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Galeone interviene sulle proposte di ripresa industriale

 Le crisi industriali sono emergenza nazionale per l'assenza pluriennale di una politica industriale

operai mascherine 380 mindi Donato Galeone* - Il PD per l'impresa piu' plurale con i lavoratori. Il documento PD per “una politica industriale” pubblicato il 25 giugno in Economia e Lavoro sottolinea che “da troppo tempo l'Italia non cresce più” e il Partito Democratico chiama in primo luogo gli imprenditori e i lavoratori ad avere “una chiara direzione di politica industriale” con l'indicare - in 13 pagine - ben cinque dimensioni strategiche definite assi compresi tre temi trasversali che sono: 1- le crisi delle imprese per la riapertura delle singole aziende e di tutela dei posti di lavoro; 2 – la modernizzazione della Pubblica Amministrazione con una nuova alleanza tra amministrazione ed impresa; 3 - il dotare il sistema italiano di una gestione che condizioni le azioni dei Ministeri, della Cassa Depositi e Prestiti ed Invitalia, compresi i programmi in arrivo dell'Unione Europea e con monitoraggi efficaci

Queste in sintesi le tante proposte ragionevoli ed altrettante indicazioni sul “come ripartire” richiamando, con frequenza, che il “mondo delle imprese è cambiato” e che la spinta della globalizzazione continua con le nuove tecnologie e la rivoluzione digitale e - conseguentemente “innovare” - per questi cambiamenti partendo dalle scuole e arrivando alle imprese.
Necessario - leggo nel documento PD - una formazione con un piano straordinario per affrontare la “riorganizzazione delle imprese verso il digitale e l'automazione” anche con il rafforzamento di una “impresa più plurale” assicurando il coinvolgimento dei lavoratori nella vita dell'impresa.

Osservo e ritengo aggiungere - per il coinvolgimento dei lavoratori nelle vita della impresa in quanto non richiamata nel documento PD - la “intesa unitaria interconfederale CGIL-CILS-UIL e Confindustria” sottoscritta il 9 marzo 2018 che dà un segnale forte e condiviso di seria responsabilità delle parti sociali – corpi intermedi di una società democratica – in un momento economico e sociale difficile tanto del nostro Paese quanto nella dimensione mondiale.
Siamo oggi e lo saremo, probabilmente a breve, in presenza di bassi livelli di occupazione che richiedono un “esteso ed unitario impegno verso intese e verità” per tutti i luoghi di lavoro, nei territori e per settori produttivi - rilanciando innanzitutto la produttività compartecipata ed equamente redistribuita con i lavoratori nel sistema delle imprese - e, con essa, non dimenticando ma gestendo il punto ultimo dell'accordo interconfederale sulla “partecipazione” - in attuazione e riferimento all'articolo 46 della nostra Costituzione.

Sono certamente indispensabili interventi programmati di investimenti pubblici e privati non solo annunciati e nuove normative di sostegno contrattuale mirate sia al graduale superamento di una economia - post Covid 19 - che tenda a non ridurre i posti di lavoro sia a promuovere la crescita dell'occupazione dei giovani e donne che chiedono lavoro, aggravati dal disagio famigliare persistente - nelle transizioni di lavoro effettivo - con le casse integrazioni, spesso ritardate nelle erogazioni, e con i sussidi di sopravvivenza assistenziale.

Sono proprio queste le urgenze vere e le sfide di oggi che ci richiamano all'impegno e all'assunzione di responsabilità sociali, politiche e sindacali verso il “LAVORO” da regolare e incentivare nelle forme di partecipazione attiva e produttiva di beni e servizi sia nella società italiana che nella dimensione europea.
Teniamo contestualmente sempre presente che ad oggi la contabilità nazionale quantifica la caduta del PIL (prodotto interno lordo) italiano nel primo trimestre 2020 a meno 5,3% rispetto al trimestre precedente, con un arretramento del valore aggiunto in tutti i principali comparti produttivi: con agricoltura, industria e servizi diminuiti rispettivamente del 1,9%, del 8,1% e del 4,4%. Si prevede nel 2020 una contrazione del PIL verso il meno 8,3% e una ripresa parziale, nel 2021, con il più 4,6%. Appare possibile una brusca caduta della occupazione già ridotta, nel 2020, del meno 9,3% e una ripresa, nel 2021, del più 4,1% (dati ISTAT).

