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Senza lavoratori non esiste impresa

Il 2020 ci lancia, insieme al Covid 19, in una nuova grande sfida nel “campo dell'impresa e del lavoro”

pisapartecipazione 350 mindi Donato Galeone* - Dieci giorni fa scrivevo che l'anno 2020 - con o senza gli Stati Generali convocati dal Governo - lanciava in tutti noi una nuova grande sfida nel “campo dell'impresa e del lavoro” che continua e continuerà a presentare una duplice dimensione sia oggettiva che soggettiva.

Il “lavoro nella impresa” - in senso oggettivo - che comprende l'insieme delle risorse e degli strumenti di cui l'uomo si serve per riprendere o intraprendere le attività mentre il “lavoro umano” - in senso soggettivo - è l'agire dell'uomo che è la persona il metro della dignità del lavoro.

Questa “duplice dimensione dell'impresa e del lavoro” viene richiamata e ampliata nel documento della CGIL, CISL e UIL Lazio del 16 giugno 2020: “ il Governo con il provvedimento Cura Italia e il decreto Rilancio, ha impegnato risorse superiori a 80 miliardi di euro. E' una occasione da non perdere, per dare un nuovo ruolo al pubblico nel governo dei processi economici, per progettare una nuova strategia di sviluppo fondata sul lavoro e su un'economia più equa e giusta”. Conseguentemente, i sindacati dei lavoratori del Lazio – unitariamente e con oltre mezzo milione di associati – hanno assunto una chiarissima posizione affermando che “ per costruire gli obiettivi di rilancio economico e coesione sociale, servirà, però, uscire quanto prima da un equivoco” rilevando e osservando che “gli ultimi decenni hanno determinato un'azione politica e amministrativa ancorata alla centralità sociale dell'impresa: senza impresa non c'è ricchezza e senza ricchezza non c'è lavoro........è quanto ci siamo sentiti ripetere come un leitmotiv. Oggi rivendichiamo, con orgoglio, una verità innegabile: senza lavoro non c'è impresa, non c'è economia e non ci sarebbe ricchezza possibile”.Ecco, quindi, ribadiscono Cgil, Cisl e Uil Lazio che “serve riconoscere la centralità sociale della persona, dei suoi bisogni, delle sue competenze, portando al centro dell'azione pubblica gli interessi generali”.

Rilevo - in queste giornate degli Stati Generali dell'Economia - come il neo Presidente della Confindustria Carlo Bonomi ha incalzato il Governo, con l'affermare che “le misure economiche italiane si sono rilevate più problematiche di quelle europee”. E ha aggiunto che “ l'impegno contro una dolorosa recessione può avere successo solo se non nascondiamo colpe ed errori commessi da tutti negli ultimi 25 anni” (sic) E al TG5 ha commentato la sua giornata degli Stati Generali, chiarendo, che “ con il premier Giuseppe Conte i rapporti sono stati e sono buoni; abbiamo reciproca stima, poi è ovvio, che Confindustria ha il dovere di fare critica su temi economici e il dovere di fare proposte”. Ed è in tale direzione, ha concluso Bonomi, che “ abbiamo spinto il Governo di voler anticipare sue proposte perché vogliamo capire tre specifici temi: 1) sulla produttività che da 25 anni è stagnante, ferma, bloccata; 2) abbiamo il 90% dei contratti di lavoro in scadenza, e questo è un primo problema che dobbiamo affrontare; 3) tenere conto del debito che sfiorerà il 160% del PIL e dobbiamo fare un ragionamento su come ridurlo gradualmente e nel tempo”.

Osservo e ritrovo una Confindustria con un neo Presidente “non più falco lombardo degli industriali” che voleva cancellare i contratti nazionali di lavoro ma un rappresentante di associazione di datori di lavoro che - come egli stesso dichiara - “ non crede in uno Stato cattivo contrapposto al privato buono ma chiede istituzioni efficienti e funzionanti, cioè una pubblica amministrazione buona, come già indicato e chiesto dal Governatore di Banca Italia”.
Non è mancato - però - il “battere cassa” con un forte attacco al Governo sui ritardi italiani nei “crediti di imposta” che avviene in meno di 6 mesi rispetto ai Paesi concorrenti dell'Unione Europea, sottolineando” che “per la regolazione dei crediti IVA alle imprese italiane, da parte dello Stato, si deve attendere oltre 60 mesi”.

Immediata la riposta di Conte al rappresentante di Confindustria: “qualcuno crede che questo Governo abbia un pregiudizio nei confronti della libera iniziativa economica. Le misure elaborate dal Governo e inserite nei provvedimenti sono dedicate al sostegno delle imprese. Per noi l'impresa è un pilastro della nostra società. Nessun pregiudizio da parte del Governo – possiamo avere diversità di opinioni e valutazioni – ma preservare l'impresa e metterla in condizione di poter affrontare vigorosamente e in modo resiliente uno shok come questo. E' una priorità del nostro Paese, altrimenti, non andiamo da nessuna parte”.

Rilevo, anche, quanto lo stesso Conte - nel merito dello “sviluppo e il lavoro” - aveva dichiarato nei primi giorni di maggio 2020 che “l'Italia, dopo la crisi gravissima, ha davanti a se l'orizzonte di una ricostruzione sociale ed economica alla quale tutti – nelle diverse responsabilità – dovremo attendere con fiducia e determinazione. Sarà l'occasione per riconsiderare i modelli di sviluppo all'interno dei quali il lavoro e la dignità del lavoratore dovranno riconquistare la centralità che meritano”.

Ma dalle 120 schede del Comitato Colao per il Governo così come presentato agli Stati Generali – articolato in 6 settori – partendo dalla proposta di “Impresa e Lavoro” annoto che il nostro Paese, compreso il Lazio, potrebbe collocarsi fisicamente come se fosse poggiato su un piano inclinato: con caduta del PIL (Prodotto interno Lordo); con il sostegno diffuso al reddito e licenziamenti bloccati per legge, probabilmente, prorogabili a tutto l'anno 2020.

Necessario, quindi, quanto condivisibile operare in questi sei mesi dell'anno corrente - come richiesto dalla CGIL,CISL e UIL Lazio – con l'avviare subito “quei 10.000 cantieri“ che possano dare immediato lavoro e favorire, contestualmente e responsabilmente, il passaggio da quel piano inclinato a un “condiviso piano territoriale di sviluppo” definendo sia una “linea guida generale che per settori” chiaramente mirata verso una graduale e certa ripartenza produttiva di beni e servizi, riorganizzata con adeguata redistribuzione e riduzione degli orari di lavoro, nel rispetto, in ogni luogo di lavoro, della sicurezza e la normativa di difesa della salute.

E con altrettanta condivisione operare e orientare - rispettando ogni aiuto di sostegno europeo e nazionale - che obbliga verso progettazioni tipologiche di sviluppo qualitativo e di riqualificazione nel contesto della cosiddetta economia verde e della conversione ecologica: dal risparmio energetico alla circolarità dell'economia, tanto nella legalità e dignità del lavoro quanto nella misura dei livelli occupazionali.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Roma, 20 giugno 2020

 

 

 

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