lavoro diversificato, specializzato e organizzato anche nelle forme associate cooperativistiche che sono le tipologie di valore che la nostra Costituzione riconosce quale “grande capitale sociale” oltre che economico e che può esprimersi con il lavoro.

Così come la “contrattazione sociale” lanciata da Coppotelli, Segretario Generale della CISL Laziale - integrata con le contrattazioni delle condizioni del lavoro che cambia – non potrà non essere accolta sia dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma – essenzialmente – oltre che da specifiche intese con gli Enti locali territoriali, dalle Associazioni di volontariato e dalle Fondazioni con finalità formativi e divulgativi sociali.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
 
 

 

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Roma 31 giugno 2022
Pubblicato in Lavoro e Lavoratori
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