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La sfida che ci si para davanti

  • Scritto da  Luigi De Matteo

RECOVERY PLAN 

Lanciare un movimento perchè davvero nulla sia come prima...

nextgenerationitalia min

di Luigi De Matteo
Possiamo credere ad una riapertura della pratica del confronto politico nella comunità frusinate? A leggere gli inviti che si accavallano nella nostra agenda informatizzata, attivata con Google, pare proprio di si.

La discussione del 26 febbraio scorso con accesso da remoto tra i firmatari dell’appello del 2 febbraio è andata più che bene. Tutti i partecipanti con i loro interventi hanno dato all’incontro un alto profilo. Tanti i contributi e tante le sollecitazioni. Per un sintetico ed efficace report si può leggere il comunicato stampa pubblicato https://www.unoetre.it/lavorosocieta/lavoro-e-lavoratori/item/9482-come-allocare-le-notevoli-risorse-stanziate-dal-recovery-plan.html

Dicevamo tante le sollecitazioni che hanno dato il segno di un’oculata regia capace di mettere insieme diverse competenze nutrite dalla costante interlocuzione con il territorio e con le comunità di riferimento.

Ora però per non vanificare lo sforzo prodotto dovremmo compiere un ulteriore passo avanti. La sollecitazione viene dagli stessi contenuti elaborati nel convegno. Tutti gli oratori hanno potuto mostrare l’appartenenza costruttiva ad una comunità politica che, senza mai uscire dal solco tracciato negli ultimi decenni, ha continuato a macinare, elaborare, digerire e consolidare dispositivi analitici e discorsivi comuni all’intera comunità frusinate. Un punto di forza però a cui occorre porre mano in quanto buona parte della logica industrialista sottostante costituisce la base di una ideologia diffusa che potrebbe ostacolare o rinforzare la resistenza al cambiamento.

Tanto più che, nonostante l’autocritica di Stirpe sulla industrializzazione indotta dalla Cassa per il Mezzogiorno, ancora ci son imprenditori, ma anche decisori politici ed economici ai più svariati livelli, inclini alla logica degli investimenti pubblici, i finanziamenti a fondo perduto, per dotare la provincia di infrastrutture e sistemi produttivi in grado di trasportarla verso la modernizzazione post-bellica. Dimentichi degli effetti di quelle scelte strategiche oramai sotto gli occhi di tutti: la trasformazione di intere generazioni di agricoltori e artigiani, in manovalanza industriale candidata, come è poi sistematicamente avvenuto, alla improvvisa ed imprevista disoccupazione, espulsi dal mercato del lavoro da complessi industriali smantellati non appena esaurito il sostegno pubblico.

Con questo background culturale tutti gli interventi han fatto comunque uno sforzo notevole per individuare le criticità con cui l’intera comunità frusinate dovrebbe misurarsi per tirarsi fuori dalla crisi, resa ancora più pervasiva ed invasiva dalla pandemia, e suggerire qualche indicazione.
Uno sforzo notevole ripeto perché è difficile nello scenario che si sta prefigurando provare a fare analisi, individuare punti di forza e punti di debolezza per dare indicazioni sapendo che “nulla sarà come prima”.

Queste sono le risorse da cui partire, ma per andare dove? Ora che si sta delineando poco a poco lo spazio strategico entro cui opererà il governo Draghi, stanno diventando sempre più chiari i parametri che descriveranno il nostro futuro. Licenziamenti, ristrutturazione del sistema produttivo gestito dagli imprenditori, qualche rattoppo poco significativo sull’intero sistema sanitario e via descrivendo.

E per la nostra provincia poco altro da aggiungere se non che è stato sufficiente l’annuncio di un rivolo, importante, di finanziamenti per la cosiddetta economia circolare che già si son proposti imprenditori svelti di mano per lanciare progetti di mega impianti di trattamento dei rifiuti compostabili senza tener conto che i territori della nostra provincia sono già inquinati da pratiche criminali di sversamento ed occultamento di rifiuti industriali.

Ed è questa la sfida che ci si para davanti: contrastare una classe imprenditoriale avida di fondi pubblici, orientata a chiedere maggiore libertà di progettazione senza i “lacci e lacciuoli” delle leggi di salvaguardia dell’ambiente, approfittando di un sindacato e di un territorio messi sotto scacco da una disoccupazione dilagante e da migliaia di famiglie affamate.

Bisogna prendere coraggio, a due mani, e lanciare cuore e cervello oltre l’ostacolo! Questo bisognerebbe fare, se è vero come è vero che questi decisori, siano essi politici o imprenditori, non riescono a rappresentare i bisogni delle comunità frusinati.

Insomma, sarebbe necessario lanciare un movimento per costituire organismi politico amministrativi realmente democratici e rappresentativi. Cabine di Regia territoriali, ad esempio, che raccolgano con i rappresentanti della società civile organizzata, i rappresentanti degli enti programmatici e di controllo giuridico amministrativo e rappresentanti degli enti locali comunali per avviare un lavoro di ricostruzione e rilancio della nostra provincia, come proponeva Giacomo Felici, rappresentante degli studenti medi, nel corso del convegno.

La prima fase dovrebbe vedere questo organismo di monitoraggio e programmazione impegnato in operazioni di indagine e di ricognizione, come ha suggerito Francesco Notarcola, anch’egli partecipante al convegno, per definire l’attuale situazione sia delle infrastrutture sia del patrimonio industriale ancora presente in provincia; oltre alla ricognizione delle risorse attive sul territorio unite al piano di risorse/investimenti che verranno dal parlamento europeo.

Queste nostre comunità dovranno nella tempesta imparare a governare una flotta che rischia di essere trascinata al disastro da manipoli di avvoltoi pronti al saccheggio, come avvenuto con la Cassa del Mezzogiorno.

 

 

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Solo rilanciando un movimento che metta insieme una battaglia di democrazia reale, con il desiderio e la speranza del rilancio economico, possiamo creare le basi per una nuova Frosinone. Disegnare strategie di sviluppo produttive ecosostenibile, ed insieme creare nuove forme di rappresentanza diffusa, è possibile se diamo alla cittadinanza attiva della nostra provincia la certezza che possano per davvero contare nelle decisioni e nel controllo della qualità delle azioni programmate.

Le energie ci sono non aspettano altro che essere sollecitate.

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