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Pensionati penalizzati da rivalutazione e fiscalità

Pensionati protesta cartelli 350 mindi Donato Galeone - Il 26-27 gennaio si sono svolte e concluse le elezioni per il rinnovi dei Consigli Regionali emiliane-romagnole e quelli calabresi.

Dopo gli incontri del Governo con la CGIL-CISL-UIL alcuni giorni prima delle elezioni, ecco, il decreto di Palazzo Chigi sul “cuneo fiscale parziale” che favorisce milioni di lavoratori.
Si deve, ora, discutere e definire con il Governo – dopo anni – la “complessiva riforma fiscale” finalizzata a rendere equa la tassazione sui redditi diretti da lavoro e sul reddito differito che si chiama pensione.

Il reddito accantonato per la pensione è un diritto del cittadino e un dovere dello Stato garantirlo al lavoratore - con equità e priorità - in quanto “salario o stipendio” differito nel tempo da corrispondere alla persona che non lavora più.
Si tratta prevalentemente, come sappiamo, di un reddito che è retribuzione maturata di mese in mese a favore di chi lavora – non percepito in busta paga – ma trattenuto e accumulato, oggi, presso istituzioni pubbliche e enti riconosciuti per riceverlo, domani, alla età pensionabile.

Età pensionabile - trattata nella lungimiranza media di vita terrena e di lavoro - che negli ultimi 20 anni tende a cambiare, sia nei sistemi previdenziali che nei tempi e modalità - tuttora in discussione ed essenzialmente - sul “come e quando” andare in pensione.
Con il vecchio “sistema retributivo” pieno, il reddito da pensione spettante veniva calcolato sulla media retributiva evidenziata agli enti previdenziali assicurativi degli ultimi 5 anni di lavoro, sia per anni di contributi versati sia in età pensionabile per anzianità o di vecchiaia: importo di pensione tra il 70 e l'80% che risultava molto vicina agli ultimi salari o stipendi percepiti.
Con quella modalità di sistema veniva garantito alla persona uno stile di vita sia da cittadino lavoratore che da cittadino pensionato - in un mondo del lavoro prossimo al pieno impiego - mediante un “patto generazionale” tra giovani che lavorano e anziani che andavano in pensione.

Va rilevato che il cambiamento dell'economia e del lavoro nel mondo, in Europa e in Italia - già avviato non si è fermato - mentre cambia anche la vita delle persone: sempre più giovani senza lavoro e la speranza di vita anziana che continua ad aumentare, non quale peso ma ricchezza comune di vecchiaia attiva.
Vale a dire e significa - nel concreto - che gli anziani vivono per più tempo in pensione ed i giovani, sempre meno che lavorano, non possono pagare le pensioni agli anziani, pur vigente il grande cambiamento pensionistico “dal retributivo al contributivo”.

Ecco e ancora che la priorità è il “LAVORO”: da quanti giovani e donne in età di lavoro lavoreranno si potrà pagare la pensione agli anziani.
Peraltro - con il “sistema contributivo” - il reddito da pensione, com'è noto, non è più corrisposto dalla media degli ultimi anni ma dipende dagli importi contributivi versati durante il “tempo in cui si è stati lavoratori”.

Mi domando, non solo io, quale pensionato INPS a mille euro e ENPAIA a 100 euro netti al mese, per l'aumento del costo della vita queste due pensioni non hanno un minore potere di acquisto di beni e servizi? E l'importo delle pensioni non sono “rivalutate annualmente” in base all'indice del prezzo al consumo stimato dall'ISTAT?

Nell'ultima Legge di Bilancio è stato introdotto un nuovo criterio nella modalità di calcolo della rivalutazione annuale delle pensioni per il triennio “2019-2021” ai danni dei pensionati che non tutti riceveranno il 100% della rivalutazione e non invece, con lo “sblocco delle rivalutazioni” anche il ripristino del precedente ripristino del meccanismo di rivalutazione.

Nell'incontro del 27 gennaio al Ministero del Lavoro è stato ribadito al Governo di “rivalutare subito tutte le pensioni dopo tanti anni di blocco” mentre le Segreterie della CGIL-CISL-UIL hanno ribadito di fissare insieme al Governo “obiettivi raggiungibili” mediante una riforma fiscale sempre più urgente - ribadisce Annamaria Furlan - considerando che “oltre l'85% del fisco italiano pesa oggi sulle spalle dei lavoratori dipendenti e dei pensionati” e, quindi, raggiungere un concreto “alleggerimento fiscale sui redditi medi da lavoro e da pensioni”.

 

Donato Galeone ha anche messo in versi l'attenzione e la considerazione che riserva agli anziani in questa poesia "La ricchezza degli anziani", che da qui potete raggiungere

 

 

 

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