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Crescita economica e sviluppo non sono la stessa cosa

sindacati bandiere mindi Donato Galeone* - Crescita - Sviluppo - Lavoro.
La carta dei diritti universali di ogni persona umana e la carta dei diritti dei popoli europei - collegate da oltre 70 anni nella nostra Costituzione repubblicana - dovrebbero essere non solo richiamate ma osservate coerentemente e praticate nei piani e dai programmi di Governo con il pensare e valutare, innanzitutto, che la crescita “economica e lo sviluppo” - lo sappiamo - non sono la stessa cosa.

Così come non sono separate “ le crisi sociali e le crisi ambientali” che richiedono azioni condivise - cogenti e integrate - per dare certezze e dignità al lavoro e alle persone escluse dalla società, salvaguardando la salute e curando - nello stesso tempo - l'ambiente che viviamo giorno dopo giorno.

Se le crisi delle economie locali e del lavoro nel contesto articolato globale colpiscono grande parte di popolazioni e anche il basso Lazio - con la disoccupazione e il progressivo impoverimento di chi lavora - si dovrebbe osservare, constatare e capire che nelle realtà socioeconomiche occidentali - Unione Europea compresa - quel modello di crescita e sviluppo non ha soddisfatto e non soddisfa i bisogni dei “tanti” ma dei”pochi”.

Diritto alla crescita
Penso - sono certo di non essere solo io - che il nuovo “modello liberista globalizzato dell'economia”che ci viene urlato da molti continuando a chiedere “crescita, crescita, crescita” - tanto i partiti quanto i nuovi movimenti politici e Governi - dovrebbero convenire e condividere il come e il quanto la “crescita economica di un Paese” - pur necessaria e indispensabile - non risulta essere sufficiente - da sola - per realizzare la estensione del benessere di vita della persone e dei popoli – perché e in in quanto - il “regolatore della crescita è sempre il mercato”che è libero da ogni vincolo e, conseguentemente, questa tipologia di mercato, constatiamo, genera e continua a generare circuiti perversi arricchendo quei pochi profittevoli che già - anche negli anni di crisi - avevano accumulato molto denaro a fronte dell'impoverimento delle tantissime persone che ne avevano già poco, peraltro, alla ricerca di lavoro perduto e sostenuti dagli ammortizzatori sociali - necessari per sopravvivere - ma che realmente, giorno dopo giorno sono apripista delle povertà, se persistono nel tempo.

Se conveniamo che la “crescita da sola” – laddove avviene – risulta non capace di redistribuire equamente la ricchezza prodotta e che i mercati non debbano essere un fine ma soltanto strumenti regolatori tra domanda e offerta di beni e servizi, possiamo condividere e sostenere - verificati i risultati degli ultimi decenni - che la “crescita economica” dovrebbe essere indirizzata verso criteri politici e pratici certi - personali e collettivi - di ogni popolo per il soddisfo dai bisogni per vivere - innanzitutto - con “il lavoro che non è un castigo...ma il dovere essenziale e primitivo dell'uomo.........il lavoro è la causa della storia ed il principio del progresso” ci diceva, negli anni'50, al Centro Studi Cisl di Firenze, Giorgio La Pira, in difesa della povera gente dalla miseria e dalla disoccupazione.
Diritto allo sviluppo
Entro questa mia riflessione - pur distinta dalla necessaria ma non sufficiente crescita economica per creare certezze di lavoro - richiamo anche il “diritto allo sviluppo” che è un diritto umano di ogni popolo legittimato a partecipare, contribuire e beneficiare dello “sviluppo economico, sociale, culturale e politico per essere realizzato”.
Impegnativo rilevare e sottolineare, senza alcun dubbio per me, che non casualmente è stato affermato che “ la persona umana è il soggetto centrale dello sviluppo” e – conseguentemente - “deve essere partecipante attiva e beneficiaria del diritto allo sviluppo” (sintesi dell'art 1 e 2 della dichiarazione sul “Diritto allo Sviluppo” delle Nazioni Unite del 4 dicembre 1986).
Sappiamo che, almeno dalla fine del secolo scorso, è in discussione la “concezione di sviluppo” meramente economico territoriale identificabile, prevalentemente, con il semplice trasferimento da Nord a Sud o tramite multinazionali nei territori, sia di tecnologie che di capitali nelle aree sottosviluppate o depresse.
Una profittevole concezione di sviluppo persistente ancora oggi - da superare - riduce il diritto delle persone sia alla partecipazione che a beneficiare dello sviluppo territoriale che non potrà essere solo un tornaconto economico del “mordi e fuggi” ma, essenzialmente, deve concorrere e favorire uno stabile“sviluppo umano e sociale” locale prodotto dagli investimenti pubblici e privati sia nel Paese che, con il Mezzogiorno italiano, mediante gli annunciati piani di convergenza europea allo sviluppo nazionale sostenibile.

Confronto delle parti sociali rappresentative con il Governo per il lavoro
In questi giorni le tante e ripetute parole sulla “crescita e lo sviluppo” - ma dagli scarsi investimenti - vengono riprese dal programma di Governo mediante i 21 o 29 punti discussi nel Parlamento italiano e approvati da una maggioranza politica eletta dai cittadini, pur contestati - a piazza San Giovanni di Roma il 19 ottobre 2019 dalle opposizioni politiche oltre che osservati, giorno per giorno, dalla nuova formazione parlamentare, staccatasi dal Partito Democratico e confermatasi tre giorni fa a Firenze col simbolo di “Italiaviva” - aggregazione politica - voluta e proposta dall'ex Segretario del PD e già Presidente del Consiglio del Governo italiano, Senatore Matteo Renzi.

Appare positivo e determinato al momento, comunque, l'intendimento più volte dichiarato - ancora in questi ultimi giorni - del Presidente del Consiglio dei Ministri, Prof. Conte, che l'avviata proposta governativa di “crescita e sviluppo” non potrà non essere confrontata e monitorata con le parti sociali, constatata sia la complessità delle nuove tematiche che l'efficacia delle tipologie di investimenti possibili e necessari, verso modelli nuovi di crescita e sviluppo - favorendo con priorità assoluta il lavoro - salvaguardando l'ambiente in un contesto condiviso di“sviluppo umano e sociale”.

Roma, 23 ottobre 2019

 

^già Segretario generale Cisl Frosinone e Lazio

 

 

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