Questi dati, pur non indicati nel documento PD, si conoscono e la “questione lavoro e dei lavoratori” risulta molto riduttiva, essenzialmente, nella visione dell'uomo e del lavoro umano nella impresa entro cui si compiono sia le grandi che le piccole scelte dell'agire nei luoghi di lavoro.
Penso e sono certo di non essere isolato nel soffermare l'attenzione e riflettere il “come agire sul lavoro e sul senso del lavoro delle persone con una occupazione non precaria” che dovrebbe essere questione basilare con la quale si gioca la capacità di una società nel dare risposte a breve, medio e in tempi non lontani alle esigenze di vita sociale e civile domandata dai singoli e dalle comunità.

Leggendo il documento del PD sono tante le risposte qualitativamente condivisibili, ma scarsamente cogenti ed operative nei tempi richiesti che sono tanto complessi quanto contrastanti nella loro esecutività che richiedono confronti, con le parti sociali per e nelle sedi decisionali così come sono stati definiti - col “protocollo d'intesa” di fine aprile - i contenuti, i modi, tempi e di verifica sulla salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro.
Ed è proprio la “questione lavoro” che non può non essere messa tra le priorità e all'attenzione massima della rappresentanza politica e del Governo – come lo è per il sindacato dei lavoratori – con mirati interventi e in tutti gli aspetti provocati dalla “crisi covid 19” che si è presentata ai nostri occhi all'improvviso per e in uno scenario sociale vissuto, ripeto, complesso e problematico.

Lo pensiamo in tanti e lo richiama - a mio avviso - indirettamente anche il documento del PD che il “tema del lavoro nell'impresa” oltre ad essere determinante, essenzialmente, sia nella vita dei singoli che delle comunità, deve continuare ad avere centralità massima nelle risposte, non solo formali e con parole benevoli ma, anche, con rapide decisioni capaci di garantire - con il lavoro - il pieno sviluppo della dignità di ogni persona, in generale, e ancora di più verso il Mezzogiorno ed i territori confinanti come il basso Lazio.
A tal fine, il documento del PD, definisce il “Sud per l'impresa” che partendo dal piano per il Mezzogiorno al 2030 include la promozione di equilibri territoriali mediante investimenti anche del gruppo Cassa Depositi e Prestiti oltre a rafforzare le ZES (zona economica speciale) quali poli di attrazione investimenti ma, rilevo, nessun richiamo alle ZLS-ZES da promuovere nelle aree del Centro e del Nord del nostro Paese, con riferimento al vigente Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri n.12 del 25 febbraio 2018. Questo decreto - conosciuto da tempo anche dalla Regione Lazio - già fornisce le indicazioni operative sulle regole per la istituzione, la gestione e il controllo delle ZES-ZLS, funzionalmente coordinate e monitorate dal costituito Consorzio Unico di Sviluppo Industriale del Lazio.

Concludendo queste articolate riflessioni mi permetto osservare che il documento del PD, mentre tende a sollecitare interventi di Governo nelle oltre 150 imprese in crisi ai tavoli ministeriali, conferma che le crisi industriali costituiscono una emergenza nazionale – io aggiungo – in assenza pluriennale di una politica industriale nazionale. Viene proposta la istituzione di un “fondo per progetti formativi continui dei lavoratori nelle imprese” mirati, prevalentemente, verso la riqualificazione professionale. Il PD, infine, dichiara di “lavorare per una pubblica amministrazione alleata delle imprese”non considerando - oggettivamente e soggettivamente - che “senza i lavoratori non esisterebbe impresa”e neppure quelle imprese tecnologicamente avanzate e innovative che richiedono persone e rispetto della dignità del lavoro umano.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
 
 
 
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Roma, 1 luglio 2010

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