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Rerum Novarum dopo 130 anni

LAVORATORI, La lunga storia dei diritti

La questione sociale e del lavoro dopo 130 anni

di Donato Galeone*
LeoneXIII large Nuova Bussola Quotidiana 390 minIl prete don Gioacchino Pecci di Carpineto Romano fu incoronato Papa il 3 marzo 1878 con il nome di “Leone” in omaggio al Pontefice Leone XII che don Gioacchino ammirò molto in gioventù.

Il 15 maggio 1891 - Leone XIII - pubblica la Enciclica “RERUM NOVARUM” affrontando la “questione dei diritti e dei doveri del capitale e del lavoro” e, tra quei doveri, a ciascuno il giusto salario - sottolineando nella Sua enciclica - che “le leggi umane non permettono di opprimere per utile proprio i bisognosi e gli infelici, e di trafficare sulla miseria del prossimo defraudando, poi, il dovuto salario che è colpa così enorme e grida vendetta al cospetto di Dio”.

Da oltre 100 anni ad ogni decennale di ricorrenza della “Rerum Novarum” tutti i Pontefici - da Pio XI nella “Quadrigesimo Anno” del 1931 a Giovanni Paolo II nella “Laborem Exercens”del 1981 - si richiamano alla Enciclica di Leone XIII, come pietra fondante di insegnamento che viene assunto quale iniziale punto di riferimento di molti altri fondamentali insegnamenti, compresi in posizioni eminenti la “Populorum Progressio” del 1967 di Paolo VI e la “Sollecitudo Rei Socialis” del 1987 di Giovanni Paolo II.

La fecondità storica della Rerum Novarum verso l'intero impegno sociale non solo del cattolici su un messaggio universale della “questione operaia e del lavoro di fine ottocento” fu resa disponibile anche alla cultura politica italiana con la quale la cultura laica, progressista non conservatrice, si è incontrata nella resistenza al nazifascismo, nella scrittura della Costituzione con la nascita della Repubblica, nella ricostruzione post bellica e nello sviluppo - con il lavoro - da condividere nell'Unione Europea del XXI secolo.

In particolare - con quella “Magna Charta” - sin dall'inizio del secolo scorso e nel 1925-26 venne già usata da un uomo, comeRerum Novarum 350 min Giulio Pastore, fondatore della CISL nel 1950, che definirà la Enciclica di Leone XIII “il crisma pontificale del sindacalismo libero di ispirazione sociale cristiana in tutto il suo valore di documento storico” (da articolo su “Il Cittadino” di Brescia).

E con la Enciclica “Quadrigesimo Anno” - epoca fascista - viene perfezionato l'insegnamento sul ruolo delle organizzazioni professionali - del Sindacato - legittimando, anzitutto, la contrattazione collettiva per migliorare salari e condizioni di lavoro e la stessa azione di sciopero a sostegno delle rivendicazioni dei lavoratori.

Con altre Encicliche, la ”Mater et Magistra”del 1961, la “Gaudium et Spes” del 1965 e la “Populorum Progressio” del 1967 viene ripresa e sottolineato che la questione operaia, cioè, la “giustizia sociale”non deve essere risolta solo all'interno delle singole nazioni. Si evidenzia il principio di “solidarietà” che implica un “orizzonte di giustizia”nella dimensione mondiale, affrontando la questione delle “disuguaglianze” come nella “distribuzione della ricchezza” tra i vari Paesi e le varie aree continentali.

Così come - dalla “Laborem Exercens” - viene riproposto, con forza, il problema della salvaguardia dei “diritti umani e della dignità umana del lavoratore”di fronte alle innovazioni tecnologiche e alla conseguente organizzazione del lavoro.
Il 15 maggio 2021 – dopo 130 anni – richiamando la Rerum Novarum di Leone XIII è stato riconfermato che la enciclica del 1891 “resta una bussola” pur con gli interrogativi ancora cruciali sul mondo del lavoro e sulle condizioni dei lavoratori, ma quale “pietra miliare” del pensiero economico sociale (Zamagni).

Sappiamo che il lavoro era concepito come una merce anche nella seconda rivoluzione industriale. Occorreva trasformarlo dall'interno del sistema capitalistico per renderlo adeguato alle esigenze umane del tempo .

Con la Enciclica - attuale ancora oggi con un mondo del lavoro molto cambiato dal 1891 attraverso la quarta rivoluzione industriale del XXI secolo - rileviamo che il capitale finanziario tende a prendere il sopravvento sullo sviluppo dell'economia, mentre i diritti umani delle persone e del lavoro hanno, ancora, immediato bisogno di rappresentanza e di tutela.

Viene stimato che oggi le mille “persone più ricche” del mondo hanno recuperato, negli ultimi nove mesi, tutte le perdite che avevano accumulate per l'emergenza Convid-19, mentre le “persone più povere o senza lavoro” potrebbero impiegare almeno dieci anni per recuperare le perdite subite. Don Antonio Mastan - consulente spirituale della UCID – aggiunge e sottolinea che “stiamo vivendo un tempo nuovo di una economia globalizzata che pone sempre il profitto al disopra del mercato e dei diritti”.

Certo che oggi la questione sociale e del lavoro - dopo 130 anni dalla Rerum Novarum - con la richiesta di cambiamento ritorna attualissima anche la gestione vigilante e condivisa del PNRR 2021-2026 - ascoltando e valorizzando - i comportamenti dei corpi intermedi della società di ogni parte sociale organizzata e, tra esse, le “organizzazioni sindacali dei lavoratori”che storicamente e attraverso conquiste progressive dei diritti civili, politici e sociali hanno contribuito a dare vita in forme sempre più evolute alla democrazia, agli Stati e alle Società, assicurando crescita e redditi con il lavoro e contribuendo, anzitutto, alla regolazione dei rapporti tra le classi sociali attraverso il riconoscimento dei rispettivi ruoli associativi – di lavoratori e di imprenditori – nella diffusione dei diritti e doveri che formano la coscienza sociale.

 

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

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